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Jean Ray
La città della paura indicibile

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Jean Ray è stato definito da Malcolm Skey (celebre scrittore inglese, critico letterario ed esperto del romanzo gotico morto in circostanze misteriose a Torino nel 1998) il Lovecraft europeo anche se si tratta di un paragone che, pur essendo affascinante, non è completamente calzante. Ray è molto radicato nella cultura europea e fiamminga e dà molta importanza, nella sua narrativa, alle debolezze e alle miserie dell’uomo, aspetto assente in Lovecraft. Forse è anche per questo che, a sorpresa, S.T. Joshi (massimo esperto mondiale di Lovecraft) non ha molto considerato l’autore di Gand nei suoi studi critici sul weird sminuendone la portata. Jean Ray era un grande cultore di Dickens e apprezzò sicuramente la narrativa di William Hope Hodgson. Ed è proprio con quest’ultimo autore che si può fare un collegamento con Lovecraft come faceva notare Jacques Van Herpe nel monumentale volume del Cahiers de l’Herne pubblicato in Francia nel 1969. In ogni caso la sua produzione fu molto vasta (scrisse anche con lo pseudonimo di John Flanders, primo autore europeo ad essere pubblicato su Weird Tales) e comprende anche molte avventure dedicate al detective Harry Dickson oggi considerate di culto in Francia ma da noi quasi sconosciute (se si eccettuano alcuni racconti pubblicati nel volume edito da Profondo Rosso La casa stregata di Fulham Road). Fino ad ora era rimasto inedito in Italia un suo romanzo ovvero La città della paura indicibile che viene finalmente pubblicato da Agenzia Alcatraz che continua, in questo modo, a proporre, dopo i 2 volumi dedicati a Gérard Prévot, la produzione del fantastico belga (da noi ancora poco conosciuto) mantenendo la stessa grafica della leggendaria Marabout riproponendo inoltre le illustrazioni originali di Henri Lievens. Pubblicato in origine nel 1943 La città della paura indicibile è considerato da qualcuno, assieme al Malpertuis, il capolavoro di Jean Ray. In realtà pur contenendo, soprattutto nella prima parte, dei buoni spunti non è un romanzo fantastico ma si avvicina di più al poliziesco.

Il capitolo introduttivo de La città della paura indicibile intitolato Loro è molto potente ed evocativo e narra della presenza, nella storia inglese degli ultimi 5 secoli, di esseri inconcepibili responsabili della Grande Paura. L’incipit ha tutto per far presagire un’ottima storia soprannaturale ma vedremo che non sarà esattamente così. La vicenda è ambientata a Ingersham, una sperduta cittadina inglese che assomiglia molto a una delle località fiamminghe molto ben conosciute e descritte da Jean Ray. Qui vi si reca Sigma Triggs, un mediocre poliziotto in pensione che eredita una casa in questo piccolo villaggio. A Ingersham Sigma Triggs fa la conoscenza di Ebenezer Doove, un funzionario che si diletta a raccontare storie di fantasmi. In particolare Doove gli narra del fantasma che infesta il municipio. A seguito dell’arrivo di Triggs a Ingersham iniziano ad avere luogo strani avvenimenti: un commerciante muore di paura dopo aver visto un manichino brandire un’ascia, scompaiono le 3 sorelle Pumpkins e una creatura con le sembianze di un toro semina il panico fra la popolazione. La prima parte del libro è a mio avviso molto buona ed è strutturata come una serie di racconti di fantasmi narrati da alcuni protagonisti come lo stesso Triggs e il citato Doove. Pur trattandosi di storie di spettri abbastanza convenzionali nondimeno l’ambientazione creata da Jean Ray riesce ad essere efficace ed inquietante. Ingersham sembra un avamposto in cui si radica un male di origine sconosciuta. Il romanzo funziona e ritroviamo il particolare stile di Jean Ray. Ma la spiegazione finale di stampo poliziesco finisce a mio avviso per rovinare, almeno in parte, la genuina atmosfera perturbante. D’altra parte questo era uno dei difetti che Lovecraft imputava al romanzo gotico, quello di dare spiegazioni razionali che rovinavano i misteri creati. Ma Jean Ray era un autore che amava anche il poliziesco (basti vedere Harry Dickson) e non c’è da sorprendersi che abbia voluto scrivere un romanzo di questo tipo.

A scanso di equivoci La città della paura indicibile, pur non raggiungendo le vette del Malpertuis, è comunque di buon livello e l’evocazione delle brume che avvolgono Ingersham non mancherà di soddisfare l’appassionato di weird. Disponibile sul sito della Agenzia Alcatraz: https://www.agenziaalcatraz.it/.

Jean Ray “La città della paura indicibile” – Agenzia Alcatraz – 214 pagine – Euro 14 – 2021

Commenti (Tre)

Cervovolante
Cervovolante
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Onirico
Onirico
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Bella pagina come sempre, Cesare.
Questo lo avevo adocchiato, insieme ad altri della Profondo Rosso (da cui mi sto pero' tenendo alla larga perche' tutti parlano male delle traduzioni) ma anche a me non soddisfano le soluzioni razionali e naturali a misteri sovrannaturali. Inoltre, Malpertuis non mi aveva detto granche', ma forse e' il momento di rileggerlo.


Cervovolante: @[Onirico] prova a rileggere il Malpertuis con calma e senza pensare a Lovecraft. Non sei il primo rimasto deluso dopo la prima lettura.
Cervovolante: @[Onirico] comunque il volume di Profondo Rosso su Jean Ray te lo consiglio.
Onirico: Ritentero'.
Ma 'ste traduzioni di Profondo Rosso come sono? Intendo sia il volume di cui parli che in generale...
Onirico: PS: c'e' una edizione recente di Malpertuis? Io ne ho una vecchia... forse il fatto che non lo abbia cosi gradito dipende anche da quello...
Cervovolante: @[Onirico] non ho mai sentito commenti negativi alle traduzioni di Profondo Rosso semmai a quelle di Fanucci e Newton Compton.
Cervovolante: @[Onirico] l'edizione piu' recente di Malpertuis e' quella di Urania ma e' prevista una ristampa da parte di Agenzia Alcatraz. Forse ti conviene aspettare quella.
Onirico: Aspettero', allora. I lettori che commentano su ibs le opere edite da profondo rosso dicono tutti che fanno schifo le traduzioni. Tu sei di parere diverso?
Cervovolante: @[Onirico] non sono peggio di quelle Newton Compton che poi anche quelle di Newton non tutte erano male.
ZiOn
ZiOn
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Molto interessanti le tue segnalazioni letterarie.


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