Copertina di Kaleidoscope (US) Side Trips
Lewis Tollani

• Voto:

Per appassionati di musica psichedelica, folk anni '60, collezionisti di album vintage e cultori di sonorità eclettiche
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LA RECENSIONE

Il termine che più si addice alla formazione di Berkeley è senza dubbio eclettica. Il quintetto debutta nel 1967 con questo ?Side Trips?, che nonostante la presenza di 10 brani ha una durata di soli 26 minuti.

Le figure centrali della band sono i multistrumentist David Lindley e Chris Darrow ed il cantante David Saul (Solomon) Feldthouse? le complesse e variopinte architetture sonore dei primi, esaltano perfettamente la moltitudine di soluzioni vocali del secondo. ?Egyptian Gardens? è uno psichedelico folk mediorientale, con Feldthouse che mutua i canti ed i lamenti di un muezzin, ?Hesitation Blues? un ironico blues d?avanspettacolo eseguito da un?orchestrina bluegrass e ?Keep Your Mind Open? attraversa delicatamente le atmosfere lisergiche, onirico invito ad espandere le proprie percezioni. ?Oh Death? è uno dei capitoli più strabilianti? i Kaleidoscope rileggono lo standard di Dock Boggs verniciandolo di lugubre inquietudine, con la voce di Feldthouse che si fa tetra e profonda, tracciando nitidamente la strada che anni più tardi Nick Cave eleverà a forma d?arte; mentre più scanzonata e divertita è la cover ?Minnie The Moocher? di Cab Calloway con violini, cajun e banjos che la trasformano in un motivo zingaro, che suona familiare dai Balcani fino alla Striscia di Gaza. La ?doorsiana? ?If The Night? e la seriosa ?Please? sono due splendide ballate, ?Come On In? è uno strabiliante esercizio di vaudeville eseguito da una jug band, mentre ancora il misticismo mediorientale esce in ?Why Try?, stavolta fuso con il pragmatico folk americano, con un gioco a più voci tipico degli anthems british invasion, che avevano appena invaso gli States. Ma il gioiello psichedelico del disco è ?Pulsating Dream?, perfetto manifesto per la Stagione dell?Amore, ricorda molto da vicino i Byrds, pur avendo una spinta lisergica ed un calore potente, che forse difettava un po? ai più freddi e famosi conterranei.

I Kaleidoscope sono una piccola orchestrina variopinta ed impazzita, e l?elenco di strumenti suonati dai 5 nel disco ne è fulgida testimonianza: banjo, fidale, mellotron, guitar, harp guitar, 7-string banjo, saz, bouzouki, dobro, vina, oud, doumbeck, dulcimer, 12-string guitar, violin, viola, bass, piano, organ, harmonica, mandolin, percussions, drums, timpani, oltre alla splendida voce di Feldthouse ed al suo contrappunto di Darrow.

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Riassunto del Bot

Side Trips è il debutto del quintetto kaleidoscopico di Berkeley che mescola folk psichedelico e sonorità mediorientali in 26 minuti intensi. I membri, polistrumentisti e vocalist, creano atmosfere variegate e originali. Il disco alterna brani ironici a ballate intense, evidenziando una grande varietà di influenze e strumenti. È un piccolo gioiello vintage, caratterizzato da sperimentazioni sonore e un calore emozionale che anticipa alcune tendenze future.

Tracce video

01   Egyptian Gardens (03:08)

02   If the Night (01:51)

03   Hesitation Blues (02:32)

04   Please (03:22)

05   Keep Your Mind Open (02:21)

06   Pulsating Dream (02:00)

07   Oh Death (03:31)

08   Come on In (02:11)

09   Why Try (03:44)

10   Minnie the Moocher (02:15)

Kaleidoscope

Nome condiviso da due gruppi distinti: a Londra, il quartetto pop-psichedelico di Peter Daltrey/Eddie Pumer (debutto con Tangerine Dream, 1967, Fontana); a Berkeley, l’ensemble psichedelico e polistrumentale di David Lindley, Solomon Feldthouse, Chris Darrow, Chester Crill et al., noto per la fusione folk-blues-mediorientale (Side Trips, A Beacon From Mars, Incredible!).
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