Copertina di Linkin Park One More Light
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Per fan di linkin park, appassionati di musica rock e pop, critici musicali, ascoltatori di musica alternativa
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LA RECENSIONE

Dopo un ottimo “The Hunting Party”, i Linkin Park deludono i loro fan con “One More Light”… Si parte col dire che i LP hanno sempre sperimentato, ed io sono il primo a dire che sperimentare è utile e che ispira, ma questo NON è SPERIMENTARE… Questo è prendere dei campionamenti elettro-pop di tipo Helsey/Katy Parry, mettere dei sintetizzatori molto pigri in sottofondo, e fare qualche canzoncina da quattro soldi… L’unico brano che mi ha VERAMENTE trasmesso qualcosa è proprio “One More Light”… Se questo disco l’avesse inciso un artista pop che va adesso, sarei stato più contento… Non avevano proprio altre idee eh? La maggior parte dei brani sono uguali fra di loro, o al massimo sono canzoni basate su una chitarra acustica e la voce. Passo subito al giudizio finale… Voto: 4… Speravo durasse di più questa recensione, ma purtroppo o per fortuna, ho preferito dire cosa ne penso e basta, dopottutto, cosa si può di questo disco apparte la sua orcchiabilità?

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Riassunto del Bot

La recensione di One More Light evidenzia come l'album rappresenti una netta delusione rispetto al precedente The Hunting Party. Il tentativo di sperimentazione è ispirato male, risultando in tracce pop superficiali e poco originali. Solo il brano title track riesce a trasmettere qualche emozione. Il voto finale basso riflette la percezione di un lavoro poco motivato e omologato.

Tracce

01   Nobody Can Save Me (03:46)

02   Sharp Edges (02:58)

03   Good Goodbye (03:31)

04   Talking To Myself (03:51)

05   Battle Symphony (03:36)

06   Invisible (03:34)

07   Heavy (02:50)

08   Sorry For Now (03:24)

09   Halfway Right (03:34)

10   One More Light (04:15)

Linkin Park

Band statunitense nata ad Agoura Hills, California, nota per aver portato il nu metal al successo globale. Con una formazione iniziale che includeva due voci (Chester Bennington, Mike Shinoda), si è distinta per l'uso di chitarre, rap, elettronica e testi introspettivi. Dopo la morte di Bennington nel 2017, ha affrontato una fase di silenzio seguita da una rinascita con una nuova vocalist.
62 Recensioni

Altre recensioni

Di  AlexTheCrow

 "Cambiamento non è sinonimo di miglioramento."

 "Il disco suonerebbe, da un punto di vista strumentale, parecchio anonimo e riciclato, se non fosse per le voci di Chester Bennington e Mike Shinoda."