Lucio Battisti
La sposa occidentale

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I "dischi bianchi" di Battisti, bistrattati dai fans di vecchia data poichè giudicati troppo cerebrali rispetto allo standard cui il buon Lucio li aveva abituati, sono uno dei migliori esempi per iniziare a ragionare (anche se solo in retrospettiva) sulle abitudini musicali del popolo italiano.

Poniamoci per un attimo nei panni di un odierno cinquantenne che ha avuto vent'anni nel 1974, allietato dalle note di un Battisti dall'Anima Latina. Immaginiamolo nel 1994, preso dal sconforto di fronte ai propri 40 anni ad una vita futura che si annuncia in discesa e ad un Lucio che quasi lo sfotte sancendo : "A volte essere nemici facilita. Piacersi è così inutile." ("Hegel" - 1994).

Il fatto però che molti autori italiani abbiano "citato" ("sgraffignato" ?) i poco conosciuti testi di Panella (fatto che sempre più associa la figura di Zucchero a quella di un utilissimo parassita nell'ecosistema della canzone d'autore) è significativo. Significativo perchè sebbene gli Hard-Core fans di Battisti non abbiano apprezzato le invenzioni panelliane, nonchè gli arrangiamenti di Greg Walsh, evidentemente così non è stato per l'èlite dei cantautori, più sensibile alle innovazioni stilistiche ed ai nuovi lessici espressivi.

D'altra parte "Un affetto non si prova, si indossa direttamente" ("Per altri motivi" - 1988).

Con "La sposa occidentale" l'ormai nostro caro angelo tentava di porre rimedio a quella bruttura che fu "L'apparenza", come già fece all'epoca di "Don Giovanni", uscito dopo "E già" (unico album i cui testi furono scritti dalla moglie). Il ritorno di Walsh alla produzione (che si permette anche un atteggiamento semi-propositivo alla "Vorrei, non vorrei, ma se vuoi") porta alcune scelte radicali, uno su tutti l'utilizzo quasi esclusivo di strumenti elettronici, ma riesce comunque ad alzare di molto il livello qualitativo rispetto agli arrangiamenti del LP precedente.

Facendo un discorso meno legato al modus operandi ed inerente la "canzone" invece, in "La sposa occidentale" troviamo ancora quella forma libera che ha caratterizzato gli ultimi lavori battistiani: un applicare la cut-up technique di Burroughs alla canzone italiana. D'altronde i testi fanno molto letteratura Beat, quindi perchè no, vista e considerata la qualità finale di tracce come la Title Track o "timida molto audace" ?

In definitiva, il Battisti del 1990 è senza dubbio alieno e senza più la voglia di farsi vedere in pubblico ("Che ozio nella tournè di mai più tornare, nell'int(r)onata routine del cantar leggero" - "Don Giovanni" - 1986) ma possiamo ancora scaldarci davanti alla glaciale partecipazione con cui vengono cantate frasi come:

"Potremmo per miracolo inciampare con la stessa disinvoltura ed eleganza con la quale sprofondano i piroscafi in mare, con tutte le luci accese ", sorridere per uno spiccato, intelligente e mai banale Sense Of Humour che pervade ogni aspetto del LP e guardare negli occhi un grande artista accorgendoci che somigliano ancora ai nostri.

Oppure rimpiangere quelle che, se si vuole, si chiamano Emozioni.

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Ultimi Cinquanta commenti su NovantUno

koopa
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dipende, alex, dipende. ci sono opere che non possono essere analizzate prescindendo dalle scelte dell'artista. il film "blue", di jarman, è un'ora e un quarto di schermo blu con voci, musiche e poco altro. ora: non si può parlare "criticamente" di blue senza interrogarsi e fare ipotesi sulle scelte personali di jarman (reso cieco dall'aids, dunque probabilmente intenzionato a rendere partecipe il pubblico della sua cecità), non ci si può fermare all'opera. questo è un caso limite, ma prendiamo "la sposa occidentale": non è forse lecito chiedersi perché battisti si sia dato, con questo disco, decisamente all'elettronica? certo barthes "la morte dell'autore" l'ha proclamata nel '68 ma anche i suoi seguaci si sono presto chiesti se fosse giusto o meno giudicare un autore "non responsabile" della sua opera...
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koopa
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riguardo a ciò che dici sui critici, infine, credo che i critici siano "condannati" ad avere le idee chiare, pena la scomparsa della categoria. certo, ci sono modi più o meno "arroganti" di esporre una propria teoria critica, ma tale teoria va esposta in modo convincente e, se è ben argomentata, è comunque un utile approfondimento e spunto di riflessione/i. io, almeno, è questo che mi aspetto da una critica/studio/analisi.
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emily
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Sterile chiedersi perchè diamine si sia dato all'elettronica: ci si interroga sul valore e la necessità di un'opera nel suo insieme, è limitativo valutare il mezzo, o supporto espressivo. Continuate a dimenticare i testi e, a casa mia, un disco è: testi+parole. E poi, perchè diamine s-cervellarsi a chiedersi: "perchè così?" e "perchè non così"? Secondo me Battisti si sbellicava dalle risa, o si annoiava a legger ciò che i giornalisti si chiedevano circa il "cambio di rotta" dei dischi nati dalla collaborazione con Panella. Si è dato all'elettronica e basta. Sperimentava, cresceva. Doveva stare a strimpellare "Non è Francesca" e dintorni a vita?
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emily
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:D ovviamente, qui su intendevo che un disco cantato, per me è: testi+musica :D (lucidità: zero) sorry

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AlexPaterson
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Discorsi troppo colti, quelli su Blue, koopa. Non ti seguo. La cultura non m'interessa. Io voglio un bel negozio di parrucchiere.
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vanamente
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"Nessun artista che si rispetti ha le idee completamente chiare su ciò che sta facendo. Sono solo i critici a CREDERE di averle chiare." Non sono d'accordo. Genio e sregolatezza, follia e talento sono binomi che vanno spesso a braccetto, ma non credere. Neppure la follia di Salvador Dalì era un vuoto a perdere. Dalì era perfettamente consapevole di quello che stava facendo, erano gli altri che non riuscivano a comprendere. Ma appunto Dalì, in questo caso Battisti, era l'artista. Ci tengo a precisare che non sono un critico, nessuno qui mi risulta lo sia, ma che questo tuo giudizio è del tutto superficiale. Parere personale ovvio.

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vanamente
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Appunto Emily, esattamente quello che ho sostenuto finora. Concordo.
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koopa
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EMILY: non è che restringiamo il campo, è che il discorso è caduto sull'elettronica e mo' stavamo a parla' di quella (leggi anche: se dovessi scrivere una rece de "la sposa occidentale", ovviamente farei riferimento anche ai testi di panella). è cmq curioso che tu affermi di giudicare sterile chiedersi il perchè della svolta elettronica di battisti MENTRE ci dici la tua opinione - ossia -: battisti si è dato all'elettronica perché aveva voglia di sperimentare e di crescere ed era stanco di strimpellare "non è francesca". vedi che te lo sei chiesto, il perché?... eh eh
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vanamente
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Estremamente d'accordo con Koopa. Esistono critici che incarnano "l'altro" aspetto di un artista e che sono il mezzo attraverso cui il genio può manifestarsi (il vero critico è un protettore, non un denigratore), poi esistono i mestieranti o i giornalisti di critica, ma questi sono gli aspetti forse meno nobili (dipende comunque da chi la pratica) della reale professione di critico.
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koopa
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ALEX: hai scelto un modo molto snob di rispondere, non mi sei piaciuto... ti dimostri ottimo conoscitore di musica, ci dici che sono 12 anni che fai elettronica e poi sentenzi epigraficamente che "la cultura non ti interesa" e che vuoi un negozio da parrucchiere?... bah... e poi cos'è la cultura? parlare di battisti o degli orb va bene ma fare un esempio con jarman no perché è da intelletualoidi? ma dai...
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koopa
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VANAMENTE: più che "estremamente d'accordo" direi "stranamente d'accordo" ;-)... allora è vero che ti sei innamorata di me! ma io lo sapevo, l'ho capito da quando mi hai dedicato "noia" dei cccp...
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vanamente
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Koopa occhio a dichiarare certe cose in giro, se lo scoprono Maledetta Primavera e Benedetto Inverno, ho una relazione incrociata con 2 di 4 fratelli sono cavoli!!! ;)
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emily
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Koopa: sapessi a me che m'importa che s'è dato all'elettronica! :) Adoro questo disco e basta. Non mi sono domandata una cippalippa! (e guai a te se mi attacchi una solfa dicendo il contrario eh! :) )Siete voi che continuate a smenarla con sto fatto che s'è dato all'elettronica e non mi fate portar acqua al mio mulino "minchiaquantosonbelliitestidiquestodisco" (ma perchè vi dò retta? :D) ahahahahhahaha. (il tutto con simpatia ovviamente)
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emily
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Anzi, visto che stiamo in un confortevole salottino... Che gradite? Un thè? Un vinello? 'O cafè? :)
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koopa
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sono a posto così, grazie, poi è quasi l'ora di cena e comincio ad avere fame, altro che thè!... mi mangerei oltre il pasto /le liste dei vini / se fossero di sfoglie coi croccantini / al posto delle scritte ;-)
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koopa
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(ps: so che la citazione non è da "la sposa occidentale" ma da "l'apparenza", gli eventuali oppositori del povero koopa evitino di frglielo notare...)
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emily
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ok, ok koopa, fa nulla: "I nostri tè si bevono da sé,
molto corretti"... :) Io mi butto sul vinello :P

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vanamente
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Per l'emozione mi si è incastrata la cucitrice. Che c'entra direte voi? C'entra c'entra, tutte 'ste moine mi hanno sbarellata. Vada per il the grazie!
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emily
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Ecco ecco: allora vana si cucca anche "la sfilata di intere collezioni di biscotti"; ma, nel caso le piacessero i dolci più corposi (:P), impiantiamo sul suo terrazzo "un'impastatrice industriale che mescola e sciorina la crema per le scale"! (ok, ok, con il vino allucinogeno e le citazioni panelliane ho finito) :D
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AlexPaterson
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EMILY: mi hai capito male, semplicemente intendevo dire che sono ignorante in materia e non so chi è jarman, quindi non posso risponderti intelligentemente. Per sdrammatizzare poi ho fatto una citazione dall'ultimo disco di Elio e le storie tese :) Take it easy. I do. :D
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AlexPaterson
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VANAMENTE: "Non sono d'accordo. Genio e sregolatezza, follia e talento sono binomi che vanno spesso a braccetto, ma non credere"
Non intendevo farne un discorso sul "genio e sregolatezza", semplicemente credo che i grandi artisti sappiano quando lasciarsi andare e lasciare qualche scelta al caso.
Aneddoto : Un mio insegnante delle superiori incontrò Eugenio Montale, approcciatolo iniziò a parlare della sua opera, chiedendogli alcune spiegazioni.
Ad un certo punto montale gli fece : "Ma a lei queste cose chi le ha dette ? Mica le ho scritte io". Infatti il mio insegnante aveva trovato alcuni approfondimenti scritti da un famoso critico letterario; approfondimenti che trovavano significati che neppure Montale aveva pensato. Stessa cosa con Battisti, gli Orb, Brian Eno, Muslimgauze o le suonerie dei telefoni Nokia. Il critico aggiunge del suo alla letteratura o alla musica, dopo averle interpretate. E' una forma d'arte pure quella. Ma c'entra poco con l'opera iniziale.
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koopa
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sì ma è del tutto evidente che l'opera "sfugga", almeno in parte, alle intenzioni dell'autore: difficle trovare significati univochi e messaggi unidirezionali. "l'opera iniziale" ha bisogno comunque di essere analizzata. questo comporta spesso un sezionamento, decostruzione, ricostruzione e interpretazione e, sì, il critico/analista/fruitore consapevole, nel corso di questo processo, "ci mette del suo". lo trovo normale, fisiologico e, aggiungo, bello. certo bisogna decidere da che parte stare: godersi semplicemente il piacere della fruizione o chiedersi il perché la fruizione suscita quel piacere? (mmm... questa devo averla scopiazzata dall'eco di lector in fabula...). se la passione è grande, il passo dall'una all'altra "condizione", a parer mio, lo si compie in un batter di ciglia. d'altra parte, anche i bambini smontano i giocattoli per vedere come sono fatti dentro e come funzionano...
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koopa
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univochi? ehm... "univoci".
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AlexPaterson
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KOOPA: Son d'accordo, sento spesso amici discutere animatamente perchè vedono un'opera in due modi diversi ed utilizzare ciò che conoscono dell'artista in questione come arma d'attacco per demolire le idee dell'altro.
E' questo che io personalmente trovo sterile, perchè cercare un modo univoco di lettura quando ce ne sono tanti, tutti ragionevoli ? Personalmente tento di tenere la mia chiave di lettura, la espongo nel caso in cui ci si metta a parlare, tento di amalgamarla alle idee delle persone che non la pensano come me e poi distinguo le idee che mi garbano da quelle che non mi garbano ( e ti dirò, prima non facevo così e mi perdevo un sacco di belle idee ) ma non penso mai di aver "ragione" perchè l'unico ad avercela in questo caso credo fosse Battisti in persona.
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frantz
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Questo dibattito sulla fruizione/interpretazione di un opera è interessante, quindi, anche questa volta, posto la mia.
Inanzitutto sono in disaccordo con l'affermazione che genio e sregolatezza vadano quasi sempre a braccetto.
E' vero che molti artisti erano e sono "sopra le righe" del pensare e agire comune, ma che questa sia quasi una regola del fare arte è un pensiero bizzarro che serve solo a "mettere colore" intorno alla figura dell'artista. Prendiamo un esempio su tutti: Van Gogh, artista dall'indiscutibile sommo valore, è conosciuto ai più come uno di quegli artisti tutto genio e sregolatezza. Ebbene ciò è assolutamente errato, perchè VVG sebbene fosse stato più volte ospitato in case di cura, nel suo fare artistico antepone al gesto una discussione in termini di intenti artistici che è ben documentata dalle lettere a suo fratello Theo, al tempo gallerista.
Quasi sempre l'artista (quello che verrà valorizzato dal riconoscimento critico) compie il suo gesto come genesi ultima ad un lungo ed articolato percorso di riflessioni (e a volte studi)sul "fare arte" altrui.
E' vero che l'artista è spesso uomo di maggior sensibilità, il che comporta a volte livelli emotivi ed approcci razionali, diversi e mutati rispetto al pensiro comune e forse dominante, ma è la forte razionalità delle intenzioni che poi fa scaturire il moto artistico pure in momenti di alterata lucidità. Ma la razionalità di pensiero guida sempre l'irrazionalità del gesto (v. Jackson Pollock).
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frantz
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Per quanto riguarda la dicotomia critico/artista, è vero è lo studioso colui che rende maggiormente intellegibile un opera.
L'artista esprime il "sè" il critico lo legge, ma lo legge secondo i riconosciuti codici secondo i quali si muove il gesto dell'artista. Questo nella norma. Poi ci sono (o ci furono?)i "critici militanti", come Achille Bonito Oliva, coloro cioè che del "pensare arte" ne stipulano i codici ai quali l'artista, secondo legami differenti col critico, si rifà. Discorso a parte merita poi la figura del "committente" ma qui apriamo una parentesi che difficilmente troverebbe facile chiusura.
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frantz
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In ultimo voglio riportare una frase che lessi nelle sale di un museo e di cui purtroppo non ricordo l'autore:"finchè ci sarà qualcuno che vedrà i quadri da 50cm di distanza pensando alla tecnica di come è stato fatto il quadro, egli non potrà mai godere dell'emozione che la visione di quel quadro genera" (più o meno era questa)
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vanamente
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Ci sono critici e critici. Il critico che non conosce nemmeno l'artista di cui sta parlando e critici che prima di esporre una qualunque parola, una qualunque opinione, un qualunque gestoi nei confronti di un artista passano con lui giorni e giorni a parlare, sviscerare. Questa è la vecchia scuola che ben conosco per esperienza diretta, ma ripeto e sottolineo io non sono un critico, ma quando un critico così parla di un artista beh... l'artista a distanza di anni avrà ancora gli occhi che brillano ricordando cosa accadde durante quei giorni. Un artista è ispirato, ma ragiona sulla sua arte eccome se ci ragiona e non crediate che un artista, un vero artista, non sappia cosa sta facnedo. Lo sa.
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koopa
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mah. quella frase, frantz, così com'è mi pare un po' una stronzatella. si tratta solo di "fasi" di lettura, non di scelte "esclusive": prima ti godi l'emozione che ti dà il quadro, poi se ti va ti avvicini e ne studi la tecnica realizzativa. l'una non esclude l'altra, mi pare lapalissiano. riguardo agli artisti geni e/o (s)regolati, non si può fare di tutta l'erba un fascio: ci sono sì i geni di tipo sregolato, alla mozart: gli studiosi dicono che i suoi spartiti "originali" impressionano perché mancano correzioni e cancellature, indice di una composizione "di getto", spontanea, geniale, sregolata nella sua perfezione. poi ci sono i geni di tipo regolatissimo, vedi beethoven, che invece correggeva, cancellava, ritoccava incessantemente, con un lavoro snervante, lungo e faticosissimo. poi ci sono, ovviamente, le vie di mezzo, ma il succo è che il mondo artistico è bello perché è vario...
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frantz
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Ma per fare arte di "getto" l'artista sa, conosce, decifra e pensa, solo dopo fa, anche senza correzzioni, ma sempre e solo dopo un lungo percorso razionale che non per forza deve essere collegato al pezzo singolo ma al suo lungo percorso per arrivare al pezzo singolo. Per questo avevo citato l'esempio di Pollock che pitturava di getto ma il percorso per arrivare alla sua arte è stato molto ma molto lungo e oltrepassa Pollock stesso.
Per quanto riguarda la frase, ripeto non è mia, se non sbaglio (ma potrei sbagliarmi di grosso!) è di Lionello Venturi e l'ho riportata perchè mi colpì molto dato che io i quadri ho il vizio di guardarli (purtroppo) da 50cm e quasi sempre anche di toccarli per sentire l'impasto sulla tela e mi resi conto di quanto perdo non staccando mai il pensiero analiticao dalla visione emotiva.
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AlexPaterson
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Frantz : Se hai scritto correzzioni con la doppia z apposta, sei un grande
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Anonimo
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.. molti sono contrari all'evoluzione, credo che ogni artista ricerchi la dimensione dove possa esprimersi al meglio, paragono Battisti a Picasso, trovo una geniale affinità in queste due grandezze.... L'apparenza, l'evoluzione del tempo, l'espressione del genio. Ciao a tutti....
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Viva Lì
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Concordo pienamente con quanto scritto (e considerato) da Simone Caronno. Hai inquadrato perfettamente la complessità di questo album curioso e assai particolare. Marco Poletti Dixit.
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donnie darko
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battisti prosegue la svolta iniziata con "è già" è anni luce davanti a tutti gli altri artisti e non solo in italia,basti pensare che le sue canzoni se paragonate alle canzoni contemporanee di allora erano avanti pensate a canzoni come "ancora tu","dove arriva quel cespuglio","si viaggiare",l'interprete di un film""ami ancora elisa","ho un anno si più"costruite con semplici riff di chitarra o basso,erano lontane anni luce dalle canzoni dell'epoca!!!
e i dischi bianchi sono tutti a loro modo dei capolavori,e panella contribuisce con la sua genialità"ah come sono vivace come uno che tace" o "abbiamo un solo limite l'amore che ci divide"
o la grandezza dell'uomo in "dirigi una quinta qualsiasi" riferita credo a bethoveen!
lucio era un genio e tutti i suoi dischi meritano di essere ascoltati almeno una volta.

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gabbianone
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Ma qualcuno di voi invece di parlare e criticare e bla bla bla ha provato ad ascoltare più di una volta questi dischi??????? I ritorni vi dice niente? Potrebbe essere sera per le vostre menti!!! qui siamo davanti a delle opere etichettate in mille modi diversi!! eppure artisti contemporanei non si fanno pregare e non ci pensano due volte prima di prendere spunto da queste perle. Amarsi è questo: escludere ed i soli al mondo i soli ad esser soli amando e sterminadola l'invincibile armata!!! Tornare per raccontare il furore del gelo e le notti aurore!! Io proprio non vi capisco. Come fate a non capire.
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mattmatt: Questo disco è BELLISSIMO. I testi si fondono a meraviglia con la musica. Alla fine non mi interessa più nulla di decodificare
o meno il senso di quello che canta Lucio, tanto è piacevole da ascoltarsi. Hai ragione, non c'è etichetta che possa andare bene per un'opera così diversa e di rottura. Che coraggio che ha avuto il ns Battisti....
AlexPaterson
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Bè Gabbianone, forse non capisci perchè non presti la dovuta attenzione.
Mi pare che qui si stesse proprio discutendo della complessità interpretativa nell'opera bianca battistiana.
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emily
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Questo disco è meraviglioso. Repetita iuvant.
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donnie darko
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bruttura l'apparenza???i dischi binachi sono tutti a loro modo dei capolavori,anni luce avanti musicalmente anche a tante cose di adesso,e anche don giovanni lo è Battisti era un genio non ci sono cazzi e come Senna Dio lo ha voluto con se insieme a Fabrizio.
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AlexPaterson
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Fai tu. A me " L'apparenza " non è piaciuto per nulla, mentre ho adorato " Don Giovanni ", " La sposa Occidentale " e " CSAR ". Probabilmente è la mancanza di incisività negli arrangiamenti a farmelo amare poco, non per niente ne ho amato le versioni del progetto equiVoci.
Comunque: Non credo che Battisti fosse un genio: per sintetizzare le caratteristiche che rendono i dischi bianchi differenti rispetto al resto del pop italiano ha dovuto chiedere la collaborazione di produttori vari ( esteri ) e di Pasquale Panella. Fosse stato un genio, avrebbe fatto tutto da sè. O Almeno, dipende tutto dal significato che dai alla parola genio.
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donnie darko
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per me è un genio a livello musicale,io ho 48 anni ti dico e potrai verificarlo anche da solo,le canzoni di battisti sono completamente diverse dalle altre canzoni contemporanee,prendi canzoni tipo "un uomo che ti ama" no dottore,su un riff di basso ci fa una canzone,oppure amarsi un pò,mi riesce difficile nella sua vastissima produzione trovare una canzone banale,e poi non ha mai seguito le mode ha suonato sempre quello che sentiva dentro.
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giampy1985
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Redirecting...
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gasolio
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Arrivo fuori tempo massimo, d'accordo. Epperò Battisti fece una scelta coraggiosa, del tutto simile a quella che fece Gaber quindici anni prima di lui. Personaggi iperconosciuti da tutti (dalla nonna al nipotino dal docente universitario all'operaio alla catena, decisero che quello che avevano realizzato per loro non era abbastanza. tutto qui. Clonare se stesso (con progressiva, inevitabile caduta di ispirazione) fino alla fine dei propri giorni è la cosa più triste che un artista possa fare. Questa scelta, a mio parere, viene anche prima di valutare l'opera in sè. Che, a mio modestissimo parere, è eccezionale.
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gasolio
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Chi ha un seguito di miliomi di fans e propone qualcosa di completamente nuovo e diverso obbliga le persone che lo ascoltano a crescere nei loro gusti, a porsi nuove sfide, a cercare di capire qualcosa di nuovo a spostare più avanti le loro conoscenze musicali. E' molto più utile e incide molto di più che non essere bravissimi ma conosciuti da 10 persone ebbre della loro cultura.
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lemonverde
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Il testo della canzone "La sposa occidentale": uno dei testi più divertenti della musica italiana. Geniale.
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RIBALDO
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l'apparenza bruttura? ahahahah solo per questo ti becchi un 1 alla rece...
TU NON TI PUNGI PIU' capolavoro diddio, riesco perfino a capirne il significato e questo mi fa godere ulteriormente
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extro91: Non credo sia l'unico a pensarla così. In effetti sebbene mi piacciono tutti i dischi bianchi in generale..l'apparenza pure a me non convince del tutto. Sebbene a livello di sonorità sia un po' "sorpassato", questo se non è il migliore dei dischi bianchi(ammesso che ce ne sia uno) lo è quasi.
extro91: Comunque capolavoro diddio sì! :-)
RIBALDO
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ma sai
io non sono d'accordo col concetto invecchiato bene/male (sorpassato).Mi sembrano etichette, affermazioni coatte che lasciano il tempo che trovano. L'apparenza secondo me rispetto agli altri sta proprio da un'altra parte. Etereo, raffinato, curioso, inafferabile. Quando lo ascolto mi sento quasi a disagio. Gli ultimi tre li trovo più compatti, più omogenei tra di loro sebbene perfino più bizzarri e articolati e quindi forse più ostici. Io è da poco che ascolto i dischi bianchi, dapprima il mio preferito era proprio l'apparenza. Ora è C.S.A.R. domani chissà. So solo che, a parer mio, questi 5 dischi sono unici e meravigliosi. Inarrivabili e irripetibili e te lo dice uno che Battisti non l'ha mai considerato più di tanto (amo De Andrè, Conte, Battiato, Dalla e altri). Tuttavia non l'ho mai snobbato perchè tra le bionde trecce e gli occhi azzurri spuntavano tre verità o un nostro caro angelo o i giardini di marzo eccetera (la metro eccetera) che mi facevano dire ah però.
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extro91: Invece credo indubbio che certe sonorità risultino invecchiate. Soprattutto per quanto riguarda l'elettronica. Non a caso l'italo-disco che negli anni '80 ha spopolato nelle discoteche di mezza europa, ora è considerata, e giustamente, principalmente di cattivo gusto(con qualche rara eccezione). Le sonorità della Sposa non inficiano sicuramente la qualità del disco. La qualità delle composizioni di Battisti si fondono alla perfezione coi testi di panella. E' un capolavoro.
rafssru
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Musicalmente diverso rispetto al precedente, è un gran disco con cui Battisti si mette sopra a tutti nel 1990. Otto brani magici, artisticamente eccellenti. "Campati in aria" è formidabile.
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RIBALDO
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campati in aria è molto carina ma in questo disco ci sono almeno 4 pezzi molto più belli: Tu non ti pungi più; Timida molto audace, La sposa occidentale; I ritorni. Questo disco è bellissimo, peccato però perchè ci sono due canzoni tra le più brutte delle 40 "bianche": Alcune non curanze e Mi riposa (la più brutta in assoluto)
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rafssru: per me "Che vita ha fatto" è la più brutta in assoluto. "Mi riposa" invece me gusta, ma di certo non è tra le migliori.
RIBALDO: ehm no... che vita ha fatto è bruttina ok ma ha un arrangiamento notevole
mattmatt
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Superlativo
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voiceface
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Disco bellissimo come tutti i dischi bianchi. Recensione non all'altezza del compito. Un giorno, anche venendo meno al mio proposito, sempre mantenuto, di scrivere solo di dischi mai recensiti, mi cimenterò con questo splendido La sposa occidentale.
BËL ( 00 )
BRÜ ( 00 )

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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