Copertina di Kaiser Chiefs Yours Truly, Angry Mob
GrantNicholas

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Per appassionati di britpop e rock inglese, fan dei kaiser chiefs e dei blur, amanti della musica indie e alternative rock anni 2000
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LA RECENSIONE

Se c'era una cosa da apprezzare nel debutto dei Kaiser Chiefs "Employment", oltre a una manciata di pezzi di notevole fattura, era la freschezza con cui riuscivano a proporre pezzi dall'incedere divertente e scanzonato. Pezzi che hanno scatenato paragoni tra i più disparati, tranne il primo che dovrebbe saltar fuori subito: i primissimi Blur, presenti nella struttura della maggior parte delle canzoni, nella tonnellata di coretti infarciti di "Na Na Naaa.. " e, a volte, nella vocalità di Ricky Wilson ("Saturday Night" era da denuncia, con Graham Coxon ad inizio pezzo che smanettava il suo motorino).

Con il nuovo "Yours Truly, Angry Mob", la ricetta è sostanzialmente immutata (scelta premiata dalla doppietta singolo/album in testa alle classifica inglese, più svariati debutti alla numero uno in vari paesi Europei); la produzione di Stephen Street (davvero pochi i suoi passi falsi, forse solo "A New Morning" dei Suede) aggiunge solo uno zinzino di impeto alle chitarre. Via con "Ruby", iper-ruffiano primo singolo (già una hit spaccamaroni anche qua in Italia) dotato di un buon ritornello da stadio (anzi, da coro da stadio) e una intro bella decisa di chitarra. La successiva "The Angry Mob" è un buon pezzo, forse il migliore del lotto. Caratterizzata da una sei corde debitrice degli ultimi Franz Ferdinand e da un bel cambio di ritmo nel finale, mantiene intatta l'energia sprigionata dopo la bella opener. "Heat Dies Down" potrebbe essere il singolo perfetto, mentre nello strepitoso ritornello di "High Royds" tornano prepotentemente a galla i Blur, con un giro di chitarra che farebbe sicuramente sorridere la faccia da secchione di Graham Coxon. "Love Is Not A Competition (But I'm Winning)" è una ballad acustica gradevolmente orecchiabile che ci può stare nell'economia del disco, con un bell'incrocio prima voce-coro, e fa il paio col lentone "Boxing Champ", quest'ultimo invece francamente inutile.

"I Can Do It Without You" e "My Kind Of Guy" (l'una stranamente Oasis-oriented, l'altra potrebbe essere un outtake di "Employment") hanno lo spiacevole retrogusto di riempitivo; si arriva così a "Everything Is Average Nowadays", veloce ed allegra, e "Learnt My Lesson Well", giocata su un ritmo claudicante e molto vitale. "Try Your Best" è forse l'unica sorpresa dell'album, aprendosi infatti su atmosfere tristi e sospese ed esplodendo in un finale dominato dalle chitarre e dai passaggi di batteria. La sorniona "Retirement" ci congeda da un disco che saprà invero appassionare gli amanti di certo pop giocoso e i fan della prima ora (e solo di quella) dei Blur, mentre farà storcere il naso a chi nella musica cerca profondità ed emotività.

Per dirla alla loro, Yours Truly.

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Riassunto del Bot

Il secondo album dei Kaiser Chiefs conferma la freschezza e l'energia del debutto Employment, con influenze evidenti dai primi Blur e una produzione energica di Stephen Street. Singoli come 'Ruby' e 'The Angry Mob' emergono per le loro melodie coinvolgenti, anche se alcuni brani risultano meno incisivi o riempitivi. L'album è consigliato agli amanti del britpop giocoso e della scena rock inglese degli anni 2000.

Tracce testi video

05   Love's Not a Competition (But I'm Winning) (03:17)

06   Thank You Very Much (02:37)

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07   I Can Do It Without You (03:24)

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09   Everything Is Average Nowadays (02:44)

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10   Learnt My Lesson Well (05:25)

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13   The Angry Mob (live) (04:39)

14   I Like to Fight (03:38)

15   From the Neck Down (02:27)

Kaiser Chiefs

I Kaiser Chiefs sono una band indie rock inglese formata a Leeds nel 2000 (già attivi come Parva). Noti per ritornelli da stadio e hit come I Predict a Riot, Oh My God e Ruby, hanno pubblicato album dal 2005 a oggi, collaborando nel tempo con produttori come Mark Ronson, Ben H. Allen e Nile Rodgers.
15 Recensioni

Altre recensioni

Di  flebo

 Le canzoni sembrano davvero scritte 15 anni fa con sonorità più ruvide e pezzi veloci che sfiorano il punk.

 Un album piacevole all’ascolto, soprattutto se siete dei filo-britannici incalliti, che però sembra non raggiungere mai picchi di pregevolezza.