Copertina di Loney, Dear Sologne
E.Massaro

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Per appassionati di musica indie folk, ascoltatori di album rilassanti e riflessivi, chi cerca musica di sottofondo per concentrazione o relax.
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LA RECENSIONE

Loney, Dear - Sologne

"Loney, Dear" è lo pseudonimo che il cantautore svedese Emil Svanängen adottò quando autoprodusse il suo primo disco, "The Year of River Fontana". A seguito dell'inaspettato successo in patria, Emil produsse altri tre album prima di essere ingaggiato dalla Sub-Pop, con la quale rilasciò i suoi dischi migliori. L'ultimo dei quattro album autoprodotti si chiama "Sologne".

Cercando su Internet questo nome, quello che si troverà sarà una regione di campagna della Francia, nota soprattutto per la quiete e la tranquillità. Emil non avrebbe potuto scegliere nome più calzante per quest'album dai toni sereni, in cui anche la voce dell'artista sembra appena sussurrata. Il disco non è tra i più riusciti (si veda, ad esempio "Loney, Noir"), ma rispetto ai primi tre si nota già un evoluzione stilistica, che continua ad aumentare ad ogni release dell'artista.

La voce di Svanängen non è una delle più potenti, ma una delle sue grandi qualità, oltre al fatto di saper suonare bene diversi strumenti, è quella di riuscire a far sposare perfettamente tonalità vocali non eccessivamente particolari con una musica che le supporta appieno, rendendole quasi migliori: in pratica, le note composte dall'artista svedese rendono la sua voce estremamente più piacevole da ascoltare. Oltre questo, chi mastica un po' l'inglese capirà subito che i testi delle canzoni sono anche molto belli e ragionati, e spesso invitano alla riflessione. Insomma, ascoltare una sola volta un brano di questo album non basta quasi mai, lo si deve risentire più volte per apprezzarne la bellezza. Tra l'altro proprio in questo album inizia la collaborazione dell'artista con altri musicisti, tra cui la bella cantante Malin Ståhlberg, con i quali si crea un'intesa che rende molto più godibile la sua musica.

Tra i vari brani quelli che più mi hanno colpito sono "The City, The Airport", che tra le varie è quella un po' più movimentata, e "I Love you (In with the arms)"; quest'ultima è, per me, un piccolo capolavoro, sia per il testo, che per la melodia, che per l'interpretazione dell'artista. L'ho riascoltata più volte, e il senso di benessere e rilassatezza che mi regala questo brano è difficile da descrivere a parole: basta chiudere gli occhi e andare via.

Sologne è un album che difficilmente verrà apprezzato da chi non ama questo genere tranquillo, sereno, calmo. E' indicato per chi scrivendo, studiando o svolgendo altre attività del genere preferisce avere un sottofondo musicale che non lo distolga eccessivamente. E' anche ottimo per chi desidera un momento di relax o di quiete. I brani di Sologne suggeriscono sensazioni differenti a seconda di chi lo ascolta, quindi il mio consiglio e di dargli una chance.

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Riassunto del Bot

Sologne è un album sereno e contemplativo di Loney, Dear, che mostra un'evoluzione rispetto ai lavori precedenti. La musica è rilassante, la voce di Emil Svanängen si fonde perfettamente con composizioni delicate, mentre i testi invitano alla riflessione. La collaborazione con altri musicisti arricchisce il sound, rendendo il disco ideale come sottofondo per studio o relax.

Tracce

01   I Fought the Battle of Trinidad and Tobago (03:30)

02   Where Are You Go Go Going To? (03:18)

03   The City, the Airport (03:37)

04   Le Fever (03:55)

05   A Band (03:49)

06   Take It Back (03:14)

07   I Love You (In With the Arms) (04:45)

08   Grekerna (02:43)

09   I Lose It All (03:53)

10   Won't You Do? (02:31)

Loney Dear

Loney Dear è lo pseudonimo del cantautore svedese Emil Svanängen. Ha autoprodotto i primi dischi (tra cui The Year of River Fontana) e ha pubblicato in seguito album per etichette indipendenti, tra cui uscite su Sub Pop.
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