Copertina di Joe Henderson Inner Urge
Zurg

• Voto:

Per appassionati di jazz classico, amanti dell'hard bop, musicisti e ascoltatori curiosi di jazz anni '60.
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LA RECENSIONE

"Inner Urge":"Stimolo interno".Già dal nome si può intuire che qualcosa nello stomaco si muove ascoltando questo disco. Di certo non vi manda al bagno, anzi sono le farfalle che svolazzano perché vi innamorerete dei dialoghi musicali creati dai maestri dell'hard bop. A tessere i brani, oltre al protagonista J. Henderson, troviamo i preferiti del supremo Coltrane: M. Tyner ed E. Jones; ad accompagnare il tutto a suon di contrabasso, B. Cranshaw non se la cava niente male, pur trovandosi di fronte a tali figure.

Inciso nel Novembre del 1964 e rilasciato due anni dopo, Inner Urge rappresenta un esperimento da parte del sassofonista, venendo definito come "Oscuro e Intenso" dall' enciclopedia jazzistica "The Penguin Guide to Jazz", proprio come il caffè amaro che mi accompagna quando ascolto i fraseggi di questo album.

Veniamo ai pezzi:

  • Inner Urge - Mi piace pensare che esso sia una specie di avvertimento agli ascoltatori, la porta dell'Inferno dantesco. I magnifici 4 si presentano sfoggiando ognuno le proprie capacità sonore. Jones schiaffeggia i piatti e rulla come se avesse il diavolo in corpo (in particolare nel solo finale del brano), Tyner riesce a elaborare ed accompagnare la melodie sempre ad altissimi livelli, Henderson apre e chiude il pezzo con pattern sempre all'avanguardia.
  • Isotope - aggiungerei radioattivo al titolo, è un tributo all'umorismo musicale di un altro pilastro: T. Monk.
  • El Barrio - farà riferimento a quello Gotico di Barcellona? Chi lo sa, resta il fatto che essendo un pezzo latin-jazz influenzato sicuramente dagli album andalusiani "Sketches of Spain" di Davis e dall' Olé coltraniano, tutto è possibile. Questo è il brano che mi ha trasmesso di più; specialmente nella battute finali, nelle quali Joe sembra sdoppiarsi all'interno del suo strumento, come se fosse in un conflitto interno (ricordare il nome dell'album).
  • Gli ultimi non escono dai loro spartiti: "You Know I Care" è di Duke Pearson, mentre a concludere troviamo un arrangiamento dello standard “Night and Day” di Cole Porter.

Cosa aspettate a perdervi nelle misteriose conversazioni che hanno avuto luogo nel lontano ’64 nel Van Gelder Studio? Armatevi di retino e andate a cacciare le farfalle che vi causano questo “stimolo interno”!

Buon ascolto!

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Riassunto del Bot

Inner Urge di Joe Henderson è un album hard bop intenso e oscuro, con grandi musicisti come McCoy Tyner e Elvin Jones. Inciso nel 1964, l'album si distingue per i suoi dialoghi musicali e l'atmosfera coinvolgente. Brani come El Barrio e Isotope portano influenze latin e tributi a grandi jazzisti. La recensione invita l'ascoltatore a lasciarsi trasportare da questo stimolo interno, una vera esperienza jazz da non perdere.

Tracce video

01   Inner Urge (11:58)

02   Isotope (09:16)

03   El Barrio (07:14)

04   You Know I Care (07:22)

05   Night and Day (09:57)

Joe Henderson

Joe Henderson è stato un sassofonista tenore statunitense, figura di punta del jazz moderno. Esordì su Blue Note nei primi anni ’60 e si affermò nel hard/post-bop, collaborando con Lee Morgan, Horace Silver e McCoy Tyner. Negli anni ’80 e ’90 tornò in primo piano con progetti acclamati e live di rilievo.
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