Una soffocata voce solitaria prende corpo nel suo personale dialogo con gli spiriti del propio turbamento, così che il mondo immaginario di un ragazzo scapestrato poco piu che ventenne, prima consacrato poi diventato rifiuto e scarto di se stesso, cosi astratto e fatto solo di effimeri lampi di angoscia è immediatamente reale.
Tanta , troppa droga. Impossibile far finta di niente su quanto abbia influito per la composizione di questo malessere in musica, tristemente ne è il principale mezzo. Ma c'è dell'altro; una sensazione dolciastra si fa intravedere nelle intenzioni dello scapestrato con la voce solitaria: dedica la sua poesia infetta alla purezza di una bambina, Clara, figlia di un caro amico musicista con cui ha raggiunto il maledetto successo. Tutto ciò per rinnegare la sua condizione di uomo adulto che inevitabilmene attira su di sè corruzioni e depravazioni, desidera essere altro: il propio alterego femminile, veicolo estremo verso l'incontaminato mondo dell'infanzia, dell'ingenuità, antica e primitiva purezza.
E lo scapestrato con la voce solitaria disegna e arpeggia melodie del subconscio, desiderose passionali sempre sull'orlo dell' agonia, tra le sue migliori, mentre voci spettrali cantano, parlano, urlano e sgomitano nell'intimo del giovane scapestrato, tra arrangiamenti deliziosamente sporchi. Il meraviglioso finto nichilismo, i sofferti controsensi, il semplice creare hanno investito il musicista e scoperto l'artista.
Sono pochi i musicisti che si sono spinti fino a questo punto nel mettere la propria anima in musica.
Ascoltiamo l’anima che grida sofferente.