“Big Soundy '71”

Poco prima di entrare in autostrada c’è un bar, frequentato come ovvio da automobilisti, che ad ogni occorrenza diventa una sala concerti affollata di curiosi ed appassionati musicofili.

Se provenite dal centro non potete non vederne l’insegna, accesa giorno e notte, con la scritta lampeggiante “Qui Musica”, che indica l’unico posto della zona, nel giro di chilometri, in cui si suona musica dal vivo giorno e notte, e dove puoi mangiare semplice e casalingo.

È un posto simpatico, come i suoi gestori, che al momento di chiudere, ormai a notte fonda, ha davanti all’ingresso più gatti che clienti, dove capita che trovi della bella musica, anche se la stessa a volte appare annacquata come certa birra che ti servono al banco.

Dopo tante belle cose dal vivo, i concerti iniziarono a scarseggiare, anche in termini di qualità, tanto che una sera una band chiamata a suonare delle cover hard rock per pochi euro, prima che iniziasse a suonare, fu letteralmente bottigliata, con annientamento della relativa strumentazione, mentre i più contemplativi si domandavano attoniti se tanta intemperanza dipendesse dai presenti oppure dalla loro pessima qualità musicale.

Intanto che si avvicendavano pseudo cantanti a pseudo gruppi, seguì un inevitabile spopolamento del locale, mentre tale andazzo proseguiva immutato, tanto che un giorno le esibizioni dal vivo furono sostituite da uno stereo posto in pianta stabile sul palco, ciò al fine di evitare ingaggi scadenti, a cui i gestori sopperivano, per abbandono del palco, da abbondanti stuzzichini ed aperitivi al posto di artisti decenti.

Eravamo nel ’71, appena prima che il locale fallisse del tutto, quando una sera si presentò al bancone un tizio, insolitamente diverso dai tanti musicisti scalcinati visti sinora, con in testa uno strano copricapo, che pareva giungere da un altro mondo; lo stesso, mentre sorseggiava una birra, in un inglese quasi italiano, chiese: “Qui live music?” stupendosi della reazione del barista, che tentò di spedirlo malamente fuori dalla porta d’uscita, mentre gli astanti assistevano in silenzio alla scena, con uno sguardo che fu tutto un programma, in cui gettavano gli occhi al cielo disperati e memori dell’ultimo concerto…

“Vedi Amico, io la serata te la farei anche fare” esordì il titolare, tra lo stizzito e l’annoiato, proseguendo: “il problema è che qui non suoniamo certa musica, perché i più pensano che Vasco Rossi sia un rivoluzionario e che il rock l’abbia inventato Ligabue…”

Senza aggiunger parola, David Jackson, questo era l’Inglese, chiamò dentro gli altri tre della Band, che, accomodatisi ad un tavolone nei pressi del palco, iniziarono un’abbondante cena a base di pastasciutte, frittate, spezzatini, tiramisù, insomma tutta roba nostrana di qualità in grande quantità.

Intanto la sala stava animandosi dei soliti abituè, impazienti di ascoltare il Blasco, in formato cover, quando alle 22 in punto, senza presentazione alcuna, i Nostri, ormai madidi, recuperata dal parcheggio fuori la loro strumentazione, raggiunsero di botto il palco iniziando un concerto mai annunciato.

Seguirono brani emotivamente forti, in continuo addivenire, portati avanti senza alcun risparmio di energia,e capaci di suscitare stupore ed entusiasmo tra i presenti, specie in occasione di veri eventi “assoluti” come Killer, Refugees, House With No Door, Lemmings, A Plague Of Lighthouse Keepers, mentre qualcuno dei presenti iniziò a domandarsi se quelli che stavano esibendosi erano i grandi Van Der Graaf Generator in persona, protagonisti di uno strano baratto, tanta buona musica contro qualche abbondante e gustoso piatto di cucina casalinga.

Poi, quando gli stessi passarono infine all’entusiastica Man Erg, tutto fu finalmente chiaro, su quel palco, quasi buio, c’era una grande Band all’ordine di un grande Artista, poco più ventenne, di nome Peter Hamill.

Ed a seguire tutto riniziò miracolosamente a funzionare, grazie ad una rinnovata ed eccellente musica dal vivo, tanto che quel locale, sempre meno bar, diventò una sala concerti rinomata “Big Soundy ‘71”, in onore di quel inconsueto concerto...

Bearry , Il 7 agosto — DeRango: 3.00

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I commenti che questo editoriale ha voluto ricevere

Bearry
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Bearry
pardon, rinomata = rinominata, che evito però di correggere
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Stanlio
pare na favola de quelle che principiavano così "C'era una volta..."
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dsalva
Ci voglio credere.... Troppo bella!
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