Chi conosce bene i Katatonia conosce anche la loro filosofia musicale: dagli esordi quasi black/doom del passato hanno evoluto il loro suono, sono diventati fautori di una musica malinconica che colpisce dritto al cuore, orgogliosi alfieri di un mondo nero e disperato come solo potevano concepirlo.
"Discouraged Ones", dai colori caldi e opprimenti, era una perla di dolore e malinconia, una caduta in un pozzo senza fine; "Tonight's Decision", freddo nei colori e nelle sensazioni, era come una risalita, una botta di suono che spazzava via tutto il marciume precedente, una tempesta di gothic rock poetico e viscerale, rasentando comunque il filo della disperazione...
Ora, con "Last Fair Deal Gone Down", non si poteva arrivare che alla pura miseria rassegnata, alla totale disillusione. Il culmine di un mal di vivere portato avanti ormai da ben due album (volendo ignorare quelli di inizio carriera come l'immenso capolavoro "Brave Muyrder Day" che appartengono ad un diverso periodo compositivo della band svedese) che non poteva far altro che esplodere. Tuttavia un disco non del tutto riuscito: seppur tremendamente intenso nelle sensazioni, sembra però che i Katatonia, immersi nelle loro ricerche spirituali, abbiano perso un po' quel carisma che li contraddistingueva in passato, dando vita a composizioni notevoli ma anche ad altre meno ricercate e, diciamo così, sempliciotte.
Era normale però che il gruppo arrivasse a questo punto, dopo una parabola umorale sempre più proiettata verso il basso, dopo aver esplorato ogni territorio possibile nell'ambito del cosidetto depressive-gothic metal. Un gruppo che però continua a stupire come ha sempre fatto, come dimostrano le bellissime "Tonight's music", "Tearges" o "Sweet Nurse", con ritornelli che si scolpiscono nel cuore e non escono più, o "Passing Bird" dai toni quasi doom in perfetto stile Candlemass, senza dimenticare canzoni più agressive e ricercate come "Transpire", "Clean Today" e "Don't Tell A Soul", con più di un cedimento in alcuni casi ma sempre e comunque intense, o composizioni come "Chrome" o "Future Of Speech", riconoscibili in più casi per lo stile tipicamente katatoniano ma forse proprio per questo belle da innamorarsene al primo ascolto.
Insomma, non il miglior album del gruppo, ma un capitolo a dir poco fondamentale nella loro discografia. Gran bel disco in ogni caso (il voto 3 può sembrare basso ma per me corrisponde a un 7,5).
Una pugnalata al fegato non è mai stata così dolce…
Il CD parla da sé e non ha bisogno di parole.
Quest'album ha tutte le carte in regola per diventare un futuro capolavoro.
Vi lascerà una strana sensazione, che non vorreste abbandonare più.