Copertina di Juri Camisasca La Finestra Dentro
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Per appassionati di musica prog, sperimentale e d’autore, cultori della musica italiana anni ’70, amanti di testi poetici e visionari
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LA RECENSIONE

"Nel mio corpo ci son delle fognature/tutti quanti le chiamano vene/ma dentro ci sono dei topi che corrono": con queste parole esordisce, nel 1974, un inquieto musicista milanese, Juri Camisasca, scoperto da Franco Battiato, che gli produce - magistralmente - quest'opera prima, oggi quasi introvabile, "La finestra dentro", un disco singolare di difficile classificazione, più vicino al prog che alla canzone d'autore, sconvolgente e disturbante dalla prima all'ultima nota.

I testi di Camisasca, crudi e visionari, esprimono un forte disagio esistenziale, e sono spesso esasperati da interpretazioni allucinate, come nell'iniziale "Galantuomo", dissonante e ossessiva, in cui il protagonista, tormentato dalle proprie negatività (i topi), cerca rifugio nell'autodistruzione.

Il tema è ripreso, con toni più pacati, nella soave parentesi di "Ho un grande vuoto nella testa", prima di tornare ad atmosfere claustrofobiche, con due incubi surreali: nell'acustica e ipnotica "Metamorfosi" (molto kafkiana), un uomo, tramutato in insetto, vola verso un'illusoria e fatale libertà. Non va meglio al protagonista di "Scavando col badile", che si ritrova al centro della terra, in un inferno in cui gli animali dominano sugli uomini. Qui Camisasca e i musicisti (gli stessi dei primi album di Battiato, qui al VCS3) creano un tappeto sonoro cangiante che porta in mondi tenebrosi. A queste allucinazioni segue "John", descrizione iperrealistica di un incontro, grottesco e toccante, con un amico ridotto a fare il travestito: è uno dei momenti più intensi dell'album, grazie all'alternarsi di atmosfere acustiche ed elettroniche e alla voce grintosa di Juri.

La solenne e poetica "Un fiume di luce", è il solo momento di speranza del disco, un'illuminazione che, nel gran finale de "Il regno dell'Eden", diventa un delirio mistico, in cui il protagonista, identificatosi con Dio, è condannato a creare e impazzire per l'eternità: qui, le chitarre e il VCS3 dipingono un etereo e sinistro acquarello, che culmina con cori celestiali per finire con una folle filastrocca che sembra cantata da un uomo in stato di regressione all'infanzia.

Così, tra lucidità e follia, si chiude "La finestra dentro", uno dei viaggi più coraggiosi nei meandri della psiche umana mai tentati in musica, che, pur mettendo a dura prova le orecchie, il cuore e la coscienza, affascina per la sconcertante attualità e per la ricchezza musicale, che fa scoprire nuovi particolari ad ogni ascolto.

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Riassunto del Bot

‘La Finestra Dentro’ di Juri Camisasca del 1974 è un album di difficile classificazione, con atmosfere inquietanti e testi visionari che esplorano il disagio esistenziale. Prodotto da Franco Battiato, si distingue per le sonorità prog e sperimentali, alternando momenti di follia e lucidità poetica. L’album è un viaggio affascinante e coraggioso nella psiche umana, che sorprende ad ogni ascolto.

Tracce video

01   Un galantuomo (04:33)

02   Ho un grande vuoto nella testa (03:44)

03   Metamorfosi (04:04)

04   Scavando col badile (05:50)

05   John (06:31)

06   Uni fiume di luce (02:13)

07   Il regno dell'Eden (09:28)

Juri Camisasca

Cantautore e compositore italiano (Melegnano, 1951), scoperto da Franco Battiato che produce il debutto La finestra dentro (1974). Dopo anni da monaco benedettino sceglie la vita eremitica alle pendici dell’Etna. Autore per sé e per altri (tra cui Alice), torna più volte alla discografia, fino ai lavori con impronta liturgico-meditativa e all’eclettico Arcano Enigma con i Bluvertigo.
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