Tanta voglia di sperimentare e smania di fare, che non portano però completamente ai risultati auspicati. E' con questa frase che potrei riassumere il mio giudizio sull'omonimo disco dei Lunatic Soul, monicker dietro il quale si cela, in realtà, un (quasi) lavoro solista di Mariusz Duda, mente dei progsters polacchi Riverside, che ultimamente stanno riscuotendo, anche fuori patria, il giusto successo.
Il qui presente progetto attinge a piene mani da più fonti. Se da un lato il progressive dei Porcupine Tree è sempre presente (nelle sue sfaccettature più nostalgiche e eteree) grossa componente va fatta risalire al duo Anathema - Antimatter. E' da queste due band infatti che il buon Duda trae l'ispirazione per gran parte dei suoi pezzi: lasciate in secondo piano le chitarre elettriche i Lunatic Soul ripropongono, accanto alla classica strumentazione chitarra acustica-basso-batteria anche strumenti un po' meno utilizzati in ambito metal. Clarinetti e altri strumenti a fiato, vari tipi di percussioni, archi di diverso tipo, donano al tutto un tocco molto spesso etnico e lontano, un odore fumoso e vagamente nostalgico che si aggiunge al colore generale delle canzoni, grigio scuro, tendenzialmente cupo e onirico, non opprimente ma suadente. La voce del cantante è dolce e vellutata, ovattata, ben plasmata sulle note della sua musica.
I pezzi migliori sono senza dubbio quelli che conservano la forma canonica di canzone. "The New Beginning" è un esempio lampante di come si dipani sinuoso il percorso musicale dei Lunatic Soul. Più complessa, anche psicologicamente, compatta e oscura è invece la successiva "Out On A Limb", una traccia che avanza lenta in maniera maestosa e distaccata, emerge piano piano come una strana creatura da una fitta nebbia. L'anima progressive (simil Porcupine Tree) affiora con chiarezza in questo pezzo, soprattutto dalla seconda metà in poi. In pratica in due pezzi Duda ha già fatto capire all'ascoltatore le componenti dei pezzi che andrà a ascoltare successivamente.
Etnica è infatti "Summerland", più tendente alla psichedelica riflessiva e che si avvolge sui propri pensieri (Antimatter e Anathema) l'omonima "Lunatic Soul" e "Adrift" (questa più raccolta e introspettiva), carica di pathos crescente "The Final Truth".
In mezzo a tutti questi brani, alcuni davvero in grado di fare breccia nel cuore dell'ascoltatore, galleggiano altri strumentali dal vago sapore trip-hop: si unisce l'elettronica agli strumenti etnici, ma il risultato non sempre è positivo, rendendo questi pezzi molto spesso prolissi e facendoli (giustamente) passare in secondo piano rispetto agli altri. Da qui il mio giudizio iniziale: la voglia di sperimentare prende un po' la mano a Duda, facendogli un po' perdere le coordinate di quello che, con un pizzico di attenzione in più (e un po' meno autostima) avrebbe potuto essere un gran bel disco di fine 2008.
Occasione sprecata solo in parte dunque, ma restano comunque i brani da me menzionati a suggellare un lavoro che, sono certo, farà felici (su tutti) i fan degli Antimatter, ma non solo.