Copertina di Karate Unsolved
Melo

• Voto:

Per amanti del jazz introspettivo, appassionati di musica alternativa e raffinata, fan di karate e ascoltatori attenti ai dettagli sonori
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LA RECENSIONE

In assoluto il disco più pensato, più caldo e più riflessivo partorito dal fantastico trio americano che ci aveva già regalato delle piccole perle con i dischi precedenti.

Il nuovo millennio dei Karate si apre quindi con "Unsolved", autentico gioiello, jazz a tutti gli effetti. Il tepore delle corde della Stratocaster entra già nelle ossa dal primo pezzo, "Small Fires": i piccoli fraseggi sembrano invitare a un religioso silenzio, per cogliere ogni piccola sfumatura di quelle melodie accennate. Il basso, lunghissimo, sorregge il resto. L'attenzione è rotta da pezzi come "Sever" e "The Roots And The Ruins", quest'ultimo con un feeling delicatamente reggae che non stona affatto in mezzo a tutto questo jazz così "impegnato".

Un disco da ascoltare in cuffia: l'unico modo per non perdere neanche un sottile gemito della chitarra, un piccolo accento della cordiera del rullante nascosto sotto a tutto il resto, un sussurro della voce così "afona" di Geoff. Fatemi un favore, ascoltatelo solo se non siete di fretta.

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Riassunto del Bot

Unsolved è il disco più maturo e riflessivo del trio americano Karate, che fonde jazz e tocchi di reggae in un viaggio musicale caldo e dettagliato. L'ascolto in cuffia è consigliato per cogliere ogni sottigliezza delle melodie e degli arrangiamenti. L'album si apre con 'Small Fires', mentre brani come 'Sever' e 'The Roots And The Ruins' aggiungono varietà e profondità. Un'opera essenziale per chi ama il jazz intimista e la cura nei dettagli sonori.

Tracce testi video

01   Small Fires (06:17)

02   The Lived-But-Yet-Named (04:42)

03   Sever (05:54)

04   The Roots and the Ruins (03:02)

Leggi il testo

05   Number Six (05:09)

06   One Less Blues (05:49)

07   The Halo of the Strange (03:28)

08   The Angels Just Have to Show (06:09)

09   This Day Next Year (11:14)

Karate

Karate è un trio statunitense formatosi a Boston nei primi anni ’90. Guidati da Geoff Farina, con Jeff Goddard al basso e Gavin McCarthy alla batteria (e con Eamonn Vitt nei primi anni), hanno unito indie rock, post-rock/slowcore e sensibilità jazz, pubblicando album su Southern e partecipando al progetto In the Fishtank di Konkurrent. Si sono sciolti nel 2005.
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