Che noia.

Non so a voi, a me il giovanotto Jovanotti piaceva più nel suo periodo pirla. "La mia moto" è un album fantastico nella sua ottusità giovanile, e anche laddove s'impegno di più, vedi "Lorenzo 1992", il giovanoto Jovanotti ha dimostrato di saperci fare (album da 5 stelline piene, quello). Poi ha cominciato a pontificare, ad entrare in quello stretto, ma nefasto, giro della sinistra chic che l'ha eletto a proprio cantore, e portavoce, e allora eccolo giocherellare alla new-world con un album come "Lorenzo 1997" e via andare. Poi la scoperta della techno, del ballabile, e tutto ciò che si sa.

Nel 2013 reduce da un botto di vendite con la raccolta "Backup" (aiuto, ne uscì anche una versione in 8 CD) eccolo decollare verso San Siro al suo primo concerto in uno stadio. Dopo trent'anni di carriera, e c'è Ultimo che con tre canzoncine tre già l'ha riempito un bel po' di volte.

L'emozione dev'essere stata tanta, perchè il live è barcollante. A dire poco. In scaletta c'è un po' di tutto, e alcune cose fanno anche la loro figura, vedi il funky di "Non m'annoio" e la versione acustica di "Gente della notte", peccato che il resto sia una paccottiglia di suoni senza nè capo nè coda. Da una eterna "Tensione evolutiva" a "La mia moto" con voce in falsetto per sostituire quella della ragazza del pezzo originale (siamo alla frutta), dalla solita "Mi fido di te", fatta e rifatta nello stesso identico modo di sempre, a "Ti porto via con me" in versione long, troppo long.

Se il trittico "Io danzo", "Muoviti muoviti" e "Una tribù che balla" sembrano funzionare, miscelate senza soluzione di continuità, il finale fa scendere il latte alle ginocchia: "Bella" con dedica a moglie e figlia manco fossimo da Maria De Filippi, il ritmo circense (e perchè mai, oibò?) di "Baciami ancora" a una "Penso positivo" che grida vendetta al Cielo.

E si taccia sull'inizio, con il mix, improbabile, di "Ciao mamma" e "Gimme five", due tra le sue canzoni più brutte, tra l'altro.

Sì, è vero, si salva qualcosina qua e là, qualche guizzo c'è, ma nel complesso è un live scoraggiante, segno dei tempi e di un giovanotto Jovanotti ormai king indiscusso delle masse a cui donare canzoni d'amore a poco prezzo ed energia ballabile a saldi invernali.

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