L'ultima uscita discografica dei Kamelot è un live che segue, e ripropone quasi per intero, l'ultimo studio-album del 2005, "The black halo", forse il più maturo della loro giovane ma già consistente discografia.
Diremo subito che il lavoro di produzione è eccellente sotto ogni punto di vista, immagini e suoni cristallini, puliti, precisi, tanto che si potrebbe, ad essere bastardi e pignoli fino in fondo, sospettare maneggiamenti di post-produzione… ma così non è! Nulla da eccepire dunque, questo dvd riesce a trasportare nel salotto di casa vostra l'entusiasmo ed il calore del pubblico nonché l'energia generosamente profusa a piene mani dal gruppo. Consiglio dunque di procurarsi l'edizione limitata con doppio cd + doppio dvd in luogo del solo doppio cd.
Si, perché purtroppo la sola esperienza audio perderebbe inevitabilmente qualche punto se non supportata anche dal lato visivo. Questo live è una vera gemma, tecnicamente impreziosita com'è da uno stuolo di telecamere, ben 18, dirette ad arte da Patric Ullaeus. Diamo finalmente il dischetto in pasto al lettore e mettiamoci comodi!… l'intro rende un gradito omaggio a noi altri poiché trattasi della lieve e brevissima "Un assassinio molto silenzioso" cantata, in un italiano a dir poco maccheronico, da Cinzia Rizzo.
Dopo questo apripista si cambia decisamente registro: è il turno di "The black halo", la title-track dell'album precedentemente menzionato. Direi che è il caso di aprire subito una parentesi che voglio intitolare "La voce di Khan"… trovo che la voce di Khan abbia qualcosa di magico, per me è già di per se stessa l'essenza della melodia, è uno strumento musicale aggiunto a chitarre, batteria e compagnia bella… il fatto poi di "giocare in casa" dato che è norvegese e la serata si svolge per l'appunto ad Oslo, non può che servirgli da incentivo per sfoderare una prestazione maiuscola, ergo… nessuna incertezza nello spaziare dalle ballate straccia-mutande alle cavalcate ritmiche che più serrate non si può.
Dopo questa personale impressione che mi sentivo in dovere di fare, via di nuovo con la musica! Ammaliati da giochi di luce molto ben orchestrati soprattutto sui toni di rosso e di blu, parte una sfilza dei pezzi più belli tanto da poter considerare questo lavoro un "the best of" in versione live. Stupenda e tiratissima "Soul society" forse la canzone che, tra tutte, più mi fa scuotere la testa e sudare le mani. Sulla stessa lunghezza d'onda viaggiano anche "The edge of paradise" e "Center of the universe". In quest'ultima però Khan svicola ed evita saggiamente un paio di acuti (presenti nella studio-version) che potrebbero fargli rimediare una figuraccia.
Un incedere orientaleggiante ci introduce "Nights of Arabia", illuminata mirabilmente nel finale dall'intervento di Elisabeth Kjaernes. Parte da qui il particolarmente nutrito elenco degli ospiti presenti: si va da Mary Youngblood, moglie del chitarrista Thomas, presente in ben tre pezzi ('Center of the Universe', 'Abandoned' ed 'Elizabeth') alla meravigliosa (in tutti i sensi credetemi!) Simone Simons degli Epica che duetta con Khan come meglio non si potrebbe in "The haunting". L'esecuzione vocale è talmente perfetta e aderente all'originale da risultare commovente. Ma in quanto ad intensità e commozione, nulla può superare il meraviglioso duetto tra il nostro e la già citata Mary Youngblood in "Abandoned" forse la ballata più intensa dei Kamelot; travolti da una finta nevicata i due si lanciano in un duetto davvero… da brividi!!
Nella successiva "Forever", l'ugola d'oro coinvolge (o forse sfida?) il pubblico con cori molto dilatati, più adatti però all'interno di uno stadio. Menzione particolare merita il batterista Casey Grillo: una macchina da guerra, uno schiacciasassi della doppia cassa, un minipimer-umano forse un filino narciso, ad ogni colpo di rullante corrisponde un roteare di bacchette tra le dita, spettacolare ma esagerato, come una parata di Albertosi!
Nella seconda parte del concerto una menzione particolare va alla concept-song "Elisabeth", un capolavoro di raffinatezza e buon gusto dove si trova davvero di tutto. Questo pezzo è il diavolo e l'acquasanta, la carezza ed il pugno nello stomaco, accompagnati dalla recita allo specchio di Mrs. Youngblood. Ai ricami di tastiere di delicatezza inaudita nella prima parte si contrappone il poderoso incedere arabeggiante della seconda che fa davvero venire voglia di imbracciare una sei corde e cominciare a saltellare per la stanza. Per il resto niente altro che non abbia già detto, le solite melodiose cavalcate di "Forever" "Moonlight" "When the lights are down" e "The march of Mephisto".
In conclusione pollice decisamente alzato per un live che pare azzeccato fin dal titolo: "One cold winter's night", a ricordare lo scorso inverno, eccezionalmente rigido, che colpì il nord Europa e la Norvegia in particolare non senza gravi danni. Tanto freddo fuori ma un calore infernale nel parterre della mitica Rockfeller Hall di Oslo, avrei voluto esserci… . Tusen takk Kamelot!
La voce di Roy Khan non è solo bella e tecnicamente ineccepibile.
"One Cold Winter’s Night è un cd talmente coinvolgente che mi è costato 2.500,00 euro."