Copertina di John Coltrane and Don Cherry The Avant-Garde
anonimos

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Per appassionati di jazz, musicisti, amanti della musica sperimentale e dello stile free jazz, studenti di musica
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LA RECENSIONE

Sarò breve.

Nuova York. Estate del millenovecentosessanta.

La cifra è la negazione (e il capogiro): disarmonie, asimmetrie melodiche, aritmie notturne & frammenti di frasi acuminate, scheggiate a vezzo di frastuono.

C’è questo Ornette Coleman, folle ardimentoso in odore di eresia col suo sassofono di plastica, che imbastisce, sul finire degli anni Cinquanta, un nuovo modo di fare musica.

Lo si chiamerà, svicolando, Frìgezz.

Ora, Don Cherry, Ed Blackwell e Charlie Haden, membri del quartetto del profeta ed eresiarca texano, registrano in due sessioni questi cinque pezzi scardinati e frenetici. Al loro fianco, nientepopòdimeno che John William Coltrane, frescofresco di Giant Steps. Qui Trane e compagnia si divertono a sudare sette camicie, rimasticando con rara profondità dei pezzi di New Thing.

C’è già la voce riconoscibile di Trane, con la sua forza e nitidezza. Tremante e tremenda, accompagnata e sedotta dai guizzi di Don Cherry a rimestare nel torbido del suono, descrivendo —materializzando quasi— l’odore, le luci, la notte e tutto il resto della Grande Mela.

Sciabordando qua e là, con fare adamantino e leggero.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album 'The Avant-Garde', frutto di due sessioni in cui John Coltrane si unisce al quartetto di Ornette Coleman per esplorare un jazz libero e sperimentale. Il disco si distingue per disarmonie e asimmetrie che ricreano atmosfere notturne della New York degli anni '60. L'interazione tra Coltrane e Don Cherry è descritta come intensa e vibrante, con un mix di forza e leggerezza sonora.

John Coltrane and Don Cherry

Collaborazione documentata nell'album The Avant-Garde (sessioni del 1960) tra John Coltrane e membri del quartetto di Ornette Coleman, guidati da Don Cherry.
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