Josep Viladomat
Estatua ecuestre del General Franco

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Voto:

Nel presentare questa opera mi incammino su di un percorso che è evidentemente irto di difficoltà e che potrebbe essere inevitabile terreno di scontro nella discussione che potrebbe seguire. Parliamo del resto di qualche cosa che abbia a che fare con un tema di attualità e che ha scatenato già divisioni non solo in Spagna ma anche nel nostro paese.

Mi riferisco chiaramente ai fatti che hanno seguito il referendum in Catalogna del primo ottobre fino alla cronaca di queste ultime giornate.

La premessa è d'obbligo: personalmente sono contrario a spinte e rivendicazioni indipendentiste come quella della Catalogna.

A parte il considerare un certo anacronismo in qualche cosa di questo tipo, secondo quella che è la mia visione politica mi considero quello che si potrebbe definire come un 'internazionalista' e come tale sono per unire e non per dividere. Secondariamente con tutti i suoi difetti, continuo a pensare che l'Europa unita costituisca in questo momento per quanto e proprio perché un progetto incompiuto la via da praticare e in una maniera più decisa. Più decisa che quella attuale e anche affinché non si verifichino situazioni assurde come quelle che in questi giorni toccano la Catalogna. Una vicenda che sicuramente riguarda dal di dentro la Spagna ma che riguarda l'intera l'Unione Europea e cui le strutture si sono fatte trovare impreparate di fronte a questi eventi dopo peraltro avere già subito de facto il risultato referendario del Regno Unito dello scorso 23 giugno e che ha dato il via all'inizio dei negoziati.

Fino a che punto le spinte indipendentiste degli abitanti (o meglio: di una parte degli abitanti) di una regione si può considerare legittimo che determinino la creazione di uno Stato e peraltro senza che questo avvenga con il riconoscimento formale, che possiamo considerare una specie di condivisione democratica, da parte della comunità internazionale. Oltre che dello stesso Stato di cui questo faceva e continuare a fare parte. Come possiamo distinguere questo da quello che può essere a tutti gli effetti un golpe. Fino a che punto un referendum si può considerare un sistema veramente democratico e decisivo su determinate questioni.

Ricordo che a tale proposito, per ragioni politiche oppure perché di fatto contrarie alle modifiche sull'attuale regolamentazione dei referendum nel nostro paese, esattamente un anno fa è caduto il Governo Renzi che proponeva all'interno di una serie di riforme costituzionali anche una revisione del sistema referendario.

Vale la pena nel merito di ricordare che la nostra disciplina normativa prevede quattro tipologie di referendum: 1. Quello abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge; 2. Quello relativo leggi costituzionali e di revisione costituzionale; 3. Quello riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni; 4. Quello riguardante il passaggio da una regione a un'altra di province o comuni.

Naturalmente la Spagna, per quanto sia un paese mediterraneo e geograficamente molto vicino all'Italia, ha una cultura e una storia che sono profondamente differenti dalla nostra e che costituiscono forse una realtà unica nel mondo occidentale. Che forse ha una specie di parallelo solo con il Portogallo, anche se nel caso dei lusitani si può parlare di una maggiore univocità in quella che fu la 'rivoluzione dei garofani' del 24 aprile 1974: una reazione all'autoritarismo e la dittatura militare di Marcelo Caetano che si configurò come un colpo di stato militare appoggiato dalla popolazione e che fu in qualche maniera esangue. In questo caso la 'partita' fu molto probabilmente sul piano internazionale anche una conseguenza di quella che fu la partita giocata a livello coloniale dal Portogallo negli anni precedenti...

La storia della Spagna è diversa.

Francisco Franco fu 'caudillo de Espana' dal primo ottobre 1936 al 20 novembre 1975. Egli fu principalmente nazionalista e anticomunista e fu proprio questa probabilmente la ragione principale che poi portò alla nascita e lo sviluppo di movimenti di opposizione molto forti a livello locale invece che a livello nazionale.

Va detto che durante gli anni della dittatura, probabilmente in una maniera anche pilotata dall'alto, per ostacolare l'insorgere di un movimento nazionale di resistenza e che come tale avrebbe potuto veramente opporsi al franchismo (parliamo degli anni della guerra fredda, quando oramai gli intellettuali di sinistra e gli avventurieri di destra avevano smesso di interessarsi alla questone) sì sono rafforzati in tutto il paese movimenti a livello locale e che dopo la fine della dittatura non hanno smesso di continuare a radicarsi nella popolazione e specialmente (guarda caso) nelle due regioni storicamente più ricche del paese: i Paesi Baschi e la catalogna.

Al decesso di Francisco Franco, il re Juan Carlos, divenuto capo di stato, dovette di fatto cedere a queste spinte autonomiste concedendo loro una organizzazione interna basata sulle comunità autonome.

Adesso la questione relativa i Paesi Baschi ha tenuto banco per anni a causa delle iniziative dell'ETA, il gruppo terroristico indipendentista basco e che praticamente fino all'inizio del nuovo millennio è stato abbastanza attivo (così come fu molto attivo il partito politico di riferimento, Batasuna, sciolto de facto da un provvedimento giudiziario). Possiamo considerare la riduzione dell'attività come anche dovuta a una maggiore attenzione in generale nei confronti del terrorismo dopo i fatti dell'undici settembre 2001 o anche come una questione di carattere storico e che magari segue anche la fine dell'esperienza dell'IRA in Irlanda del Nord.

La storia della Catalogna invece non è mai stata così sanguinolenta e politicamente considerata. Idealmente in Italia si ha una visione del movimento indipendentista della Catalogna come identificativo di qualche cosa che abbia s che fare con socialismo e libertà ma la verità è che si tratta oltre che di folklore (e io odio tutto ciò che è folklore e tradizionalismo) anche di questioni che hanno principalmente a che fare con interessi di natura economica e un certo atteggiamento nei confronti degli abitanti di regioni più povere come ad esempio l'Andalusia, che possono benissimo ricordare alcune dichiarazioni e atteggiamenti tipici degli appartenenti storici al partito della Lega Nord.

L'opera nella fotografia costituisce secondo me qualche cosa di simbolicamente emblematico nel descrivere la storia di questo paese negli ultimi trenta-quaranta anni e quello che culturalmente si sta verificando in questo momento specifico in Spagna e più specificamente in Catalogna.

Realizzata dall'artista Josep Viladomat la scultura in bronzo rappresenta una figura del caudillo Francisco Franco a cavallo senza testa.

Per la verità la scultura (che risale al 1963) inizialmente ce l'aveva una testa, ma questa pare che sia stata 'mozzata' proprio nei giorni precedenti l'esposizione e poi la statua esposta comunque pubblicamente nonostante l'incidente accaduto...

La scultura fu esposta l'anno scorso a Barcellona nella piazza antistante il mercato del Born, un antico mercato rionale nel quartiere de La Ribera nel centro della città e dove oggi ha sede anche un importante giacimento archeologico e nell'ambito di una esposizione più ampia denominata 'Franco, Victòria, República. Impunitat i espai urbà'.

Per quanto l'iniziativa non fosse affatto una manifestazione volta a celebrare il franchismo e anzi voluta da una giunta diciamo di sinistra, la sindaca Ada Colau è infatti stata eletta con una coalizione elettorale comprendente tra gli altri i verdi, Sinistra Unita e Podemos, questa è stata in maniera veemente osteggiata dalla popolazione della città.

La protesta così accesa e diciamo determinata nelle sue forme, fino allo sfascio totale dell'opera in sé, se vogliamo, è emblematica di un certo disagio e di una certa turbolenza di una città che del resto mentre da una parte sì professa come la città delle libertà e dove tutto è possibile e dove puoi avere a portata di mano tutto quello che vuoi: droghe, alcol, divertimenti, fica; dall'altro lato è la stessa città dove gli abitanti scendono in strada a manifestare contro la 'movida' e contro l'eccessiva affluenza di turisti. Va detto che questi sono meccanismi che conosco relativamente bene e a prescindere dal fatto io sia stato più volte a Barcellona nel corso degli ultimi anni, ma perché mi toccano da vicino perché in maniera parodistica e altrettanto sguaiata (se non peggio) gli stessi fatti si verificano anche nella città dove vivo, cioè Napoli, che si pretende somigli a Barcellona, ma che secondo me di spagnolo c'ha solo qualche espressione dialettale e il quartiere in cui abito, un dedalo di vicoletti sconnessi e palazzine cadenti costruite una sopra l'altro in una architettura che sembra effettivamente essere stata tirata fuori da un'opera di Pablo Picasso.

Come giudicare quindi l'abbattimento della statua in questione? C'è un collegamento con la spinta indipendesta della Catalogna e la sua esplosione in questi ultimi mesi?

Ho provato a pensare come avremmo reagito noi italiani davanti a un'opera esposta in pubblico e che rappresentasse Mussolini senza testa oppure - ancora meglio - appeso a testa in giù. Sì, lo so che sti futuristi sono sempre tutti quanti un poco fascisti ma comunque se li inviti a mozzare una testa o ad appendere un morto a testa in giù sono sicuro che gli va bene lo stesso, quindi...

Io comunque penso che l'opinione pubblica avrebbe reagito con generale disinteresse. Personalmente posso dire che avrei trovato in ogni caso la cosa di cattivo gusto dato il soggetto rappresentato, ma non credo proprio che mi sarei scandalizzato oppure indignato. Probabilmente al limite si sarebbe levata la voce di qualche vecchio giovane fascista indignato. Questo sì. Ma sarebbe stata una minoranza e al limite ne sarebbe nato uno scambio di battute appunto... folkloristico.

Ma in Spagna il ricordo di Franco è evidentemente molto più recente e vivo nell'immaginario degli abitanti; inoltre evidentemente la popolazione giovanile spagnola sta vivendo solo ora quella fase di ribellione che si ritiene abbia caratterizzato il mondo occidentale tra gli anni sessanta e gli anni settanta e che ora però non trova e non può trovare nessuno sbocco ideologico a sinistra se non in un film di Sabina Guzzanti e si può solo rivolgere a se stessa e quindi a fenomeni di carattere localista.

Da questo punto di vista mi riesce difficile giudicare il linciaggio sia mediatico che propriamente 'fisico' all'opera rappresentate. È indubbio certo che questa cosa abbia fatto più pubblicità e clamore che altrimenti e che se consideriamo che l'opera costituiva di per sé comunque qualche cosa di provocatorio, allora forse in questo senso ha ottenuto la reazione e lo scopo che si pretendeva di ottenere.

Il resto sono la Spagna e la Catalogna oggi.

Parliamo paradossalmente di uno degli Stati (la Spagna) che ha conosciuto una propria unità nazionale molto prima dell'età moderna, ma che è sempre stato gestito e governato in una maniera probabilmente poco illuminata per non dire 'naif'. Andando indietro nella storia come non dimenticare il dispendio di risorse economiche sotto il Regno di Filippo II, il regno più esteso che la storia del mondo possa ricordare e che ereditò già una situazione economica deficitaria da Carlo V e che degenerò nel corso del suo regno, tanto che dovette dichiarare fallimenti per tre volte e anche in questo caso per colpa delle pressioni delle diverse autorità regionali e delle amministrazioni coloniali.

Tutte queste partite sono evidentemente ancora irrisolte in un paese che come tutti sta pagando le incertezze dei vertici della Unione Europea e le spinte nazionaliste che qui si sono tradotte in una esplosione del movimento indipendentista della Catalogna più che in ogni altro modo.

Attualmente rifugiato in Belgio un paese dove i partiti nazionalisti sono particolarmente rappresentati in parlamento e a livello locale, con quattro dei suoi ex ministri del governo regionale, Carles Puidgdemont, presidente della Catalogna e principale ispiratore del referendum sull'indipendenza, ha sulla sua testa una accusa di ribellione, sedizione e abuso di fondi e un mandato d'arresto europeo emesso dalle autorità spagnole.

Del resto manca una precisazione fondamentale: in Spagna è vietato secondo legge costituzionale il voto referendario a favore della indipendenza di una regione. Cosa che ha comportato automaticamente l'annullamento del risultato referendario e il cui conseguente procedimento indipendentista è stato sospeso e conseguentemente annullato dal tribunale costituzionale spagnolo.

De facto il referendum dello scorso primo ottobre, aveva votato il 57% degli aventi diritto e il 'Sì' aveva vinto con la percentuale bulgara del 92%, è annullato. La partita tuttavia resta apparentemente ancora aperta.

Carles Puidgemont ha ottenuto la libertà vigilata e in tempo novanta giorni il Tribunale deciderà sul mandato di cattura europeo. Nel frattempo annuncia dal Belgio di volersi candidare in ogni caso alle elezioni regionali in Catalogna del 21 dicembre. Il suo partito lo ha ovviamente proposto come leader della futura lista e nella quale figurerebbero tutti i prigionieri politici. Quale migliore 'caudillo' del resto per un paese che evidentemente fatica a distaccarsi dalla sua storia passata.

La statua del generalissimo oggi è esposta nel Museo de la Historia de Barcelona.

Continua a non avere la testa e probabilmente a questo punto va bene così.

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Commenti (Quattro)

Carlos
Opera: | Recensione: |
Allora mio caro: non è una recensione, è un editoriale. Al 90% si parla di Tutto, ma non della statua.

Detto questo, a proposito del Tutto: mi sembra che metti mille argomenti e non ne approfondisci mezzo.
Si può definire, ammesso si possa, una disamina storico-sociale della Spagna nel suo complesso.
E secondo me in questa analisi, a parte semplici verità storiche ci sono alcune cose su cui c'è un po' di confusione:

1. Per me fai confusione tra cosa significhi "internazionalismo proletario" ed essere pro-Eu nell'ottica di unire e non dividere. Le spinte indipendentiste, autonomiste e federaliste possono essere da un punto di vista tattico utili alla causa della rivoluzione sociale. La storia lo dimostra da sempre. La risposta al neocolonialismo in Africa si è sempre mobilitata sul fronte dell'Indipendenza ma pure allo stesso tempo pure sul fronte del Panafricanismo e non in contrapposizione. Il problema non è l'indipendenza o l'essere uniti, ma dipende dalla prospettiva che hai quando agisci in questo senso. Per questo un internazionalista proletario tout court non può essere a priori a favore dell'indipendenza della Catalogna, ma solo per questo. Ora le rivendicazioni sociali sono totalmente in secondo piano e per quanto mi stia sul cazzo Rajoy e tutte quelle merde ultra-espanoliste, la destra catalana è borghesia anche quella, sfruttratrice allo stesso modo. Ma se da domani l'indipendenza assumesse dei toni ben diversi, il mio appoggio sarebbe incondizionato. Se la rivendicazione è: vogliamo essere CITTADINI diversi, possono andare a cacare pure i catalani. Se invece è: vogliamo essere indipendenti economicamente perché vogliamo abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione e ci serve in questo senso, risolvendo anche le nostre caratteristiche culturali e storiche divergenti rispetto alla Spagna, beh, why not?! E qui si arriva al secondo punto in cui c'è un po' di confusione:

2. Parlare di referendu, votazioni e cose così fa un po' ridere in questo caso, perché non si può che entrare nel campo della legalità. E quest'ultima dimostra semplicemente la sua reale natura ed è assolutamente effimera di fronte a delle contraddizioni sociali che emergono sempre di più. La destra moderata sta cavalcando l'ondata indipendentista, ma è indubbio il fatto che le persone si mobilitano perché ci sono esigenze e scontri a livello economo e sociale alla base ed è da sempre così: il resto: referendum, leggi, la violenza etc...etc..sono solo semplici mezzi. Purtroppo le esigenze e gli scontri non riguardano solo le classi subalterne della Catalogna, ma riguardano pure quelle della Spagna e del rapporto tra loro con quelle della borghesia catalana e spagnola.

3. "Adesso la questione relativa i Paesi Baschi ha tenuto banco per anni a causa delle iniziative dell'ETA" Se fossero state semplicemente le iniziative dell'ETA sarebbe finita in dieci minuti. Se è da mezzo secolo che si parla di ETA è perché c'è stato un supporto di massa alla causa rivoluzionaria sociale e indipendentista dei Paesi Baschi durata altrettanto.

4. Non capisco onestamente dove voglia andare a parare questo scritto. Se l'hai scritto solo per suscitare reazioni e riflessioni nell'utenza, ribadisco la premessa: è un editoriale e va da un'altra parte ;-)
BËL (02)
BRÜ (00)

Carlos: pro-Europa*
sotomayor: Per approfondire tutte le questioni avrei avuto bisogno di un tempo e di uno spazio che non possiedo. Ci sono determinati casi in cui puoi solo proporre un argomento, ma non puoi svilupparlo in tutte le sue sfaccettature e penso che la questione relativa questo referendum riguardi necessariamente diversi aspetti da prendere in consdierazione.

È un editoriale e non una recensione? Boh. Cosa cambia in fondo? Cioè per me niente. Ma penso che anche da regolamento del debasio non sia esattamente un 'errore' averla postata qui. Nel senso che poi ci sono così tante recensioni che aprono a argomentazioni più ampie rispetto all'opera in sé che mi sembrerebbe veramente un nonsense volere escludere questa. Se poi chi di dovere riterrà opportuno eliminarla, figuriamoci, chi se ne frega, cioè non fa niente, non spetta a me comunque e non mi sembra abbia dei contenuti così essenziali.

Per il resto le tue osservazioni sono lecite, come sempre, solo mi dovresti spiegare dove sarebbe la differenza nel caso tra gli indipendentisti dell'eta e queli catalani. Perché i primi non sarebbero dei ricchi borghesi del cazzo? I paesi baschi sono storicamente la regione più ricca della Spagna e una delle più ricche dell'intera Europa continentale. Se una volta il sostegno alla loro causa era fondato in chiave anti-franchista, oggi la loro rivendicazione in un nuovo campo democratico non ha più nessun senso, se non esattametne quello della Catalogna oppure della Lega Nord. Per quanto riguarda l'internazionalismo, se domattina lo stato di timbuctu decide di chiudersi in se stesso rispetto al resto del mondo perché loro praticano il socialismo reale e il resto del mondo no (faccio un esempio) per quanto mi riguarda lo stato di timbuctu non sta operando in nessuna modalità che riguardi indipendenza economica e culturale, ma in una maniera storicamente obsoleta e che ha si è rivelata fallimentare nel corso degli anni a sinistra. La vita non è fatta di strategie di natura politica e tattiche per ottenere la rivoluzione sociale: questa al contrario passa necessariamente in ogni caso dal confronto tra tutte le persone e questo lo si ottiene solo con l'abbattimento di tutte le barriere e non alzando dei muri o creando a tavolino dei confini. È un effetto non può essere una causa.
Carlos: No scusami, ma stai delirando a mio parere. Non voglio essere offensivo, ma davvero stai parlando di cose inesistenti.

L'osservazione sull'ETA è riferita specificatamente alle frase che hai scritto. L'Eta ha sempre proposto un separatismo con delle rivendicazioni sociali ben definite e a discapito della borghesia.

"se domattina lo stato di timbuctu decide di chiudersi in se stesso rispetto al resto del mondo perché loro praticano il socialismo reale e il resto del mondo no (faccio un esempio) per quanto mi riguarda lo stato di timbuctu non sta operando in nessuna modalità che riguardi indipendenza economica e culturale, ma in una maniera storicamente obsoleta e che ha si è rivelata fallimentare nel corso degli anni a sinistra." Esempio ipotetico sbagliatissimo sotto molteplici aspetti. Nessuno stato del socialismo reale "si chiude in se stesso" volontariamente. O meglio: cosa ha voluto dire chiudersi in se stesso?! Non parlo della pratica stalinista "socialismo in un solo paese", ma del fatto che chiunque adotti politiche che siano EFFETTIVAMENTE socialiste viene fatto fuori fisicamente oppure politicamente oppure economicamente (e questo si fa nei confronti degli Stati che adottano politiche anti-imperialiste) attraverso embarghi, sanzioni economiche, guerre commerciali. E questo è un CASO che c'entra solo fino a un certo punto con l'indipendentismo.

Carlos: Pensare realmente all'Unione Europea come una possibilità per la rivoluzione sociale fa SBELLICARE dalle risate, scusami, davvero, è pura follia ahahah quali rivendicazioni rivoluzionarie socialmente vorresti portare in Unione Europea?! E come?! E le basi americane su suolo italico per esempio?! Le armi che esportiamo in tutto il mondo grazie a questa cosa bellissima chiamata Unione Europea oppure alla NATO?! Vogliamo parlare di quanto è rivoluzionario essere Pro-Europa?! Quando parli di "confronto tra tutte le persone e questo lo si ottiene solo con l'abbattimento di tutte le barriere e non alzando dei muri o creando a tavolino dei confini." Stai usando una frase priva di soggetti reali, di verbi reali, di oggetti reali. E' una solo uno slogan del cazzo al quale potrei pure io dare l'appoggio incondizionato da un punto di vista reale, ma la realtà è che servono strategie e tattiche per abbattere il capitalismo, non bei discorsi senza fondamento. E una di queste tattiche e LA STORIA LO DIMOSTRA può essere anche la divisione, se ha un senso. TU STESSO hai fatto l'esempio del Portogallo. Dopo che il Portogallo ha preso cazzi in faccia dalle forze rivoluzionarie presenti in Angola, Guinea-Bissau, Mozambico....si è trovata con la merda al collo. E quelli per cosa lottavano se non per l'indipendenza?! Ma solo per l'indipendenza?! No, lottavano tutti per una rivoluzione sociale quando lottavano. Se per avere un cambiamento sociale devo passare attraverso degli step che non necessariamente debbano essere compromessi, non vedo dove stia la contraddizione. In virtù di queste lotte per l'indipendenza spesso organizzazioni armate hanno preso le armi contro i propri stati imperialisti, anche a livello infimo. La famosa Banda Cavallero dava il bottino delle sue rapine ai rivoluzionari algerini! Ciò che differenza l'internazionalismo proletario dalla formula del potere "divide et impera" è proprio il fatto che nel primo caso la divisione, almeno in teoria, non implica un odio etnico, nazionale o basato su ragioni del Potere. Si basa sulla divisione in un'ottica di non essere sfruttati. E proprio per questo rimane un filo rosso a collegare le realtà rivoluzionarie tra i vari paesi. Questo filo rosso è l'internazionalismo proletario.
Carlos: da un punto di vista IDEALE*
sotomayor: Dove ho scritto che l'UE sia la base per una rivoluzione sociale? Guarda che se non sono d'accordo con te non vuol dire che dico necessariamente l'opposto.
Carlos: Pensi che a nessun sincero rivoluzionario facesse piacere che in tutti i paesi del globo scoppiasse una rivoluzione sociale?! Il problema è che non è mai successo e difficilmente può accadere in tutti i cazzo di paesi del globo. Quindi cosa bisogna fare secondo te?! Dirgli: "No ragazzi, fermatevi che noi siamo indietro. Parliamo un po' tutti insieme, ma facciamo sì che i rapporti economici rimangano inalterati. Sfruttati voi da Noi e noi dai nostri borghesi, c'mon guys!!!"?! Dai è assurdo Soto.
sotomayor: Le rivendicazioni sociali storiche dell'Eta mi sembrano evidenti dato che il movimento nasceva sotto il franchismo, come ho specificato. Rivendicazioni che potevano avere un senso espresse in una determinata maniera nel passato ma che oggi sono qualche cosa di obsoleto e che non hanno niente a che fare con l'internazionalismo proletario. Così come a mio parere nessuna rivendicazione espressa con le armi o con una mossa populista come il referendum in catalogna abbia nulla a che fare con questo.
Carlos: Ho capito Soto. Non sei d'accordo con me, ma allora la proposta quale sarebbe. Non posso mica accontentarmi di quella frasetta buttata lì, suvvia, vienimi incontro però.
sotomayor: Allora facciamo una cosa, domani mattina, ti vengo a prendere, ci compriamo una carabina e ce ne andiamo sopra alle montagne. Ti giuro che è una frase ironica ma che non la dico per prenderti per il culo. Quello che non è mai successo non significa che non possa succedere: lavoriamo per cambiare il mondo e il futuro e non per ripetere le stessse cose che il passato.
Carlos: Soto ancora ce la dai dentro con l'Eta porcodio. Ma tu MI HAI LETTO?! Io ho attaccato la frase perché sembra che l'Eta da sola abbia fatto sì che la loro questione tenesse banco, ma non è vero. Perché ha tenuto banco fino a pochi anni fa e non solo per le rivendicazioni della borghesia basca, ANZI! E quale sarebbe la cosa obsoleta, no dico, fammi capire. Non capisco. Sulla Catalogna ho pure detto io di non essere d'accordo PER ORA. Ma dipende da come si sviluppa. Se da domani scoppia una rivoluzione sociale in Catalogna il mio parere sull'indipendenza sarà ben altro, non ti pare?! Se tu non sei d'accordo con la risposta retorica che mi aspetto da questa domanda, allora ricadi INEVITABILMENTE nel campo dell' "uniti nel capitalismo" e a mio parere non è preferibile tra le due alternative. Quindi ripeto: quale sarebbe l'alternativa che non vedo?
Carlos: Soto, SMETTILA DI DIRE FRASI SENZA SENSO TIPO "lavoriamo per cambiare il mondo e il futuro e non per ripetere le stessse cose che il passato." Esprimi una strategia politica, visto che a quanto pare ce l'hai. E che sia chiara.
sotomayor: Ma figurati, ti rispondo a spezzoni per motivi di natura logistica, non per altro. Quale sarebbe la mia proposta? Per motivi evidenti non credo in nessuna forma di separatismo o di abbandono della UE che del resto sarebbe un piegarsi a delle logiche a livello internazionale che tu stesso ripudi e nella specie anche pressioni da parte di USA e URSS. Naturalmente io non sono per dire che la UE deve dominare il mondo, ma penso che possa essere uno strumento utile per dialogare a livello globale con tutte le altre parti in gioco, mentre ricominciare a parlare di stati nazionali non avrebbe alcun senso. Personalmente sono anche favorevole all'apertura ai paesi del nord del mediterraneo. Se penso che questo sia strumentale a un cambiamento? Penso che una cosa sia l'unica politica (comunque ancora lontana da essere pienmamente raggiunta) e un'altra sia la formazione di una coscienza e una consapevolezza che possano avere un contenuto veramente rivoluzionario. Ma questa non puoi crearla secondo me mettendoti a fare la guerra o imbracciando le armi. Questo crea per forza di cose una cultura di tipo violenta e oppositiva. Ci sono paesi in cui sono nati e cresciuti bambini, oggi uomini, senza mai conoscere la pace. Sono forse dei rivoluzionari? In molti casi queste persone non conoscono una alternativa a uno stato di guerra. Come fanno a formarsi una coscienza di tipo internazionalista, a dialogare con persone che abitano in altri posti del mondo. Alle ultime elezioni europee si è forzata la mano su Germania contro Grecia e nord conrto sud: è stato un grave errore sul piano politico e un colpo alla possibilità di creareuna coscienza sociale nel proletariato del continente che di conseguenza non si è sentito coinvolto e ha partecipato per forza in maniera inerziale se non nel paese direttamente itneressato (le cui vicende sappiamo poi come sono andate). Sicuramente in questo i partiti politici hanno un ruolo negativo, non svolgono la loro funzione, ma qui hai ragione, se non dalla politica da dove lo dovremmo pretendere questo cambiamento e questa svolta? Ritieni possa esservi senza l'utilizzo di questo strumento? Io penso di no.
sotomayor: Carlos, ma chi ti dice che io ce l'abbia? Per chi mi hai preso? Pensi che io abbia in tasca la risposta a tutte le domande? Sono qui come te per discutere e confrontarmi, forse mi chiedi troppo. Anzi sicuramente.
Carlos: Soto tu mi lasci senza parole, dico davvero. Non ho mai visto una tale confusione (parere personale) sotto i cieli al punto che non so da dove cominciare per dirti che non sono d'accordo per NULLA con tutto ciò che hai scritto. Non sono d'accordo nel complesso in genere. Non sono d'accordo con le premesse. Non sono d'accordo con lo sviluppo e non sono d'accordo nemmeno con le conclusioni.
Carlos: Ti rispondo per mp, preferisco.
sotomayor: La mia strategia politica come cittadino italiano e comunitario? Spingere al massimo affinché la UE diventi una vera entità politica con tutti i 'crismi' e che ogni cittadino sia europeo invece che italiano, spagnolo, ecc. ecc.

Come? Io non sono iscritto né ho la tessera di nessun partito, ti posso dire quello che penso ma non posso dirti una maniera concreta per cambiare il mondo. Però penso che forse come sempre bisogni cercare di cambiare se stessi e poi la realtà immediaamente affianco a noi e questo lo possiamo fare solo se lavoriamo in maniera serena e concreta con noi stessi e cercando sempre il confronto invece che lo scontro. Per questo non ho certo intenzione di scontrarmi con te, anche se dici che sparo cazzate, così come non mi scontrerei probabilmente neppure con chi abbia idee radicalmente diverse dalle mie ma sia disposto a parlare. Mi dirai che non sempre si trova davanti qualcuno che voglia discutere, ma che molto spesso c'è chi si impone con la forza: in questo caso tu devi fare di tutto per essere libero. Tu per primo. Non significa fottertene degli altri, ma significa che solo se liberi la tua mente poi puoi agire in maniera fuinzionale agli altri.

Chiaramente sì, sono solo pensieri, sono solo idee. Se vuoi sapere che cosa faccio nel concreto ti dico che sono una merda e che dico così tante belle cose ma poi sono il primo a assumere atteggiamenti autodistruttivi tipici del sistema capitalistico su me stesso.
sotomayor: Certo, scrivimi quando vuoi. Ti rispondo appena possibile.
Carlos: Risposto ;)
Carlos: PS: mi ha diviso il messaggio. Ti mando anche l'altra parte.
sotomayor: Sono arrivati! Dammi il tempo di procedere alla lettura e di risponderti decentemente. ;)
sotomayor
sotomayor Divèrs
Opera: | Recensione: |
Specifico che chiaramente ove si ritenga che questa recensione sia inadeguata per qualsiasi ragione specifica, chiaramente non avevo e non ho nessuna intenzione di provocare in qualche modo i 'capi' né gli altri utenti, ma l'ho postata in quanto tale perché ritenevo fosse adatta e certo, ovviamente, principalmente per parlare del referendum. Ho cercato di farlo prendendo spunto da questa vicenda avvenuta lo scorso anno e andando anche a ritroso nel tempo e chiarament enei limiti delle mie capacità tecniche e scrittorie e conoscenze culturali.

Non mi sto riferendo a te Carlos ovviamente, che anzi hai commentato senza problemi la recensione anche facendo una tua giusta osservazione, ma parlo in generale.
BËL (00)
BRÜ (00)

heartshapedbox: Non c'è alcun problema poichè l'oggetto della recensione è un'opera esistente.
Quanto alla statua mi incuriosisce il fatto che riprenda palesemente l'iconografia della statua equestre dell'imperatore Marco Aurelio, l'unica statua bronzea risparmiata dal fenomeno di riutilizzare e fondere le statue bronzee durante il periodo tardoantico/medievale. La sua fu risparmiata perchè all'epoca fu erroneamente attribuita all'imperatore Costantino, notoriamente considerato il paladino della cristianità. Non so se è stato Franco a volersi far raffigurare in questo modo, ma se così fosse penso non conoscesse la storia romana visto che Marco Aurelio fu assolutamente un sovrano moderato ed illuminato, quindi non c'entrava niente con lui.
sotomayor: Le stesse pretese del pelatone. Ma Franco era effettivamente molto più 'devoto' e legato alla chiesa cattolica che lo accolse con favore in chiave anti-comunista e in particolare negli anni della guerra fredda. Probabilmente questa fu una delle ragioni del suo prolungato governo.
sotomayor: A me viene sempre in mente Stefano Rosso, che ci posso fare? Stefano Rosso - Colpo di Stato
sotomayor: Chissà che fine abbia fatto la testa.
heartshapedbox: l'avranno fusa per farci un tombino della fogna..
sotomayor: Ce lo potevano montare su, avrebbe fatto un bell'effetto.
heartshapedbox: ahahahahahah
ThorsProvoni
Opera: | Recensione: |
Sono abituato a ragionare a partire dalla realtà delle cose, dall'esistente, e se la legge spagnola non permette quel tipo di referendum, vuol dire che è stato fatto illegalmente, tra l'altro con enorme dispendio di soldi pubblici (che oggi come oggi non è poco). È stata evidentemente una 'trovata' politica, fors'anche per attirare l'attenzione internazionale. D'altra parte una costituzione non è una carta che dice come stanno le cose, ma come i costituenti hanno voluto avrebbero dovuto essere. Es. stupido: mi fanno ridere quelli che dicono che bisognerebbe cambiare l'art. 1 della costituzione perché non è vero che l'Italia è una democrazia fondata sul lavoro. Evidentemente, anche fossero giuristi o politici, non hanno mai studiato diritto costituzionale: qualsiasi manualetto ti dice che quello c'è scritto è l'auspicio dei padri costituenti, non la ratifica di un dato di fatto... Perciò se la Spagna non permette l'indipendenza di alcuna sua regione geografica è perché vuole conservare l'unità sociale e politica. Sono d'accordo con te quando dici che qui si tratta di questioni economiche, vista l'importanza che la catalogna ha all'interno dell'economia spagnola. Basterebbe l'esempio della squadra di calcio del Barcellona: il presidente è un fervente indipendentista, ma ha fatto giocare la partita casalinga della squadra a porte chiuse nel periodo del referendum per non avere l'arrivo della polizia, sapendo che i tifosi avrebbero trasformato la gara in una manifestazione di protesta. Quanto possono i soldi, da una parte e dall'altra! Io non ho nessuna soluzione pronta (e anche se l'avessi non interesserebbe a nessuno) e non vivo in catalogna o spagna per dire cosa vorrei o non vorrei fare. Penso solo che è facile soffiare sulle braci dell'indipendenza e aizzare la gente contro l'uno o l'altro. Quanti di quelli che in Italia hanno votato al referendum di Lombardia e Veneto avevano coscienza che non stavano chiedendo l'indipendenza ma una maggiore autonomia?
BËL (01)
BRÜ (00)

sotomayor: Mi sembrano tutte osservazioni condivisibili, anche perché analizzi i fatti per quello che sono. Nel merito del referendum in Lombardia fai una osservazione intelligente. Ma potremmo pure ribaltare la domanda nel senso che 'Quanti di quelli che hanno votato per l'indipendenza per la Catalogna sapevano veramente che cosa stavano votando e tutte le implicazioni connesse?' Pensiamo alla Brexit e al fatto che dopo tutti quanti o comunque molti si siano pentiti di avere votato favorevolmente. Naturalmente non sono per 'selezionare' chi debba avere diritto al voto. dico solo che determinate questioni non si possono disputare con un referendum e a quanto pare a questo hanno pensato anche diversi costituzionalisti in italia come altrove (nel caso: Spagna).
algol
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ECUESTRE ???
BËL (01)
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algol: aaahhhhhh ... è espanol
sotomayor: Come Luisito...

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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