Copertina di Kirsty MacColl Titanic Days
Danny The Kid

• Voto:

Per appassionati di musica autobiografica, fan di kirsty maccoll, amanti del pop rock, folk e blues, ascoltatori attenti e riflessivi.
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LA RECENSIONE

Capire "Titanic Days" non è facile come potrebbe sembrare, per apprezzarlo appieno, per comprendere tutti le piccole sfaccettature, i sentimenti, le sensazioni in esso contenute bisogna contestualizzarlo attentamente: chi già conosce Kirsty parte sicuramente avvantaggiato, sa che lei non ha mai avuto remore di nessun genere ad usare la sua musica per esprimere idee ed emozioni e che per tutto il corso della sua carriera non ha mai legato il suo nome ad un genere particolare, spaziando con disinvoltura dal rockabilly al country passando per pop rock, folk acustico, sonorità caraibiche e molto altro ancora.

Da questo punto di vista "Titanic Days" si conferma un album nel più puro stile Kirsty MacColl, e tuttavia suona profondamente diverso da tutto il resto della sua produzione: meno eclettico, meno sognante del capolavoro "Electric Landlady" che l'aveva preceduto, "Titanic Days" arriva in un momento cruciale della vita di Kirsty, in cui un'ormai piena e realizzata maturità artistica ed autorale coincide con un periodo molto difficile dal punto di vista personale, la fine del suo matrimonio con Steve Lillywhite ha ripercussioni profonde sull'album, e come tutti i traumi fa inevitabilmente riaffiorare altri fantasmi del passato, in particolare la morte ancora recente del padre Ewan. Dimostrando grande carattere e forza d'animo, Kirsty sceglie non solo di sfogarsi ma soprattutto di reagire, di tenere la schiena dritta e la testa alta, di guardare negli occhi tutte le sue fragilità, i suoi problemi e le persone che l'hanno delusa, e di farsi forza, riprendersi in mano la sua vita. "Titanic Days" è una perfetta cronaca di quel momento così intenso e difficile, un album spiccatamente autobiografico ed autoreferenziale, disilluso, arrabbiato, anche sarcastico in alcuni momenti, ma in cui emerge ancora la "vecchia" Kirsty, quella Donna semplice, intelligente, ironica e sensibile che ho imparato a conoscere e ad amare nelle sue uscite precedenti. Con queste premesse, "Titanic Days" non può che essere il suo album più strettamente personale, struggente e liberatorio, schietto e diretto come sempre.

Forse è solo una considerazione personale influenzata dalle mie sensazioni, ma secondo me "Titanic Days" è un album in cui è molto difficile non identificarsi, se non in toto almeno in alcuni passaggi: le canzoni dell'album parlano di qualcosa di vero e semplice, emozioni e situazioni in cui praticamente tutti si sono ritrovati nel corso della propria vita, il bisogno di avere qualcuno al proprio fianco, i rimpianti di una storia finita male, il brivido di un'avventura fugace, l'impulso di rifugiarsi nei propri sogni e la voglia di ricominciare da capo. Kirsty non lascia niente tra le righe, si esprime senza troppi giri di parole, da "You'll never stop running, it's like waiting for christmas again, it's all lost in the blink of an eye" a "I've been an awful woman for all my life, a dreadful daughter and a hopeless wife, and I've had my eyes on that carving knife" l'album è pieno di sfoghi e di stilettate, le amarezze di una donna forte che sceglie di esplodere, peraltro con grandissimo self control ed eleganza, piuttosto che implodere e collassare su sè stessa.

Musicalmente l'album dà pochi punti di riferimento stabili, come sempre quando si parla di Kirsty MacColl il vero trait d'union è rappresentato dalle atmosfere e dalle emozioni, che in questo caso sono particolarmente forti e ben delineate, come ovvia conseguenza del retroterra su cui si è sviluppato "Titanic Days". Uno degli episodi più iconici dell'album è sicuramente "Bad", con quell'atmosfera da fumoso locale notturno così intensa, sensuale e soavemente amara, che trova la sua naturale confluenza nel blues rock latineggiante di "Can't Stop Killing You", accompagnata dalla chitarra dell'amico Johnny Marr. In "Big Boy On A Saturday", energico e trascinante inno anti stupidità e superficialità emergono sonorità power pop con reminescenze r'n'r, ma più in generale "Titanic Days" si fa ricordare anche come l'album più elettronico di Kirsty, dall'estatica cantilena new age di "Angel" ad una ballad malinconica come "Don't Go Home", ma soprattutto lo spleen emotivo di un'epica titletrack e l'amara disillusione crepuscolare di "Tomorrow Never Comes", triste ma meravigliosa conclusione.

Non viene tuttavia dimenticato il lato più folkie di Kirsty, che aveva costituito l'ossatura portante di "Electric Landlady", e che, anche se decisamente ridimensionato, riesce ad esprimersi in "You Know It's You", che come prima canzone in scaletta può apparire leggermente dimessa ma introduce perfettamente l'ascoltatore nei fragili equilibri emotivi su cui si snoda l'album, e soprattutto due grandi highlights di "Titanic days", la leggera, soave e malinconica ballad acustica "Last Day Of Summer", capolavoro di semplicità melodica reso ancora più splendente dalla voce unica di Kirsty e la canzone più conosciuta dell'album, "Soho Square", una simbolo destinato a rimanere per sempre associato alla sua memoria, "One day I'll be waiting there, no empty bench in Soho Square", parole di una ragazza che non perderà mai la speranza e la voglia di vivere, incise su una panchina nella nota piazza londinese, il suo monumento che non è una statua ma un oggetto semplice e rappresentativo, come lei stessa non ha mai smesso di essere.

Da un punto di vista più terra terra e più strettamente musicale non posso dire che "Titanic Days" sia il suo miglior album, e mentirei spudoratamente se dicessi che la Kirsty MacColl di episodi come "Angel", "Don't Go Home" e "Just Woke Up" sia la mia Kirsty preferita, diciamo che tra canzoni meravigliose ed iconiche c'è anche qualche episodio un po' debole, questo non è sicuramente l'album più adatto per un primo approccio alla sua musica ed alla sua personalità, ma per chi intende conoscerla veramente diventa un passaggio obbligatorio ed imprescindibile. "Titanic Days" è uno spaccato di vita vissuta prima ancora di un album, la sua sincerità, il suo altissimo valore emotivo mettono inevitabilmente in secondo piano qualsiasi giudizio di altra natura, così deve essere per un disco che è figlio del cuore e poi, molto poi, della ragione.

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Riassunto del Bot

Titanic Days è un album profondamente personale e autobiografico di Kirsty MacColl, che riflette un momento difficile della sua vita. Le sonorità spaziano dal folk al blues rock, passando per atmosfere elettroniche, creando un quadro emotivo variegato. Le canzoni trattano temi universali come la fine di un amore, il bisogno di rinascita e la forza interiore. Non è l'album più accessibile per i nuovi ascoltatori, ma è imprescindibile per chi vuole conoscere veramente l'artista. L'opera si distingue per sincerità, eleganza e intensità emotiva.

Tracce testi video

01   You Know It's You (03:59)

04   Last Day of Summer (04:20)

06   Can't Stop Killing You (04:10)

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07   Titanic Days (05:43)

08   Don't Go Home (04:09)

09   Big Boy on a Saturday Night (03:56)

10   Just Woke Up (04:01)

11   Tomorrow Never Comes (04:46)

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Kirsty MacColl

Cantautrice britannica (1959–2000), figlia del folksinger Ewan MacColl. Nota per una scrittura arguta e melodie pop-folk, collaborò con The Pogues, The Smiths e Talking Heads. Moglie del produttore Steve Lillywhite negli anni d’oro, concluse la carriera con la svolta latina di Tropical Brainstorm. Morì nel 2000 in un incidente nautico in Messico.
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