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Jack Nicholson
Yellow 33 (Drive, he said)

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Può capitare ad un attore o ad un'attrice di cimentarsi nella realizzazione di un film, portandosi quindi dall'altra parte della barricata. In tal modo si finisce con l'avere una prospettiva esauriente del lavoro cinematografico . Certo non sempre chi si mette alla prova riesce a creare un'opera convincente, ma almeno l'intento va apprezzato . È proprio il caso di questo "Yellow 33 (Drive he said)" diretto da Jack Nicholson nel 1971 e presentato al festival di Cannes di quell'anno ove non ricevette una buona accoglienza (fischi e boati di disapprovazione da parte di alcuni spettatori) . Oltretutto, in Italia la pellicola arrivò solo a metà degli anni 70, allorquando il nome dell'attore Nicholson era legato a film significativi di grande richiamo commerciale come "Qualcuno volo' sul nido del cuculo" . E allora oggi ci si potrebbe chiedere per quale motivo quell'esordio alla regia da parte dell'attore americano avesse allora guadagnato una certa fama negativa (e comunque immotivata) .

Ma innanzitutto richiamiamo in breve i fatti salienti del film. Tratto da un romanzo di Jeremy Larner, "Yellow 33" si svolge in un campus universitario dell'Ohio (USA) in quel periodo turbolento fra la fine degli anni '60 e l'inizio dei' 70. I personaggi principali sono due studenti ovvero Hector (interpretato da William Tepper) e Gabriel (Michael Margotta) che condividono la stessa camera nel college ma risultano molto dissimili fra loro.

Il primo è il tipico studente molto versato nella pratica della pallacanestro e comunque dall'aspetto tipico di ragazzo muscolare, non proprio quello che si direbbe un soggetto portato a profonde elucubrazioni. Ma nonostante questo, non appare così immune dalle tensioni socio politiche del tempo , considerato che non è per niente convinto di firmare un contratto per entrare in una squadra professionistica di basket (si sa che le clausole potrebbero essere troppo vincolanti e vincolerebbero troppo un giovane tendenzialmente spontaneista come lui). Insomma quella di Hector è una condotta di vita un po' allo stato brado ed indisciplinata, sessualmente appagante data una sua relazione con la moglie di un suo professore, che gli causa anche severe reprimende da parte dell'allenatore della squadra universitaria di cui fa parte.

Discorso un po' diverso è quello relativo al secondo personaggio ovvero Gabriel . Questi si mostra completamente consapevole delle sue idee ed azioni . Almeno così appare nelle battute iniziali del film, visto che si tratta di uno studente estremamente politicizzato e su posizioni radicali. E in quegli anni come lui molti altri giovani studenti vivevano una radicale contrapposizione verso il sistema vigente yankee, soprattutto a motivo della chiamata alle armi coincidente con l'impegno bellico americano in Vietnam . Molti, ricevendo la cartolina precetto, la bruciavano pubblicamente e si ingegnavano poi a riparare all'estero (Canada o Messico le mete preferite) . Ma il problema, per quanto riguarda il personaggio di Gabriel, è che si tratta di un soggetto cosiddetto border line, ovvero una persona che letteralmente va fuori di testa. Infatti, se alla visita di leva militare finge di essere squilibrato per evitare l'arruolamento (ed arriva ad inveire violentemente contro i dottori dell'esercito) , da quel momento in poi ci prende talmente gusto da uscire realmente di cotenna. Non si potrebbe definirlo altrimenti se, fra le sue varie imprese, prima a casa della ragazza con cui si accinge ad avere un rapporto sessuale, si mette invece ad inveire contro la televisione che ottunde il cervello e la distrugge, causando la fuga precipitosa della fanciulla disponibile. E per poi finire le proprie azioni dissennate correndo nudo nei prati del campus universitario (ahi, ecco un nudo frontale maschile troppo osé per quei tempi) ed entrando nel laboratorio di biologia ove libera rettili vari custoditi nel rettilario. Inevitabile che le autorità accademiche, debitamente spazientite, lo facciano arrestare, con tanto di camicia di forza, da addetti nerboruti alla sicurezza. Facile immaginare che poi Gabriel dovrà passare un po' di tempo in qualche struttura di risanamento mentale, una sorte pesante sulla falsariga di un impegno diretto sul fronte vietnamita...

Ho prima accennato alle reazioni poco entusiaste di pubblico e critica all'epoca della diffusione di "Yellow 33" . In effetti , Jack Nicholson ha capacità nel tratteggiare la psicologia imprevedibile e contorta dei personaggi principali del film . Sia Hector, sia Gabriel pur in modi differenti sono figli tipici di anni caotici che gli USA stavano attraversando . Lo stesso Hector, con le sue incertezze sulla futura strada di vita da intraprendere, ci conferma che pure una persona dedita sopratutto allo sport non può essere immune dallo spirito dei tempi (e che altro venire a dire che lo sport non c'entra con la politica ..). Gabriel poi è un individuo sicuramente sopra le righe e certe sue mattane sono spia di un malessere certo generale, ma nel suo caso frutto di uno squilibrio mentale dato per scontato e non opportunamente chiarificato.

Semmai se un appunto va mosso al regista Nicholson è quello di non fornirci un'opera strutturalmente coesa. L'impressione è quella di avere di fronte un film decisamente caotico, un po' specchio di quegli anni difficili di cui si accennava prima . Una pellicola, quindi, che rivista oggi appare datata, ma pur sempre utile per capire i travagli provati allora da quei giovani che erano già schierati politicamente e indossavano l'eskimo.

Commenti (Due)

IlConte
IlConte
Opera:
Recensione:
5 sempre per impegno e passione


Confaloni: Grazie per il passaggio. Attendo, da un po' di tempo, un suo contributo in veste di recensione su Debaser in merito a qualsiasi opera(discografica e non). Spero che non le manchi tempo e voglia, perché i suoi scritti sono sempre stimolanti. A presto con sue news.
ZiOn
ZiOn
Opera:
Recensione:
Bravo, caro.


Confaloni: Grazie per l'attenzione e attendo suoi nuovi contributi su Debaser.

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