Copertina di Low The Great Destroyer
luca reed

• Voto:

Per appassionati di musica indie, fan dei low, amanti del rock sperimentale e folk alternativo
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LA RECENSIONE

Non è affatto facile avvicinarsi ai Low dopo aver amato e consumato le copie dei due album precedenti, "Things We Lost In The Fire" e soprattutto "Trust" (personalmente il mio album del 2002).
Erano una splendida certezza, potevi abbandonarti al riflusso delle emozioni e (pene)e(n)trare il/nel segreto di questa sorta di Fairport Convention in b/n, Alan Sparhawk come un Leonard Cohen low-fi, la splendida Mimi Parker a mo' di icona indie, una Sandy Denny plagiata dai blues litanici di Black Heart Procession o dalla psichedelia oscura di Yo La Tengo...

Tutto questo (r)esiste ancora, ma c'è una brusca sterzata verso il rock. Un wall of sound che domina senza predominare, a cominciare dalla splendida opener track, Monkey. Il sottoscritto trova un errore aver compresso, quasi isolato, il canto di Mimi Parker, che è un dono della natura di cui i fans - temo - non potranno più fare a meno. Poi arriva Silver Rider ed è un vero eden, un gioco minimale di voci (Mimi e Sparhawk che si rincorrono come Richard e Linda Thompson dei tempi d'oro), una piccola grande magia che fa perdonare anche il melenso pop di Step e l'effetto un po' cacofonico delle distorsioni. E' un'incantesimo che si spezza e rinasce più volte, anche nel classicismo onanista di On The Edge Of e nell'energia della conclusiva Walk Into The Sea. Non è detto che i veri Low debbano essere per forza quelli della notevole Death Of A Salesman (Arthur Miller, morto recentemente, ringrazia) né nel crescendo in feedback di Pissing.

Del liturgismo sonoro di "Trust" non è rimasto poi molto. Oserei dire che a tratti si respira una ritrovata o maledetta (per chi stenta a comprendere le ragioni di questo cambiamento) vitalità.
Non posso dire di non aver amato quest'album, ma a mio avviso manca qualcosa, quel turbine emotivo, psicoreattivo, che aveva il precedente capolavoro, e da cui forse il gruppo Osa guardare con distaccato timore. Più che una distruzione in atto, la chiamerei l'ennesimo coup de foudre per una delle band più appassionate e significative del rock indie americano. Non è poco

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Riassunto del Bot

La recensione analizza The Great Destroyer, album dei Low che segna una svolta dal loro classico folk indie al rock più energico e sperimentale. Pur amando il passato, l'autore riconosce la vitalità ritrovata e le nuove soluzioni sonore, anche se manca il turbine emotivo dei lavori precedenti. Il disco è valutato con un 4 su 5 e rappresenta una tappa significativa nella carriera della band.

Tracce testi video

03   Everybody's Song (03:55)

Leggi il testo

05   Just Stand Back (03:04)

09   When I Go Deaf (04:41)

10   Broadway (So Many People) (07:14)

11   Pissing (05:08)

12   Death of a Salesman (02:28)

13   Walk Into the Sea (02:56)

Low

I Low sono stati un gruppo statunitense formato a Duluth (Minnesota), associato allo slowcore e noto per il minimalismo, i duetti vocali tra Alan Sparhawk e Mimi Parker e un’evoluzione che li ha portati anche verso elettronica e noise; Mimi Parker è morta nel 2022.
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