LoneSwordsman

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Per appassionati di musica elettronica, collezionisti di dischi vintage, fan dei kraftwerk, cultori di sperimentazione sonora e novità musicali.
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LA RECENSIONE

Considero i Kraftwerk come i geni tra i più mentalmente malati della storia musicale... è per questo che mi piacciono.
Ora non voglio stare a ripetere di quanto i Kraftwerk siano stati e siano tuttora, seppur più raramente, importanti e trascinatori nell'evoluzione della scena elettronica mondiale, perché è risaputo (o per lo meno dovrebbe esserlo ;) ...
Ciò che forse non tutti sanno, è dell'esistenza di tre precedenti "album" (se così è consentito chiamarli) all'epico "Autobahn" (1974) cioè di questo "Kraftwerk I" e dei ancora meno conosciuti "Kraftwerk II" e "Ralf und Florian" rispettivamente del '71 - '72 - '73, tutti creati quando ancora i componenti della banda erano soltanto Ralf Hutter e Florian Schneider.

Bene, in questo primo Cd, della durata di 40 minuti, non è scontato riconoscere le stesse mani che crearono "The Man Machine" e via dicendo e sarà una gran sorpresa per tutti poter sentire chiaramente su un paio di brani (tirati poi all'estremo grazie alla loro magistrale elettronica) batteria ritmica, bassi accompagnanti, chitarre melodiche/ghignanti e flauti trascendenti.

Tutto si apre con "Ruckzuck", una traccia dove inizialmente flauti soffiano dai sintetizzatori accompagnati da batteria, basso, e chitarra con un ritmo accattivante per poi aumentare sempre più di intensità e tempo (evolvere che sempre distingue le loro opere) distorcendosi in tutti gli spazi tempo/celebrali possibili...
"Stratovarius" potrebbe dapprima suggerire che il nome le è stato dato dal suono prodotto dallo sbudellamento delle corde di "stradivari" appunto, ma il tutto non porta che ad una manciata di passi e un farfugliare che aprono una seconda parte suonata realmente, che viene seguita sempre dall'egregia manipolazione elettronica... e via con un nuovo rush con conseguenti sborrate celebrali... apici che lasciano poi subito spazio al susseguirsi di ipnotiche e lente riprese.
A metà cd vi renderete conto di trovarvi nel bel mezzo di una bosco incantato con elfi, gnometti e fatine finché dopo nuove progressioni più o meno lunghe vi ritroverete all'ultima parte che non può essere considerata se non un orgia dove ci rientra tutto, sbrodolante di tonalità e colori fra i più disparati sapientemente impastati da questi due pazzi geni della manipolazione sonora...

Cosa dire? In questo album non c'è nulla di scontato, e nulla è lasciato al caso; pochi sanno farti cambiare d'umore da un momento all'altro come i Kraftwerk: renderti da calmo e pacato a schizzato ed isterico in un batter di ciglia... è pura alchimia musicale.

Il voto cmq è di 4/5 solo perché non vorrei spaventare troppo all'ascolto qualche neofita per sentirmi dire "ma che è 'sta roba?!"... ma se fosse per me avrebbero un 5 fisso ;)
Sensazioni e schizzi celebrali allo stato puro! Yattah!

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Kraftwerk I come un album sorprendente e innovativo, lontano dal loro stile più noto. L'opera contiene sperimentazioni sonore, con ritmi ipnotici e un mix di strumenti acustici ed elettronici. L'autore evidenzia la capacità del duo di trasformare l'ascolto in un'esperienza alchemica ed emozionante, consigliando l'album soprattutto a chi cerca novità e profondità sonora.

Kraftwerk

I Kraftwerk sono una band tedesca fondamentale per la storia della musica elettronica. Partendo dal krautrock sperimentale dei primi anni '70, hanno rivoluzionato il pop fondendolo con la tecnologia e la cultura della macchina.
42 Recensioni

Altre recensioni

Di  caesar666

 L'influenza che la musica del gruppo ha avuto su tutta la musica elettronica successiva... è infatti impressionante.

 Questo è un album epocale.


Di  123asterisco

 Il suono che da questa ricerca risulta; ricerca, la loro, d’affinamento e d’esplorazione.

 Il doppio movimento “in corso” che questo cono-di-plastica denota.