E' molto difficile riuscire a valutare un'opera per quello che effettivamente rappresenta, scevra ossia di quello che può aver rappresentato l'autore (in questo caso i leggendari Doors di Jim Morrison con tutto quello che hanno rappresentato nella società di allora e nella controcultura giovanile post sessantottina) o l'esecutore in sè (i ben più sconosciuti Jaz Coleman e Nigel Kennedy).

Operazioni di questo tipo spesso sono viziate da pregiudizi di ogni sorta a cominciare proprio dalla "purezza d'intenti", cosa che i due maestri di musica classica riescono qui sapientemente a dribblare, resuscitando i più famosi brani della rock band leggendaria ma rivestendoli e reinterpretandoli per violino e orchestra in un contesto completamente diverso, in un territorio assolutamente nuovo e inaspettato.
Ecco dunque "questi" Doors rivisitati in chiave classica, appunto, con tanto di violini e violoncelli che, pur senza la voce carismatica del loro leader ma grazie ai sapienti arrangiamenti orchestrali del compositore Coleman e i virtuososmi del violinista Nigel Kennedy, riescono nella difficilissima impresa di "staccarsi" dalla struttura rock di per se già "compiuta" e "reinventarsi" una musica spaziale, epica e maestosa sulla quale pochissimi avrebbero puntato; a metà strada tra il Beethoven più intenso e il Ravel più ipnotico e ancestrale.

I due riescono in questo modo a presentarci delle partiture sorprendentemente intense ed originali suonate da un'intera orchestra di ben 42 elementi (l'Orchestra Sinfonica di Praga!!) che ci sciorina il repertorio della Cult-Band in maniera sicuramente impattante e assolutamente originale. Sembra quasi che lo "spirito sciamanico" di Morrison si sia impossessato dell'intero corpo orchestrale riuscendo a riproporre quasi perfettamente lo stesso mood inquieto e selvaggio dei suoni originali dell'epoca. E pazienza se il cantato non c'è (non avrebbe potuto essere diversamente) ma qui i suoni si dilatano in momenti di estasi divinatoria alternati a silenzi plumbei spezzati da vorticosi loop con un violino oscuro ed esaltante, che spesso sopperiscono (e reggono bene il confronto) la voce dell'indomito poeta californiano prematuramente scomparso.
E’ una vera e propria sorpresa sentire le stesse atmosfere rese, per certi versi, più "cariche" e struggenti grazie alla maestosità e alla grazia di un rito collettivo divinatorio riuscito nel migliore dei modi. Un disco da ascoltare senza pregiudizi di forma e, possibilmente, evitando il gioco degli (inutili) paragoni del caso.

Invece pare (questa si che è un' anticipazione per tutti i fans sparsi della penisola) che lo storico agente discografico del gruppo, Danny Sugerman, abbia annunciato una possibile tournee dei tre superstiti Doors (Manzarek, Krieger e Densmore) per alcuni concerti in Europa e negli Stati Uniti per quest'anno, proprio (guarda caso) insieme ai due musicisti inglesi Jaz Coleman e Nigel Kennedy, assistiti dalla stessa orchestra di questo cd. Il che, se vogliamo, rappresenta un’atto di enorme stima al duo che ha osato sfidare uno dei più grandi miti del rock reggendo alla grande il confronto. Se così davvero fosse, a mio modesto avviso, questo sarebbe uno degli eventi del 2007 ASSOLUTAMENTE da non perdere!

Elenco tracce e video

01   Riders on the Storm (06:20)

02   The Unknown Soldier (05:47)

03   Spanish Caravan (06:16)

04   Love Street (06:56)

05   Hello, I Love You (06:58)

06   Light My Fire (09:01)

07   People Are Strange (07:08)

08   Strange Days (07:15)

09   The End (11:47)

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