TEMPO ESSE 2

Nel corso di uno dei tanti esperimenti da me condotti su me stesso ho scoperto accidentalmente che pensare a qualcosa di giallo nel momento in cui ci si accorge di stare per addormentarsi, è di aiuto a varcare in modo cosciente la porta che mette in contatto la dimensione del sogno con quella reale. Non è facilissimo ma dopo un po’ di tentativi è possibile riuscirci.

Per ora ho avuto successo una sola volta e di seguito fornisco un resoconto di quell’esperienza. Per avere risultati misurabili di eventuali esperienze nella dimensione ESSE, ho organizzato gli esperimenti di cui ho detto in questo modo. Ho memorizzato alcuni integrali indefiniti a cui non ero ancora riuscito a trovare una soluzione per poi provare a risolverli nella dimensione ESSE. La logica di base è semplice Lo scopo degli esperimenti è quantificare il tempo trascorso nell’esperienza ESSE e paragonarlo al tempo trascorso nel mentre in quella ERRE (per le motivazioni a tanto sbattimento faccio riferimento a quanto scritto in TEMPO ESSE). Io so che di norma impiego un tempo X a risolvere integrali di una certa difficoltà e la mia testa di legno non ha migliorato le sue prestazioni nel tempo con l’allenamento. E questo ai fini dell’esperimento è è un bene, perché ho potuto considerare il tempo X come una costante. Se fossi tornato nella dimensione reale con, diciamo, un integrale risolto, avrei saputo che la mia esperienza nella dimensione esse era durata almeno il tempo X ,se fossi tornato con due soluzioni il tempo trascorso in ESSE era stato ameno 2X… e così via.

Approdato nella dimensione ESSE ricordai il metodo Stanlio di guardarsi le mani per riuscire a governare l’andamento del sogno. Ce la feci e ricordo che mi saltarono subito all’occhio antichi calli, ravvivati nel tempo dalle innumerevoli volte ho riflettuto con me stesso su me stesso.

Andai poi con lo sguardo a verificare in che posto mi trovavo, ed individuai facilmente la mia figura ad una decina di metri dal posto in cui mi stavo osservando. Ero seduto ad un tavolino nel dehor di un bar, in compagnia di una bella bionda con lunghe trecce rosse.

Diedi un’occhiata all’insegna del bar, e mi parse all’insegna del sogno che stavo facendo. Sopra non riuscii a leggerci “nulla”, mentre ci trovai tutte le altre parole da me conosciute.

Era un po’ che non mi vedevo dei capelli sulla mia testa, così tanti capelli poi, non ricordavo nemmeno di averli neri. Se li avevo avuti un tempo, mi dissi, doveva essere stato prima di diventare un elettore del partito dell’amore, perché quello era il periodo in cui decisi per la prima volta di perdere la memoria.

Se dovevo dirla tutta, pensai, non ricordavo nemmeno di avere gli occhi verdi, i pettorali e gli addominali scolpiti, tanto TNT nelle mutande quanto ne avvertivo in quel momento, ed i peli del culo a batuffoli, ma non persi altro tempo a badare alle sottigliezze.

Ragionai sul fatto che ero li per trovare delle risposte, mi ero guardato le mani all’inizio del per essere sicuro di riuscirci, la bella donna che avevo davanti quindi non poteva essere li solo perché mi trovava interessante, quale donna poi può trovare interessante un uomo come lo ero io in quel momento?

Doveva trattarsi di una scienziata o una matematica in grado di aiutarmi a trovare la soluzione ai miei integrali ed equazioni. Mi decisi a parlargliene e lei mi rispose che era un controllore, non un professore di matematica e mi chiese il biglietto del treno.

A quella richiesta ficcai le mani nelle tasche in modo automatico e ci trovai qualcosa che al tatto assomigliava effettivamente ad un biglietto e glielo allungai. Era un bollino della Miralanza. Lei mi disse che poteva bastare per pagarmi il viaggio per dove dovevo andare. A quel punto le chiesi quale era il posto in cui dovevo andare. Non me lo disse, mi disse però che tempo addietro aveva sentito parlare di un gruppo di saggi di Frabosa Sottana che forniva risposte a questioni quali quelle che le avevo posto io. Per andarci però avrei dovuto pagare il biglietto per la tratta tra il posto in cui dovevo andare e Frabosa Sottana.

Le feci presente ancora una volta che non sapevo dove dovevo andare, e lei mi rispose che avrei dovuto pensarci quando avevo fatto il biglietto e che in ogni caso dovevo sbrigarmi a decidere perché all’arrivo in quel posto mancavano solo pochi minuti e se non pagavo mi avrebbe fatto scendere.

Allora rificcai nuovamente le mani nelle tasche nella speranza di trovarci anche dei soldi. Qualcosa in fondo in fondo c’era e glielo porsi. Mi sono sentito rispondere che bastava appena per le zucchine ed i pomodori. Feci appello ancora una volta alle mie tasche senza fondo ma non ci trovai altro, dovetti quindi lasciare alla cassa una confezione famiglia di bottiglie di chinotto a cui avevo fatto il becco. Peccato. All’uscita dal super mercato vidi un grosso parcheggio completamente vuoto fatta eccezione per una persona immobile al centro che mi fissava. Era Sophie Bextor Ellis completamente nuda. La sentii chiedermi” lo vuoi un bel chinotto?”. Le dissi che giusto qualche secondo prima ne avevo lasciato un’intera confezione alla cassa perché non avevo i soldi per pagarla, ma forse qualche spiccio per un solo chinotto riuscivo a farlo saltar fuori. Mi affrettai a controllare un’ultima volta nelle mie tasche cercando in ogni anfratto ma niente, dovetti rinunciarci. A quel punto vidi Sophie tendere il braccio alla sua sinistra ed indicarmi con il dito quella direzione.

Mi misi in cammino seguendo le sue indicazioni e fatto qualche metro trovai una porta. Aprendola scoprii che conduceva in uno studio, tipo quello di un notaio o di un avvocato. Davanti a me c’era una scrivania. Una scrivania molto lunga. Sulla scrivania c’era un cartello. Sul cartello c’era scritto “I tre saggi di Frabosa Sottana, tre uomini che hanno saputo affrontare imprese impossibili.” Dietro la scrivania ed il cartello c’erano tre uomini. Con ogni probabilità i tre saggi. Erano Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte e l’assessore al turismo di Arquata Scrivia. Posso affermarlo con certezza perché ognuno aveva davanti a se un cartello con su scritto il suo nome.

Chiesi a loro la soluzione dei miei integrali indefiniti. Mi dissero che per quelle questioni era competente l’ufficio accanto, quello dei tre saggi di Villafranca d’Asti, Frazione Case Bruciate: uomini che hanno saputo dispensare classe a bigonce semplicemente inforcando gli occhiali.

In quell’ufficio ci trovai Clark Kent, Antonio Lubrano ed Elton John. Proposi anche a loro i miei integrali indefiniti e loro mi dissero che la soluzione era la stessa dell’annoso problema sulla distribuzione dei numeri primi.

Dissi a loro che io non sapevo quale fosse la soluzione del problema sulla distribuzione dei numeri primi.

Mi dissero che la soluzione era il colore Beige.

E d’improvviso tutto mi fu chiaro. Tutto tornava. Quella oltre ad essere una soluzione per i miei integrarli indefiniti, spiegava anche l’esistenza del Beige in questo mondo. Ricordo che una volta l’uomo aveva provato a dargli un senso a quel colore. Ci aveva verniciato la Prisma negli anni 80. Fu un insuccesso clamoroso, non si ottenne altro risultato che renderla ancora più fastidiosa alla vista.

Ringraziai i grandi saggi per avermi illuminato e chiesi a loro come potevo tornare alla dimensione reale per concludere il mio esperimento. Mi dissero che per riuscirci avrei dovuto trovare Yellow Pecora. Ficcai allora le mani nelle mie tasche per l’ultimissima volta speranzoso di trovarci almeno Yellow Pecora. Mi sentii rischiare al loro interno, e mi svegliai.

Flame , Il 12 marzo — DeRango: 19.64

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I commenti che questo editoriale ha voluto ricevere

Flame
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Cialtronius
io l'altro giorno ho visto una FIAT 127 beige targata PERUGIA e i numeri (targa originale)
numeri niente lettere, vecchissima
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mrbluesky
Ah quanti bei riferimenti,poi li a Frabosa c'era un posto dove si mangiava da dio,vattelapesca come si chiamava..
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G
G Alto Papàvero
#Beige
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Stanlio
beh, il metodo non era mio, ma di un "brujo" che lo suggerì allo scrittore peruviano 𝑪𝒂𝒓𝒍𝒐𝒔 𝑪𝒆́𝒔𝒂𝒓 𝑺𝒂𝒍𝒗𝒂𝒅𝒐𝒓 𝑨𝒓𝒂𝒏𝒉𝒂 𝑪𝒂𝒔𝒕𝒂ñ𝒆𝒅𝒂 il quale lo riportò mi pare nel suo libro "𝗚𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗗𝗼𝗻 𝗝𝘂𝗮𝗻. 𝗨𝗻𝗮 𝘃𝗶𝗮 𝗬𝗮𝗾𝘂𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮" (conosciuto anche come "𝗔 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗿𝗲𝗴𝗼𝗻𝗲") scritto nel '68

p.s. dev'essere bellissima 𝑺𝒐𝒑𝒉𝒊𝒆 𝑩𝒆𝒙𝒕𝒐𝒓 𝑬𝒍𝒍𝒊𝒔 nuda, ehm, proverò ad averci rapporti in sogno col metodo "giallo" o col metodo dello "stregone"... hai visto mai!
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sotomayor
sotomayor Divèrs

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CosmicJocker
Ma gli integrali indefiniti sono biscotti per la colazione senza una forma ben precisa?..?
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Carlos
Non ho letto niente ma l'immagine scelta mi fa vanire in mente questo:

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BortoloCecchi
La supercazzola prematurata più beige di sempre
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Stanlio
Ho letto tutto e l'immagine scelta mi fa vanire in mente questo:
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Flame
Grazie per il passaggio regà.
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Geo@Geo
Geo@Geo Divèrs
Io vi denuncio: e se fossi stata epilettica (e non lo so...), quell'immagine è propedutica a una crisi comiziale. Prova a sognare come tutti un bel materasso, ahahahah
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Flame: Un consiglio? Ne ho provati tanti ma non riesco a trovarne uno che non mi faccia fare sogni strani con donne nude. E qundo non sono sogni strani sogno donne nude e basta.
Flame
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