Un capitolo così complesso e tragico della storia moderna come i Troubles in Irlanda del Nord merita una breve introduzione. Il conflitto coinvolse tre attori principali: gruppi paramilitari repubblicani (principalmente l’IRA e la meno conosciuta Irish National Liberation Army), paramilitari lealisti (residenti locali nord-irlandesi) e le forze di sicurezza britanniche.
Secondo i dati dell’Archivio CAIN, i gruppi paramilitari repubblicani sono stati di gran lunga gli attori più letali del conflitto, sia in termini assoluti che in relazione alle loro dimensioni. Furono responsabili di circa il 59% di tutte le vittime, contro il 30% attribuito ai paramilitari lealisti e il 10% alle forze di sicurezza britanniche.
Questi dati evidenziano la straordinaria capacità offensiva dei gruppi paramilitari repubblicani e mostrano come la causa repubblicana non possa essere semplicemente ridotta a una lotta tra vittime e oppressori. L’IRA rimane una delle organizzazioni terroristiche più tristemente note dell’Europa occidentale, responsabile non solo di attentati contro obiettivi militari e politici, ma anche dell’uccisione di presunti informatori e traditori, argomento affrontato nel libro bestseller Say Nothing: A True Story of Murder and Memory in Northern Ireland.
Conoscendo sia cittadini irlandesi che britannici, ho capito che il conflitto continua ancora oggi a ispirare lealtà accese e risentimenti altrettanto forti. Ancora oggi, molti partecipanti e osservatori restano convinti che la storia sia completamente dalla loro parte. Quando il leader dello Sinn Féin - Gerry Adams - appoggiò il processo di pace e il cessate il fuoco dell’IRA, molti britannici continuarono a considerarlo soprattutto attraverso la lente del terrorismo, mentre altri lo vedevano come una figura chiave per la fine di decenni di violenza.
Per fortuna, non devo scegliere da che parte stare. Un regista, però, spesso lo fa.
Ken Loach non ha mai nascosto dove risiedano le sue simpatie, e in questo non c'è nulla di sbagliato. Tutti sanno da quale parte tende a schierarsi e, in molti dei suoi film, questo coinvolgimento conferisce alle sue opere passione e convinzione. In una situazione complessa e tragica come quella dei Troubles, tuttavia, il suo approccio risulta decisamente meno persuasivo.
La storia segue Paul Sullivan, un avvocato americano per i diritti civili che rimane coinvolto nelle vicende del capitano Harris, ex agente dell’intelligence britannica le cui azioni innescano una catena di eventi destinata a sfociare nella tragedia e nello scandalo politico. Personalmente, avrei preferito che il destino di Sullivan emergesse gradualmente nel corso dell'indagine anziché essere rivelato immediatamente, ma la suspense non è mai stata il principale interesse né il punto di forza di Loach.
L'investigatore britannico Peter Kerrigan arriva per esaminare il caso e finisce presto per avvicinarsi a Ingrid, la compagna di Sullivan distrutta dal dolore. Insieme ricompongono i pezzi di una cospirazione sempre più improbabile che conduce a una conclusione piuttosto insoddisfacente.
Il film soffre di due problemi principali.
Il primo è il tipico “realismo” in stile documentaristico di Loach. Presentare gli eventi senza abbellimenti visivi è una scelta artistica perfettamente legittima, e nessuno guarda un film di Ken Loach aspettandosi una fotografia spettacolare. Tuttavia, questo stile può anche essere fuorviante, creando un’impressione di neutralità che in realtà non c’è. Loach non presenta i fatti in modo imparziale; li filtra attraverso la sua lente ideologica estremamente selettiva.
Il secondo problema è ancora più lampante. Harris, uomo pienamente consapevole di essere sorvegliato, organizza un incontro fondamentalmente inutile all’alba, in mezzo al nulla, pur sapendo che sia lui che Sullivan sono sotto controllo. Lo scenario è talmente inverosimile che mina l’intera narrazione. Se volessi essere particolarmente severa, aggiungerei che anche il secondo, fatale incontro sembra quasi altrettanto forzato.
Il film riversa come al solito l'ostilità di Loach nei confronti del Thatcherismo degli anni Ottanta, ma suscitò più polemiche per la sua presunta posizione a favore dell’IRA, ed è facile comprenderne il motivo. L'approccio di Loach elimina gran parte della realtà caotica e sfaccettata dei Troubles. Le azioni dei paramilitari repubblicani e lealisti vengono in larga misura presentate come reazioni all'oppressione dello Stato piuttosto che come le azioni di organizzazioni capaci di commettere atrocità di propria iniziativa.
Come dichiarazione politica, Hidden Agenda è abbastanza chiara. Come analisi di uno dei conflitti più complicati della storia britannica moderna, appare selettiva, semplicistica e in fin dei conti poco convincente.
Dunque, perché guardarlo? Perché i buoni film politici non sono necessariamente quelli che ci convincono, ma quelli che ci costringono a pensare, a discutere e a mettere in discussione le nostre stesse convinzioni.
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