Copertina di Low I Could Live In Hope
egebamyasi

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Per amanti della musica alternativa, fan del genere slow-core, ascoltatori di sonorità minimaliste e intime, cultori di album d'esordio cult degli anni '90
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LA RECENSIONE

I Low rappresentano sicuramente il gruppo che più di tutti ha saputo dar vita al cosìddetto " slow-core", movimento caratterizzato da canzoni lente e dilatate, suonate in maniera abulica e depressa. L'album in questione è il loro indimenticabile esordio in formato LP, datato 1994. I mezzi impiegati sono ridotti, e quasi sempre l'asse portante sono i languidi accordi di chitarra, che si dipanano come fossero rintocchi solenni di un orologio dell'anima, creando a volte un'atmosfera quasi ascetica, di grande suggestione.
Il canto, sembra quasi una preghiera, tanto è raccolto e intimista. L' aria che si respira non è triste, non si avverte sofferenza, la sensazione è quella di una catarsi spirituale, di un cordoglio cosmico, timidamante disegnato dagli strumenti, autori di questo quadro esistenzialista.

Esempio fulgido di questa filosofia è l' iniziale "Words", delicata come una carezza, scivola via ogni volta senza averla gustata del tutto. "Slide", meravigliosamante cantata dalla batterista Mimi Parker, pare possedere una qualità più allucinata, data da una chitarra liquida e incantatrice. L'ipnotica "Lazy", fonda il suo fascino su di un tema circolare sempre di chitarra. "Lullaby" è il pezzo più lungo del disco, e se vogliamo anche il più "complesso". L' iniziale declamazione della cantante, quasi a cappella, cede via via il passo ad uno splendido tema funereo di chitarra, dal sapore vagamente psichedelico. Capolavoro, posto forse non a caso al centro dell' album.
La sognante "Down" è un' altra gemma di rara bellezza, così come lo straniante requiuem di "Cut". A congedarci ci attende la dolce ninnananna di "Sunshine", unico barlume di speranza, quasi un'elegia all'amore, commovente nella sua semplicità.

Disco di valore assoluto, merita di essere gustato nel più totale silenzio, del quale si potrebbe definire come ideale colonna sonora.

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Riassunto del Bot

I Low hanno definito il genere slow-core con il loro album d'esordio del 1994, 'I Could Live In Hope'. Il disco si distingue per atmosfere lente e minimaliste, caratterizzate da delicatezza, introspezione e suoni essenziali. Ogni brano crea un ambiente suggestivo e meditativo, culminando in un'esperienza musicale intima e catartica che invita all'ascolto in silenzio.

Tracce video

01   Words (05:50)

02   Fear (02:16)

04   Slide (03:51)

05   Lazy (05:39)

06   Lullaby (09:50)

08   Down (07:29)

09   Drag (05:16)

10   Rope (06:17)

11   Sunshine (02:59)

Low

I Low sono stati un gruppo statunitense formato a Duluth (Minnesota), associato allo slowcore e noto per il minimalismo, i duetti vocali tra Alan Sparhawk e Mimi Parker e un’evoluzione che li ha portati anche verso elettronica e noise; Mimi Parker è morta nel 2022.
24 Recensioni

Altre recensioni

Di  lux

 "Gli arrangiamenti del disco appaiono edonisti nella loro sofferenza ostentata e un poco cerebrale."

 "La reiterata ricerca di solitudine ontologica ne inficia a tratti la spontaneità, come se i Low dovessero suonare in un certo modo."


Di  rushgino

 i Low hanno cambiato aspetto formale conformandosi a ciò che la scena musicale mondiale prevedeva ma rimanendo comunque fedelissimi alla loro idea di musica e di credo concettuale.

 Ones and Sixes è in definitiva un disco avvolgente, che ancora una volta riesce a cullare l'ascoltatore nelle sue dolci cantilene che si alternano a forti scossoni di matrice pop ma che lasciano però spazio alla contaminazione elettronica.