"Loverboy" è una commedia del 2005 che vede alla regia il famoso attore Kevin Bacon. Il risultato è discreto, ma la tesi del film è discutibile. Si narra di una giovane donna (interpretata da Kyra Sedgwick, moglie di Bacon nella realtà) che culla con insistenza un desiderio di maternità esclusivista. La donna pretende di allevare il figlio che arriverà senza un compagno e desidera portare avanti la cosa in assoluta autonomia. Si mette dunque a cercare il padre solo in base all'aspetto o alla predisposizione culturale e tenta di accoppiarsi con molti uomini in poche ore per ottenere una miscela di sperma eccellente e produrre un figlio eccezionale. Ottiene molti rapporti e scansa qualsiasi possibile legame senza però mai ottenere il risultato sperato. In un incontro casuale con un uomo d'affari però, Kyra otterrà l'ambita gravidanza.

Una volta madre si premurerà di scegliere una città tranquilla per allevare il neonato con le migliori condizioni, ma senza un padre. Parallelamente il regista Bacon mostra il passato della donna, che da bambina subiva l'indifferenza dei genitori. Pare che il meccanismo messo in atto porti lo spettatore a giustificare i comportamenti di Kyra adulta. Le mancanze dell'infanzia la spingono a diventare un'adulta che desidera l'opposto per il proprio figlio, ovvero un'ossessiva e soffocante dedizione al bambino, quasi morbosa. I nauseabondi eccessi amorosi dei suoi inseparabili genitori, che culmineranno in un gesto estremo che lo spettatore scoprirà nel finale, porteranno Kyra adulta a respingere un compagno o una relazione stabile, proiettandola in toto al proprio nascituro.

Il bambino cresce tra le attenzioni estreme della madre e verso i sei anni comincia ad avere il desiderio di socializzare. La madre non vorrebbe, ma suo malgrado il bambino protesta vibratamente per ottenere la miseria di qualche esperienza nuova che non la includa. La sofferenza della madre è palpabile. E' un amore ossessivo e distorto, una forma di amore da dare perché mai ricevuto, una forma di amore estrema che porterà a pensieri estremi.

Il film non è affatto volgare. Ci sono momenti di tenerezza e riflessione, parentesi musicali graziose in omaggio "all'alieno" (ed alienante) David Bowie, simbolo di una ribellione giovanile in cui la bambina Kyra coltivava il suo desiderio di riscossa (come nella canzone dedicata agli esterrefatti genitori "C'è Vita su Marte"). Le figure dei personaggi non sono troppo approfondite. C'è per esempio Sandra Bullock, nei panni di una madre che dedicava al figlio piccoli gesti, ma che per Kyra bambina avevano il gusto di grossi privilegi. C'è un Kevin Bacon padre malconcio ma innamorato della compagna Marisa Tomei, splendida e luminosa ma accantonata in un ruolo marginale. La fotografia è decorosa, la trama discretamente fluida e la narrazione piacevole. Lo spettatore può rimanere più o meno amareggiato o coinvolto, soprattutto per i risvolti conclusivi che sono portati da una risultante comune degli estremi comportamentali, in tema di amore, del passato e del futuro.

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