JAZZ 7,5/10
“Jazz” è l'ultimo grande album della Bertè prima dell'oblio e, come d'abitudine da qualche anno, viene registrato in America, nei Media Sound di New York nell'agosto 1983. Gli sessionist sono tutti statunitensi (i Platinum Hook, che già avevano suonato con la Bertè nel precedente album “Traslocando”, 1982). Onestamente, a distanza di anni, il bisogno di andare finire negli USA a registrare un album di pop italiano (seppur con venature rock) non è dato sapere ma, ieri come oggi, l'esterofilia “tira”. 8 brani, 35': tutto molto succinto. E, in alcuni casi, molto bello.
All'album lavora il meglio del cantautorato italiano: Ivano Fossati; Enrico Ruggeri; Guido Guglielminetti; Bernardo Lanzetti; Maurizio Piccoli; Luigi Schiavone. Tutti pronti a “donare” alla Bertè, ed alla sua voce, brani di prim'ordine. Il migliore è Fossati, ma Ruggeri, che firma 3 canzoni, è autore del brano più famoso dell'album: “Il mare d'inverno”. Ruggeri scrisse il brano grazie ad un motivo del tutto personale: una ragazza gli aveva tirato un pacco, non si era presentata ad un appuntamento, e lui davanti a sé, in pieno inverno, l'unica cosa che poteva osservare era il mare dato che si trovava (a quanto pare) in un piccolo centro tra Fano e Senigallia: la spiaggia di Marotta. Ruggeri, che si era congedato dai Decibel, aveva intrapreso la carriera solista senza alcun successo (fino a quel momento) e proprio “Il mare d'inverno” ne alzò le quotazioni. Scrive Dario Salvatori: “...[...] Crepuscolare e malinconica […] stempera nell'intimismo da un lato la vena descrittiva, dall'altro un punto di vista elegantemente tetro sulle cose […] Il tappeto elettronico dominante è completato nel finale dall'intervento struggente e decisivo dei fiati: questo arrangiamento, indissolubilmente legato alla canzone, si ripropone sia nella versione della Bertè che in quella di Ruggeri”. Ruggeri che la “riprese” nel 1984, l'anno dopo, e la inserì nel suo album “Presente”. Naturalmente non si contano le cover. Gran parte del successo lo si deve, certo, all'interpretazione della Bertè ma anche al ribaltamento del canone classico della canzone italiana a proposito del mare, visto spesso come un qualcosa di estivo, allegro, scanzonato, leggero e qui invece raccontato nella sua naturale tristezza invernale (il mare d'inverno, effettivamente, non mette allegria). “...Mare mare/qui non viene mai nessuno a trascinarmi via/mare mare/qui non viene mai nessuno a farmi compagnia/mare mare/non ti posso guardare così perchè/questo vento agita anche me” ha una bella forza evocativa, così come le discoteche illuminate piene di bugie e la musica banale che in estate, forzatamente, si diffonderà (ieri come oggi, appunto).
Le altre 2 di Ruggeri sono “Il testimone” e “La donna della sera”. Non un granchè, a dire il vero. “La donna della sera” sarà anche il titolo di una canzone di Angelo Branduardi (1994). Fossati, invece, è in forma strepitosa: a lui spetta l'apertura con la bellissima “Un automobile di trent'anni” e subito si mettono le cose in chiaro. Siamo negli anni '80, ergo batteria bella potente (con rullate a non finire), ritmo diretto senza pause, basso bello “diritto” ed immancabile sax e quel passaggio, “...non è qui/che avremmo impegnato il cuore” che è di una bellezza travolgente (oltre che, purtroppo, vero). La vita non è lineare, lo sappiamo, ma nella title-track Fossati ce lo ricorda (la vita è improvvisazione, come il jazz) cover di “Sina”, brano del cantautore brasiliano Djavan (autore, quest'ultimo, che la Bertè “saccheggierà” anche in futuro, senza molte lodi). Maurizio Piccoli scrive la convincente “Così ti scrivo” e la molto meno convincente “Quanto costa dottore”, mentre a Bernardo Lanzetti viene lasciata la chiusa con “Ho chiuso con il rock'n' roll”, rockettone potentissimo con un assolo a firma Fossati da incorniciare (il quale, nell'album, suona pure il pianofortte, la tastiera, lo xilofono, il flauto dolce ed il sintetizzatore: di tutto un po').
Dall'album non sarà estratto nemmeno un singolo (anche se “Il mare d'inverno” sarà oggetto di un videoclip con Loredana Bertè in veste di regista) eppure è il suo album di sempre di maggior successo commerciale. Ne esiste una bella versione in vinile ma in CD no (l'ultima edizione risale a molto tempo fa) ed è dunque di difficile reperibilità, se non a prezzi folli. Per me, uno dei suoi migliori. Vale la pena ricordare che il post-”Jazz” vedrè la Bertè soccombere tra album fallimentari (il successivo “Savoir fare”, 1984) e storie d'amore improbabili (Bjorn Borg).
La musica pop fa da colonna sonora alla tua vita.
Ogni pezzo fila via liscio come l’olio e Loredana Berté fa esplodere la sua focosa personalità.