Copertina di John Campbell Howlin Mercy
March Horses

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Per appassionati di blues, amanti della musica autentica e della tradizione delta, cultori di chitarra slide e storia musicale
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LA RECENSIONE

Non è possibile parlare di Delta e dodici battute senza nominare o sottintendere la Sua presenza abietta. Il Signore dei crocicchi che consuma all'estasi i viventi, al cui fianco il mastino infernale, l'hellhound, il black dog, nel 1993 accompagnò l'anima dell'ennesimo musicista nell'aldilà, sperando che almeno lì si stia godendo un po' di pace.

John Campbell è un erede di Robert Johnson, raccolse lo stendardo dell'esausto Jeffrey Lee Pierce per ricordare al mondo, o alla facciata consumistica dell'Arte in quanto business, come le onde colossali nascono dall'oceano più agitato e pericoloso. Come i doni immortali nascono dal sangue, dalla sofferenza, e spesso dall'ultimo sacrificio: l'Ospite consuma il proprio involucro di carne prima di ritornare dove c'è solo buio. E' Lui che possiede l'uomo, o è l'uomo che usurpa per un attimo il trono dell'atroce inferno? Howlin' Mercy è uno dei più tenebrosi album di sempre, senza violare i limiti dell'orecchiabilità: ed è un miracolo, per quanto diabolico esso possa apparire.

Non c'è cacofonia, non c'è la ricerca ossessiva dell'eccesso, della trasversalità, della necrofilia filosofica o concettuale. E' blues nella forma più pura, ma il suono è quello adatto alla sua generazione senza ricorrere ad ammiccamenti old-style e pacchianità varie. John Campbell e la sua slide possono far sanguinare il più temprato degli ascoltatori, e quella voce che ricorda vividamente il Maestro Howlin' Wolf (a cui l'album è dedicato) sembra provenire da un buco nelle profondità. "Gotta keep the Devil way down in the hole", come in uno degli anatemi (scritto da Tom Waits) contenuti tra queste dieci tracce. L'altra cover è un'apocalittica "When The Levee Breaks", un pezzo degli anni '20 in seguito riarrangiato dai Led Zeppelin. La conclusiva "Wolf Among The Lambs": l'inizio strisciante da slow-blues con voce e slide porta ad un sublimarsi di ritmo, note sanguinanti, passione. Dieci composizioni, dieci meraviglie iniettate di sanguinante vigore chitarristico.

Dicevamo, l'Ospite consuma il proprio involucro di carne: un marito tradito, la devastazione spirituale e mentale di droga ed alcol; nel caso di Campbell, un collasso nel sonno a quarantuno anni, dopo una vita graziata dal dono del genio a discapito di un fisico debole e afflitto. Ascoltate "Saddle Up My Pony", e giurate di non aver sentito il Diavolo nelle corde di quell'ossuto dispensatore di Musica.

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Riassunto del Bot

Howlin' Mercy di John Campbell è un album blues oscuro e intenso, radicato nella tradizione Delta e dedicato a Howlin' Wolf. La musica evoca sofferenza e passione attraverso una slide guitar penetrante e una voce profonda. Senza eccedere in sperimentazioni, il disco mantiene un equilibrio perfetto tra orecchiabilità e profondità emotiva. La recensione lo celebra come un capolavoro moderno del blues.

Tracce video

01   Ain't Afraid of Midnight (05:16)

02   When the Levee Breaks (06:13)

03   Down in the Hole (04:55)

04   Look What Love Can Do (05:09)

05   Saddle Up My Pony (07:16)

06   Firin' Line (05:39)

07   Love's Name (04:17)

08   Written in Stone (05:15)

09   Wiseblood (05:14)

10   Wolf Among the Lambs (06:14)

John Campbell

Chitarrista e cantante blues della Louisiana, noto per la voce profonda e la slide abrasiva. Dopo anni tra Texas e New York, firma con Elektra e pubblica One Believer (1991) e Howlin’ Mercy (1993). Muore per infarto nel 1993 durante un tour europeo.
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