Copertina di Kaiser Chiefs Duck
GrantNicholas

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Per appassionati di rock britannico, fan dei kaiser chiefs, amanti del pop rock e delle sonorità indie, ascoltatori attenti alle evoluzioni musicali delle band storiche.
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LA RECENSIONE

Si è parlato insistentemente dell’ormai abusato “ritorno alle origini” per il nuovo, settimo lavoro in studio dei Kaiser Chiefs.

Probabilmente la fredda accoglienza riservata alla (per lunghi tratti improbabile) svolta pop dance del precedente “Stay Together” ha lasciato il segno, ed eccoci qui a parlare di un album che, a detta del frontman Ricky Wilson, possiede un’anima al cento per cento Kaiser Chiefs.

La missione è, c’è da dirlo, perfettamente riuscita: “Duck” (questo il titolo) è un disco in tutto e per tutto alla KC, con tutti i pregi e i difetti del caso, solo che stavolta i primi superano di gran lunga i secondi, a differenza del lavoro di tre anni fa. Merito anche del produttore Ben H. Allen, già regista della clamorosa resurrezione della band nel 2014 con il sottovalutato “Education… And War”, che rilanciò la band dopo il pesante tonfo di “Off With Their Heads”.

Allen aiuta gli ex ragazzi prodigio a puntare sul loro miglior talento: un’innata bravura e naturalezza nel costruire la melodia giusta al momento giusto. Ne escono pezzi davvero convincenti ed efficaci, come l’apertura “People Know How To Love One Another”, gioiosa ed arrembante, o come il singolo “Record Collection”, l’unico brano del nuovo lavoro ad ibridare elementi funk dance della release precedente con il tipico sound alla Kaiser Chiefs primi anni duemila. Devia un po’ dal tracciato anche la deliziosa “The Only Ones”, che col suo afflato tipicamente eighties fa centro pieno e regala l’ennesima melodia da mandare a memoria.

Wilson e compagni sono un po’ meno convincenti quando i ritmi rallentano (“Target Market”, uno yacht rock forse troppo blando, e “Lucky Shirt”, anche se il refrain in questo caso è davvero irresistibile), mentre divertono da morire quando i ritmi si alzano e saltano fuori insospettabili fusioni di elementi diversi tra loro, ad esempio i fiati conditi di elettronica leggera della frenetica “Wait” e la chitarra quasi flamencata di “Northern Holiday”.

Tornano, a proposito, le chitarre, anche se non sono più centrali ed arrembanti come nei primi due album, ma fungono da cornice ad un quadro a forti tinte pop : “Golden Oldies” e la bellissima conclusione “Kurt vs Frasier (The Battle For Seattle)” in tal senso sono pezzi brit fatti e finiti, che nel ritornello rievocano i coretti ruffiani dell’epoca di “Employment”. “Don’t Just Stand There, Do Something” invece è un gradito omaggio agli Arctic Monkeys più maturi degli ultimi dischi.

Un ottimo ritorno questo “Duck”, non il ritorno alle origini tout court strombazzato ai quattro venti, ma il ritrovamento di un nuovo equilibrio per i cinque di Leeds ed il loro miglior disco da anni a questa parte.

Brano migliore: Kurt vs Frasier (The Battle For Seattle)

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Riassunto del Bot

Duck rappresenta un solido ritorno per i Kaiser Chiefs che recuperano la loro anima rock con melodie vincenti e collaborazioni produttive efficaci. L'album mischia influenze pop con momenti echi anni '80 e nuove sperimentazioni sonore, risultando il lavoro migliore della band da anni. Alcuni pezzi rallentano il ritmo ma non compromettono l'insieme che rimane fresco e convincente.

Tracce

01   People Know How To Love One Another (00:00)

02   Northern Holiday (00:00)

03   Kurt Vs. Frasier (The Battle for Seattle) (00:00)

04   Golden Oldies (00:00)

05   Wait (00:00)

06   Target Market (00:00)

07   Don't Just Stand There Do Something (00:00)

08   Record Collection (00:00)

09   The Only Ones (00:00)

10   Lucky Shirt (00:00)

11   Electric Heart (00:00)

Kaiser Chiefs

I Kaiser Chiefs sono una band indie rock inglese formata a Leeds nel 2000 (già attivi come Parva). Noti per ritornelli da stadio e hit come I Predict a Riot, Oh My God e Ruby, hanno pubblicato album dal 2005 a oggi, collaborando nel tempo con produttori come Mark Ronson, Ben H. Allen e Nile Rodgers.
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