Pochi li conoscono, ancor meno saprebbero citare un qualsiasi loro titolo... Eppure questi danesi (eh sì, Danimarca!) sono i Radiohead se York e compagni non avessero intrapreso nuove strade musicali... Forse sarò tacciato di eretismo musicale, ma vi assicuro che ai Radiohead non hanno nulla da invidiare (al massimo il conto in banca...).
Attivi dal 1994, con alle spalle quattro album e alcuni EP (tra cui cito lo splendido "Zitilites" del 2003 ed il precedente "The Good Life" del 1999), i Kashmir sono una formazione che sa creare musica di ottima fattura, con sonorità curatissime, nelle quali ogni strumento trova il suo spazio, senza eccessi e senza protagonismi; un basso graffiante che lascia le sue incisioni su muri di chitarre elettriche, che si stendono come un velo leggero su una ritmica convincente e soprattutto coinvolgente e poi, su questo artistico affresco musicale, la voce di Kasper Eistrup, leader del gruppo, lascia pennellate dal tratto leggero, ma che sanno essere anche strazianti e lasciare un alone grigio, come se questo affresco lo stessimo vedendo attraverso una nebbia invernale.
Un po' rock e un po' noise-pop (se mi si passa l'azzardo), i brani fluttuano tra melodia e sperimentazione ed i testi vanno a volte rivoltati, perché ci rivelino i reali significati. E poi... E poi come non citare "The Cynic" e "Black Building"... due brani sui quali hanno collaborato due mostri sacri della musica con la M: rispettivamente un certo David Bowie e un certo Lou Reed! Il primo si é addirittura candidamente definito un fan della band (ci sarebbe da farsela addosso dall'emozione dopo una dichiarazione del genere per un gruppo ancora semisconosciuto!!). Insomma, questi quattro danesi ci sanno proprio fare e non a caso Tony Visconti, già produttore del Duca Bianco, ha voluto curare la produzione di questa loro ultima fatica... pochi li conoscono, ancor meno saprebbero citare un qualsiasi loro titolo... Chissà che le cose non cambino... se lo meritano davvero!!