Copertina di Jarvis Cocker Jarvis
Targetski

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Per fan del britpop, ascoltatori di musica rock alternativa, appassionati di testi profondi e critica sociale, seguaci di jarvis cocker e pulp
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LA RECENSIONE

Jarvis Cocker, solista, dopo i Pulp, appare solo. Nonostante l'apporto strumentale di Steve Mackey, il bassista storico della band di Sheffield, e di Richard Hawley, che coi Pulp aveva già proficuamente collaborato. Nella foto di copertina si staglia con espressione furtiva su uno sfondo metà grigio e metà grigioverde (altro che rossi e neri...), e ha persino bisogno di una freccia che lo distingua dalla non-massa. Nelle foto interne del bel libretto è solo e spaesato: contro un muro immenso, in un interno, per strada, sulle scale, in un corridoio. Spariti tutti. I Pulp non esistono più: niente più storie provinciali, racconti di amori adolescenziali, pub e pomeriggi acrilici, sabati sera di divertimenti strascicati e sigarette fino all'alba, sesso mortificato e sogni della domenica.

In questo disco Cocker, amareggiato e deluso, canta la storia di un'agghiacciante disillusione, con pochissime o quasi nulle speranze o vie d'uscita. E per comunicare tutto ciò, il compassato dandy britannico sceglie nientemeno che l'antifrasi: allora l'album si conclude con un coro "Everything's going to be alright" a cui è evidente che Cocker stesso non crede affatto; allora nella dolcissima e xilofonante "Baby's coming back to me", che potrebbe suonare come la canzone d'amore perfetta, si capisce, man mano che il pezzo procede, che lei, a casa, non ci tornerà mai più; allora il pacifico individuo middle-class, che si dà un tono ascolticchiando musica classica e ogni tanto si gode la vista di donnine nude su internet, si rivela un potenziale assassino ("I Will Kill Again", minimale, apparentemente leggera ma molto inquietante, come il disco nella sua interezza); allora "Disney Time", che ci si aspetterebbe essere un pezzo stile Pulp scanzonati e colorati, si rivela essere un brano di una cupezza asfissiante, vicino piuttosto a certo Nick Cave, con una batteria ovattata, arrangiamenti tetri e un Cocker dai toni bassissimi (la cosa migliore). Allora il primo singolo, "Running the world", è piazzato come ghost track dopo 25 minuti di silenzio. E dice che sono gli stronzi a governare le cose. E perciò sulla copertina, accanto a quel nuovo Cocker disorientato, si accampa un bel adesivo di parental advisory.

Detto questo, rimane qualche scoria dei Pulp a livello musicale, ma non troppe. L'atmosfera può avvicinarsi in qualche passaggio al clima più scuro e introverso di "This is Hardcore" (come in "Heavy weather" o "Big Julie"), ma mancano qui molte tipicità pulpiane, dagli arrangiamenti di Candida Doyle al cantato-parlato tipico di Cocker, che sparisce del tutto. Nessun brano rimanda ai fasti di "His'n'hers" o di "Different Class": altri tempi. Si sente qua e là l'apporto di Hawley, soprattutto nella piacevole apertura ("Don't Let Him Waste Your Time") o in qualche pezzo che ha un aspetto quasi polveroso e datato ("Tonite", "Quantum Theory"). Per il resto è il nuovo Jarvis, solo e solista. Ne risulta un lavoro molto compatto, disteso su ritmi lenti (solo una vera rock song: "Fat Children"), che rinuncia a qualsiasi eccesso di rumore per scegliere piuttosto continui ripiegamenti e attenuazioni, sordine e levigature.  Liscio, al limite dello scazzo, per poi pungere nei testi.  

La stampa britannica ha tributato molti elogi a questo nuovo Cocker, deluso e impietoso analista, puntando soprattutto sull'aspetto testuale del disco, avvertito come una dura critica alla società di oggi tout court, e a quella inglese in particolare. E musicalmente ne ha lodato la maturità. Che ha portato Cocker a rallentarsi, a osservare più cose, con più coscienza, con più dissimulate fragilità.

Niente paura, comunque: Cocker non è "cresciuto vecchio", come avvertiva di non fare agli ascoltatori di "This Is Hardcore": lo spirito non si è perso. Avverte sulla superficie del cd che il disco "non va usato come sedativo", scrive versi di una finezza e arguzia straordinarie ("How come they're called 'Adult movies' when the only thing they show is people making babies filmed up close?") e, quel che più conta, scrive ancora ottime canzoni. Riuscendo benissimo a far capire, pur attraverso un disco dalla resa fonica quieta e apparentemente serena, quanto male, sotto sotto, ci si senta. Perfetta mimesi della realtà.

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Riassunto del Bot

L'album solista di Jarvis Cocker si presenta come un lavoro maturo e riflessivo, lontano dall'energia dei Pulp ma ricco di testi pungenti e atmosfere cupe. Con contributi di Steve Mackey e Richard Hawley, l'album esplora disillusione e critica sociale attraverso ritmi lenti e arrangiamenti levigati. Nonostante il tono pacato, emerge uno spirito tagliente e critico che conferma la capacità di Cocker di scrivere canzoni intense e attuali.

Tracce testi video

01   The Loss Adjuster (excerpt 1) (00:29)

02   Don’t Let Him Waste Your Time (04:11)

03   Black Magic (04:23)

05   I Will Kill Again (03:47)

06   Baby’s Coming Back to Me (04:11)

08   From Auschwitz to Ipswich (03:51)

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09   Disney Time (03:06)

10   Tonite (03:58)

12   The Loss Adjuster (excerpt 2) (00:31)

13   Quantum Theory (04:40)

14   Running the World (04:44)

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Jarvis Cocker

Jarvis Branson Cocker è un musicista e autore inglese, fondatore e frontman dei Pulp. Dal 2006 ha avviato una carriera solista con Jarvis e Further Complications, ha collaborato a progetti come Room 29 ed è noto per liriche argute e osservazione sociale tagliente.
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Di  Torre Ste

 "Somewhere gravity can not reach us anymore, somewhere we’re not alone. Everything is gonna be alright."

 Le cose migliori si fanno sempre alla fine, quando non ti accorgi di sapere che cosa hai fatto in un periodo della tua vita in cui non ti saresti aspettato niente di esaltante.