LA RECENSIONE
Prima d'ora non avevo mai ascoltato nulla di Jimmy Somerville: Bronsky Beat, Communards, album solisti precedenti a questo, idee di ipotetici ascolti rimasti in un limbo indefinito per un motivo o per l'altro. Conosco, a grandi linee, e ammiro il personaggio, il musicista è rimasto per anni e anni una "conoscenza" casuale, scavalcato da molti (forse anche troppi?) altri. L'uscita di questo nuovo disco mi ha rinfrescato la memoria e dopotutto avvicinarmi ad artisti "datati" con album recenti ormai è una mia prassi consolidata, che mi ha dato delle belle soddisfazioni, tra cui anche questa.
Il titolo e la copertina, molto bella, dicono un po' tutto quello che c'è da sapere, si tratta appunto di un omaggio, e come immagine rappresentativa abbiamo
un Prometeo (con le fattezze dell'imperatore Adriano, può essere?)
che non sorregge il cielo ma una strobo. Chiarissimo, no?
"Homage" è
totalmente, volutamente anacronistico: non vintage, non ispirato da quel determinato periodo, proprio
identico, tale e quale a com'era la disco music nei suoi anni d'oro, senza alcuna concessione alla "modernità"; avrebbero potuto presentarmelo come album uscito nel 1977/1978 e io non mi sarei minimamente accorto della differenza. Pubblicare un disco del genere nel 2015 è
una scelta sicuramente identitaria e anche completamente avulsa alla logiche delle mode e del mercato; coraggiosa a suo modo, mi piace. A ben vedere, mi piace praticamente tutto di "Homage": non a livelli di adorazione, ma lo ritengo un'operazione ben riuscita in ogni aspetto. Quell'inconfondibile cantato in falsetto, che per quanto (pochissimo) avevo sentito in precedenza mi destava una certa perplessità, è senza dubbio uno dei punti di forza dell'album e di Jimmy Somerville stesso, suona incisivo, credibile, mai ridondante, esprime una spiccata personalità; anche i testi risultano molto interessanti e significativi, dopo l'attivismo militante degli anni '80 qui si respira aria di divertimento e leggerezza, mai in modo artefatto o forzato ma con grande maturità e naturalezza.
Le canzoni? Molto facili da immaginare: ritmiche funky, linee di basso in prima linea, cori femminili, ottoni e orchestrazioni, spicca soprattutto
"Strong Enough", che riassume al 100% tutto lo spirito e l'attitudine dell'album, poi
"Some Wonder",
"Freak",
"Lights Are Shining", poi alcuni midtempos altrettanto brillanti e stilosi come
"This Hand",
"Back To Me" e
"The Core"; infine una luminosa e sognante
"Learned To Talk", l'unica ballad del disco, strategicamente posta in conclusione.
Al netto di qualche inevitabile ridondanza, "Homage" è un album solido, ispirato, soprattutto sincero, un omaggio sentito e un'operazione nostalgia forse per Jimmy Somerville in primis,
mi dà proprio questa idea, quella di un disco realizzato in primis per il proprio piacere e divertimento, e io approvo, oh, se approvo! Chiaramente si deve apprezzare questo tipo di musica, altrimenti ascoltarlo non serve a nulla, non è un album che cerca nuovi orizzonti e contaminazioni stilistiche, nè tantomeno nuovi fans,
è appunto un omaggio, nulla più e nulla meno, riuscito peraltro molto bene;
questo "spirito" invece può tranquillamente piacere a tutti, senza distinzioni.