Copertina di Japan Quiet Life
egebamyasi

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Per appassionati di musica anni '80, fan dei japan, cultori di new wave ed elettronica, amanti di analisi musicali approfondite.
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LA RECENSIONE

Terzo capitolo dei Japan, "Quiet Life" rappresenta l'album della metamorfosi del loro sound. Dal glam di "Adolescent Sex" e "Obscure Alternativies" (due lavori onestamente poco trascendentali) si passa a suoni più levigati ed elettronici, si insinuano atmosfere esotiche e rarefatte, insomma si comincia a delineare quello che sarà il loro marchio di fabbrica nel futuro.


In "Quiet Life" sono in gestazione i futuri capolavori della band.
Si inizia con la title-track, appena parte ti sembra di ascoltare "Methods Of Dance", poi invece un ritmo da disco club prende il sopravvento, e trascina il brano per i suoi cinque minuti. Non ci sono trovate geniali, l'andamento è tutto sommato monotono, la sensazione generale che si ha all'ascolto comunque è quella di una certa eleganza.
"Fall In Love With Me" è più incostante, il ritmo è più vario e complesso, la tastire di Barbieri delineano un riff caratterizzante nel "ritonello", comincia ad esserci una parvenza, seppur lieve, di sperimentazione.
Con "Despair" l'atmosfera si fa soffusa e labile, un piano languido evoca paesaggi estivi all' imbrunire, accompagnato superbamente dal sax e dalla voce di un synth malinconico che riecheggia a metà del brano. L' andamanto è volutamente molto rallentato, per enfatizzare la componente ipnotica del suono. Piccolo gioiello.
La successiva "In Vogue" meriterebbe di essere maggiormente ricordata. Degna dei lavori successivi è la vera perla dell' album. Giro di basso fantastico da parte di Karn, cantato Sylvian ambiguo e ammiccante, il brano sembra voler andare da tutte le parti, non scegliendo una direzione precisa, così quando lo ascolti non riesci a decifrarlo se non dopo molto tempo.
Possiede tutte le caratteristiche migliori dei Japan.
"Helloween" è solo un riempitivo, pur non sgradevole. Come dire, c'è sempre il marchio di fabbrica.
"Alien" è la sorella minore di "Swing" (Gentlemen Take Polaroids). Non si scende comunque sotto la sufficienza.
La chiusura è affidata a "The Other Side Of Life", anche questa guidata dal suono del pianoforte. Inutilmente lunga (sette minuti e mezzo), finisce con l'annoiare. Il canto di Sylvian è troppo languido e "new romantic", l'arrangiamento monotono e stucchevole, sembra di ascoltare uno di quei successi estivi tipici degli 80 per coppie in cerca di baci al juke-box. Insufficiente.
"Qiet Life" è per i fan dei Japan. Chi non possiede nulla di questo gruppo è meglio che si orienti sui due album successivi perchè SONO MIGLIORI. Lascia intravedere le meraviglie che si prospettano all'orizzonte ma non convince pienamente. Ancora un pochino incerto ed acerbo, risulta a volte lambiccato. E' il classico album che precede il capolavoro.


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Riassunto del Bot

Quiet Life è il terzo album dei Japan e rappresenta un passaggio verso un sound più levigato ed elettronico. Sebbene l’album offra alcune tracce interessanti come "In Vogue", il risultato globale appare ancora acerbo e meno convincente rispetto alle opere future della band. Un lavoro da fan che anticipa le meraviglie a venire.

Tracce testi video

02   Fall in Love With Me (04:36)

04   In Vogue (06:32)

06   All Tomorrow's Parties (05:42)

Leggi il testo

08   The Other Side of Life (07:27)

Japan

Japan sono stati un gruppo art-pop/new wave inglese formato nel 1974 a Londra da David Sylvian, Mick Karn, Richard Barbieri e Steve Jansen, con Rob Dean alle chitarre nei primi anni. Dopo due album di impronta glam passarono a suoni più elettronici e sofisticati con Quiet Life (1979), quindi la consacrazione con Gentlemen Take Polaroids (1980) e Tin Drum (1981). Si sciolsero nel 1982; i membri principali collaborarono nuovamente come Rain Tree Crow nel 1991.
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