Il muro

Da piccolo, negli uggiosi pomeriggi autunnali, restavo per delle ore a guardare le gocce di pioggia scivolare lungo al vetro. Nella mia mente inventavo corse fra le gocce ne sceglievo una e la spronavo ad arrivare per prima in fondo al vetro, se la vedevo tardare ogni tanto picchiettavo la lastra in modo che altre gocce la appesantissero permettendogli di vincere. Alcune volte vincevo tante altre no. La Domenica mattina vedevo Fabio che, come tutti le mattine della Domenica, si allenava a tennis. La racchetta, la palla, suo padre e il muro. Suo padre lo spronava a migliorarsi, il muro non sbagliava mai una risposta, maledetto muro. Fabio era il figlio dei miei padroni di casa non l'ho mai visto una volta giocare con noi proletari nemmeno all'oratorio, lui restava confinato nel suo giardino mentre noi scoprivamo il mondo, lui aveva il suo muro e suo padre che lo spronava, forse desiderava avere un figlio "Panatta" o forse era il desiderio di Fabio. Di Fabio ho saputo sei mesi fa, chissà come gli andata la vita se si è sposato se ha lasciato figli e moglie...Chissà, io lo ricordo bambino, un bambino che non ha mai giocato con noi e la Domenica mattina il muro.

iside , Venti giorni fa — DeRango: 22.59

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I commenti che questo editoriale ha voluto ricevere

zaireeka
Bello, senza nemmeno leggerlo. Dato il tuo talento scrittorio dovevi tornare a scrivere qualcosa oltre il fatto che Giorgio Poi ti fa schifo insieme ai Bee Gees anni 70 (che è anche peggio 😁)
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iside: Veramente dicevo che è meglio di Vasco brondi
zaireeka: Si, ma hai detto che per te potrebbe andare a raccogliere pomodori, che è un nobile mestiere, ma per uno che vuole fare il musicista non è il massimo. Ascoltandolo molto in questi giorni, confermo il mio giudizio su Poi, è davvero in gamba
iside: va bè potrebbe anche fare l'operaio metaltronico :-)
lector
Tutti abbiamo il nostro muro da abbattere.
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zaireeka
Ora lo ho letto, o meglio riletto con la giusta attenzione. Come nel tuo stile racconta le cose con apparente distacco e poco celata rassegnazione. Lasci molto non detto, le cose in sospeso, come se il finale non volessi raccontarlo. Non ho letto nessuno su questo sito che parla di morte con la tua delicatezza
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iside: io non parlo di morte io parlo di vita. la morte è una parte della vita. di ognuno, che narro qui, ho un ricordo preciso, magari fu solo uno sguardo o due parole scambiate alla fermata di un autobus oppure sono un dolore mai lenito. nel caso di Fabio ho nitidi un paio di ricordi: il muro, il fatto che non uscisse mai da quel cancello per mescolarsi a noi e quel pomeriggio all'oratorio in cui disse, dopo che gigi aveva fatto un assist vincente, "gigi sei un grande altruista" perché fabio non giocava con noi, lui ci guardava e basta. quando ho saputo che era morto mi è dispiaciuto non aver mai giocato con lui, non aver mai parlato con lui. è una sensazione strana eravamo quasi coetanei, abbiamo fatto la terza media insieme, abitavamo 50 metri uno dall'altro e nulla mai una parola o una scazzottata...come se uno di noi due non fosse mai esistito...
Onirico
Io facevo le scommesse sulle gocce d'acqua che scivolavano lungo i finestrini dell'auto in cui mi trovavo. Della serie "quella arriva al fondo del finestrino prima di tutte". Poi, se perdevo, avevo paura che la sconfitta avrebbe significato enorme sfiga nel prossimo futuro. Brutta storia, le scommesse con se stessi.
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iside: io cercavo di barare poi una goccia impazziva scivola giù più veloce della luce. perdevo anche contro me stesso ma in fondo ero un bambino felice.
Stanlio
m'è capitata una cosa simile quand'ero in collegio a Milano, ho avuto la stessa sensazione da ragazzo, cioè "mi è dispiaciuto non aver mai giocato con lui, non aver mai parlato con lui, è una sensazione strana eravamo quasi coetanei, abbiamo fatto la prima superiore insieme...", si chiamava Alesandro e aveva un fratello più piccolo, entrambi con una forte distrofia muscolare che li portò ad avere un cedimento cardiaco, il mio collega ci lasciò durante una salita in ascensore andando in dormitorio la sera, suo fratellino poco tempo dopo forse più per il dispiacere che altro... però con lui ci parlavo quando capitava anche se non cercavamo la compagnia reciproca e ricordo che una volta lo accompagnai con altri amici del college a farci una pizza e niente col senno di poi mi dispiacque non averne approfondito la conoscenza...
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iside: resta quella sensazione di cose perse. sfiorate e perse...come le passanti... Fabrizio de André - LE PASSANTI
dsalva
Giocare contro il muro, è una sconfitta a prescindere!
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musicanidi: NO, basta dargliela obliqua e il muro lo fotti subito.
dsalva: Ahahaahaha
iside: mai visto il muro non rispondere
musicanidi
Pure io avevo il mio muro, la mia racchetta e la mia pallina...grande divertimento ma dovevo fare tutto al volo perchè giocavo sull'erba (Wimbledon dei poveri) di un prato sconnesso...
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dsalva: E chi non l'ha fatto?...solo che io mi inventano le partite io contro io dove se vincevo io bene ma se perdevo vincerò sempre io.....chiaro no?
musicanidi: Lottare col proprio ego è proprio da duri!
dsalva: Eh sì....tempra!
iside: più o meno avrai l'età di Fabio abiti pure in zona BS, peccato che ora la domenica mattina l'auchan sia aperta altrimenti potevamo vederci entrare in un carrello della spesa e buttarci giù dal sottopassaggio, che tanto il muro stà sempre li e Fabio sarà si e no a 100 metri...
Bubi
Bel racconto, c'è nostalgia e anche malinconia. L'ho letto volentieri.
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