2019: recensioni musicali (prima parte)

Un po’ di dischi del 2019 passati velocemente in rassegna. I voti possibili sono OK, se l'album è bello, e NO, se fa schifo.

Vampire Weeeknd - Father Of The Bride - Dalla Columbia University al Mali, dal fumo di New York all’altare. E quindi a Gerusalemme, di nuovo a New York e infine a Berlino, ma mica a ballare. E non è che ci sia molto altro da dire su quest'album, se non che delle 100 canzoni pop più belle scritte nel corso di questo decennio, almeno 10 sono contenute qua dentro. Le altre otto sono comunque bellissime, a parte una sola, ma cercare di capire qual è di certo non renderà più bello quel disco dei Cure che tanto decantate e che altrettanto ha già rotto il cazzo. OK

Solange - When I Get Home - Solange Knowles ha indovinato un paio di canzoni belle da morire nella sua carriera e, manco a dirlo, adesso si crede l'Aretha Franklin di questa fluida generazione tutta queerness e dischi R&B che, più scatafasciano le balle, più sembrano piacere alla gggente. Agli americani che gli frega di guardare in tv il Giro d'Italia? Ecco, quindi a me che dovrebbe fregare di ascoltare questi trentaquattro minuti di lamenti art-soul pro-black power senza capo ne coda? Me ne frega, quindi state su di dosso, voi, i vinili e il trentennale di “Disintegration”. OK

Coma Cose - Hype Aura - Nel caso non si fosse capito dalla recensione precedente, il Giro d'Italia scassa la minchia, ma mai quanto ascoltare due casi umani all'incrocio tra i Prozac+ e Luca Laurenti che, forti di un retaggio mezzo-rave e mezzo-cantautorap, si sentono autorizzati a farmi un pera di acido fluoridrico nelle orecchie a suon di slogan da giovani marmotte tipo "mio nonno è tropicale/ quindi ho un avo-cado". Ma se io ho un cane che è mio, quello sarà un d'io cane? NO

Massimo Volume - Il Nuotatore - Ho deciso di smontare i Massimo Volume a colpi di De Gregori. Emidio Clementi e compagnia sono delle persone facili che non hanno dubbi mai, ma sul palco portano la loro valigia dell'attore, e con gli occhi sudati e le mani in tasca fingono e recitano il loro ultimo discorso registrato. Peccato, però, che abbiano nella punta delle dita poco jazz, poche ombre nella vita. Quindi arriviamo Adelante! Adelante! al punto, perchè se è vero che gli aerei stanno al cielo come le navi al mare, De Gregori sta alla poesia come questo disco alla merda fumante appena sfornata. NO

Izi - Aletheia - A differenza di tanti eruditi colleghi della musica italiana che eruditi non sono, Izi sa scrivere. Per dire, quasi nessuno oggi riesce a buttare su carta cose come “quando sono nato non avevo pelle addosso/ ed ero penna e inchiostro in connessione con qualcosa”, barre che spolpano la carne del concreto fino a giungere a un’astrazione di dura matrice ossea. Ma in generale, “Altheia” è un disco introspettivo e coraggioso, che snobba con classe le leggi dello streaming dozzinale mostrando allo stesso tempo un bel dito medio in faccia a chi dava a Diego del rapper finito. O a chi non lo conosceva nemmeno, tipo voi. OK

POLO , Il 10 maggio — DeRango: 6,00

BËL (02)
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