La musica classica non l’ho mai saputa apprezzare… forse perché quindicenne scoprivo il mito di Jim Morrison e consideravo tutto il resto roba da matusa.
Un bel po’ di tempo è passato da allora, e il poster di Jim è sempre appeso nella mia stanza, quasi a ricordarmi i momenti passati, quando non dovevo imboccare nessuno, le prime ubriacate, le prime canne con gli amici, i primi amoreggiamenti. Forse è un po’ impolverato, sgualcito dall’incedere degli anni, forse non gli rivolgo più lo sguardo prima di chiudere gli occhi alla sera, ma è sempre lì, anzi adesso mi sembra che sia lui a fissarmi, come a dirmi: “Che aspetti ad arrotolarmi e mettermi via? Non sei più un ragazzino, e ormai l’hai capito che io non posso valere tanto per te… Dai deciditi, non farti vincere dai ricordi, sii forte almeno questa volta, fammi vedere che uomo sei diventato”.
D’altro canto toglierlo sarebbe rinnegare anni della mia vita, e passare giorni a rimurginarci su, a chiedermi a cosa appigliarmi ora, soprattutto a domandarmi cosa sia la trasgressione e se davvero può avere un senso parlarne nel 2006. Ma Jim non era solo questo, Jim era poesia, Jim era grinta, Jim era l’Arte impersonificata, l’esagerazione costante, la divinità diabolica, insomma era cosa concreta, e molto più che un mito astratto. Il solo vedere quella scritta “The Doors” con quei caratteri mi faceva immaginare le notti americane dei ’60, spese velocemente e impresse anche in chi non le ha mai vissute.
E potrei sempre ritornare sui sogni di un quindicenne, banali ma commoventi, passati ma indimenticati, forse stupidi ma pur sempre reali. Oggi non ho ancora imparato ad apprezzare la musica classica, ma spero di averne il tempo, e soprattutto spero di non essere troppo vicino alla fine.
Un tempo perlomeno avevo Jim che mi ascoltava…