"Too Much Happiness.." dà inizio al fenomeno Linea 77. Prima ancora della svolta commerciale, prima ancora di un evoluzione che forse non era proprio consona al loro sound, prima ancora di MTV.... c'erano loro: cinque ragazzi fiondati nella soporifera periferia di Torino e costretti a viverci. Le possibilità di svago non sono tante a dir la verità, e i nostri fanno quello che possono : ci si droga un po', si fa il giro delle disco, si balla fino all'alba musiche neanche tanto piacevoli, e poi magari se hai fortuna trovi una figa che te la dà... Oppressi dalla monotonia, annoiati da un ambiente sempre uguale a sè stesso, i nostri, da bravi cittadini, optano per un cambio netto. Testualmente, la decisione unanime è "Facciamo un po' di sano baccano".
Chiariamo subito, "Too Much.." non è ai livelli del più maturo e ispirato "Ketchup Suicide", che a mio parere resta la migliore espressione dei Linea. Dopodichè i nostri si sono un po' persi. A dire il vero mi riesce ancora difficile capire in quale "dove" la loro musica è deragliata. Insomma, i Deftones hanno optato per un po' di elettro-dark, i Korn e i System of a Down (Ahimè, anche loro) si sono scontrati con il pop. I Linea? Boh. È stato apprezzabile la voglia di sperimentare, rivoluzionare il proprio sound, questo sì. Ma riascoltando i primi due lavori ci si accorge che questa svolta forse era meglio evitarla.
Schiacci il tasto Play, e parte "Touch". Non fai neanche in tempo a dire "Cazzo questo è lo stesso inizio di una canzone di Van Hal...", che una bordata hardcore ti investe in pieno il timpano. Più che un soffice tocco, "Touch" sembra un missile nei denti, con quell'urlo sgraziato iniziale e quel "PamPamPamPamPamPam-PAPAPAPA-PamPam.." di chitarra, così semplice ma così potente e immediato da lasciarti attonito. La sezione ritmica è costituita da un basso molto presente, e una batteria precisa e veloce. Tra urla e guaiti, tra melodia e rabbia, le due voci si alternano e si sovrappongono, per andare a completare un quadro che "più pogo di così non si può". Il disco prosegue come una massa compatta di hardcore-crossover, che va a pescare molto dal metal e dal lato aggressivo dei primi lavori targati Deftones.
"Meat" è più articolata: dopo un incipit enfatico, troviamo un ritornello melodico e veloce che si alterna ad un riff imponente ma piacevole, con un bel duetto di Emo e Nitto, le due voci. Spicca anche "90' ", traccia completamente in italiano, un'altalena di strofa semi-rappata e ritornello urlato, una miscela adrenalinica e frizzante, anche se non delle più originali. "Tutto quello che ho sempre voluto" resterà per me la loro canzone più bella. Introdotta da un arpeggio distorto e maligno, presenta un testo nostalgico e disincantato, per poi esplodere nel veloce ritornello. Stupenda la fine, un duro marasma dinnanzi al quale i nostri padiglioni non possono far altro che inchinarsi, piegati dalla possenza di questo suono.
"Too Much...", autoprodotto, segna l'inizio della crossover band italiana più importante, notevole in studio, distruttiva dal vivo. I Linea di una volta insomma, distanti anni luce dal nuovo sound, distanti anni luce dalla loro nuova immagine. Prima ancora che si chiamassero Quelli-Che-Hanno-Cantato-Con-I-Subsonica, c'erano i Linea 77. E in fondo, a noi piace ricordarli così.
La canzone più violenta dell'intero album è "Touch" (che dal vivo spacca un casino).
"Meat", il singolo attraverso il quale realizzeranno il loro primo video, riassume l'intero spirito dell'album.