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Abbiamo bisogno di più dischi come "Brave Faces Everyone" ma ancora non lo sappiamo

Sento la necessità di dover aprire questo pezzo con una premessa utile a chiarire una volta per tutte alcuni punti riguardo la mia posizione: non sono un recensore musicale.
Addirittura non ho direttamente a che fare con la musica da anni. Molto più semplicemente, sono il tipo di polemista seriale che trova nella scrittura la sua migliore occasione per formulare pensieri di senso compiuto, del tipo che utilizza i versi delle canzoni come intercalare.
Penso in musica, scrivo per limitare la pessima abitudine di rimanere solo con i miei pensieri ed il confluire degli stessi attraverso sonore bestemmie che squarciano il silenzio dei pomeriggi feriali.
Perché si, sono un anonimo operaio e questo è qualcosa di particolarmente rilevante per questo editoriale.

Quando gli Spanish Love Songs uscirono con "Schmaltz", il secondo capitolo della loro fin quí giovane carriera (nonché l'album che mi iniziò al loro ascolto), avvertii in maniera pressoché netta la sensazione che quel disco fosse esattamente ciò di cui avevo bisogno.
C'è stato fin da subito qualcosa nel suo lirismo, un livello di onestà che sentivo mancare da altre band che avevo consumato di ascolti fino al giorno prima.
Fra i diversi elementi che personalmente mi parvero rilevanti del disco, quello che ha catturato in misura maggiore la mia attenzione è stato anche quello presentato nella maniera più inaspettatamente sincera: uno sguardo (veramente) onesto ad apatia e depressione.
Non si trattò assolutamente del solito disco su come le cose sarebbero andate meglio, ma su come non sarebbero mai andate.
Il che si rivelò utile, in un certo senso, ad affrontare un periodo non propriamente esaltante, togliendo la pressione e sostituendo la speranza con l'accettazione. Per citare un verso di "Haloa To No One:

“Potresti cambiare taglio di capelli, ma sembrerai sempre imbarazzante. Il tuo mal di schiena potrebbe anche alleviarsi, ma non ti riposerai mai. Potresti andare avanti, ma non ti sentirai mai importante. Potresti stare bene, ma non sarai mai il migliore. Quindi quando ti svegli e sai che non starai mai meglio: nasconditi sotto le lenzuola, la tua stanza sarà sempre un disastro. "

Con l'avvicinarsi della pubblicazione di " Brave Faces Everyone ", quindi, i miei colleghi di fanbase ed io eravamo entusiasti per il nuovo sforzo della nostra nuova band preferita. Detto questo, tutti mettemmo le mani avanti (ma dai?), come a scongiurare il fatto che probabilmente il successore di "Schmaltz" non avrebbe avuto la stoffa per raccoglierne il testimone.

Ed invece, gli Spanish Love Songs fecero qualcosa che non mi aspettavo, nel momento nel quale meno me lo sarei aspettato, di nuovo: mi sorpresero.

E, nel farlo, mi trovarono senza parole.
Consapevolmente o meno, sembró fin dal primo ascolto che " Brave Faces Everyone " riprendesse un discorso mai veramente concluso con " Schmaltz ", ma invece di infierire ulteriormente verso l'interno, il loro sguardo questa volta fosse rivolto verso l'esterno.

Attraverso gli stessi canoni di scrittura fatalistici di questa nuova corrente di "punk emozionato", gli Spanish Love Songs agitano il loro contenuto lirico per ottenere una nuova miscela e discutere sulle prime di capitalismo di classe e poi, una volta scaldato il motore, di gentrificazione, sparatorie scolastiche, abuso di droghe, traumi generazionali, abuso di potere da parte della polizia (ben lontani dai fatti di Minneapolis) ed altro ancora.
Tutto questo senza sacrificare il marchio di fabbrica, la straziante semplicità del loro modo di raccontare storie, realizzando quello che è un album punk-rock nell'accezione più squisitamente contemporanea del genere, profondamente personale e straordinariamente politico:

“Quindi, sto lasciando la città. Forse il paese. Forse la terra. Troverò un posto tutto mio, dove i coglioni non sono poliziotti che pattugliano i quartieri di cui hanno paura. E il resto di noi non si esaurirà spostando la gente del posto dai quartieri di cui abbiamo paura. Ora, se non venissimo salvati ogni volta dai nostri genitori saremmo morti. Cosa succederà quando saranno morti? "

-" Losers 2 "

In questo disco la band riesce a catturare le ansie e i fattori di stress del nostro momento attuale, senza prendere eccessive distanze dai propri privilegi. Di più, riescono a farlo senza sporcarsi di appropriazioni culturali dei simboli delle comunità oppresse a cui non appartengono:

"Hai detto 'l'ansia è il tema comune delle nostre vite di questi tempi'. Non posso nemmeno bere il mio caffè senza sfruttare qualcuno o rendere miliardario un altro milionario. Cosa ci vorrebbe per essere felici? Probabilmente inizierei con i loro soldi.

-"Optimism (As A Radical Life Choice)"

E tutto questo, la densità emotiva di temi mai così sentiti come oggi, esplodeva con la pubblicazione di "Brave Faces Everyone" in data 20 febbraio 2020, appena prima che la scia di eventi che tutti noi conosciamo si avventasse improvvisamente sulla nostra quotidianità, riducendoci come niente prima di allora a mucchi d'ossa e nervi scoperti.

Nel complesso, a distanza di 5 mesi da allora, mi scopro improvvisamente a non essere soddisfatto neanche un po' dalla risposta della maggior parte del movimento alternative/punk al momento che stiamo vivendo; senza fare nomi, è scioccante per me che non ci sia stata una sorta di rinascita del punk-rock.
Perché se da una parte continuo ad ammirare molte delle band di questa non-scena contemporanea con la loro apatia, con quell'atteggiamento "io ed i miei amici sul furgone e nient'altro", il fatto che in tempi di lockdown (tanto per fare un esempio) si siano preoccupati maggiormente di vendere ticket per show privati in streaming piuttosto che scendere in strada, per me è allarmante.
Sembra consapevolmente apolitico, in un momento che dovrebbe essere tutt'altro.

Ancora più interessante, almeno per quanto mi riguarda, il fatto che molte di queste band si allineino effettivamente al femminismo, o Black Lives Matter, o a qualche ideologia generalmente progressista, il che è grandioso, eppure faccio fatica ad ignorare il pruriginoso rimirarsi da parte di alcune delle suddette band nel riflesso di certi stilemi ed inevitabilmente finisco col chiedermi: è un fallimento della cultura e del genere di cui mi sono innamorato? Questa realtà vissuta al ritmo di meme non consente un esame più approfondito? Può esserci altro che esuli dal discorso "sbattimenti e deprenoia"?

Sono contento che così tante band di estrazione rock stiano prendendo posizioni nette allineandosi ad una forma di pensiero progressista, ma se all'atto pratico non si traduce nel materiale musicale, cosa stiamo davvero realizzando?

Kiodo , Diciotto giorni fa — DeRango: 6,00


Commenti (Undici)

CosmicJocker
Penso che le tue aspettative sono troppo elevate.

Che cosa vorresti esattamente? Un approfondimento davvero esaustivo su tematiche di complessità gigantesca? Dal punk rock? Dai testi e dal modus vivendi di una band punk rock?

Ti propongo una provocazione: è più sovversivo suonare rabbiosamente i soliti due accordi con testi più o meno impegnati oppure cercare di scardinare le convenzioni su quello che ci si aspetta sia musica con testi -se ci sono- che parlano di tutt'altro?

Sono più sovversivi i Sex Pistols o i Faust per esempio?

E comunque "sovversivo" è un termine enorme: la musica (qualunque essa sia) può essere un tassello, ma non il puzzle.



CosmicJocker: Vabbè, noto che il detentore della pagina, che quì sotto scrive "i commenti che sono il vero sale qui sul deB, perché favoriscono il confronto", non risponde...

Kiodo: Ostia, qualcuno é suscettibile quí. Chiedo venia, il debaser é (fortunatamente) ancora inibito alle impostazioni per le notifiche.

Detto ciò, é esatto.
Mi aspetterei maggiore responsabilità da parte di tutti quegli interpeti del carrozzone corporate punk balzati agli onori delle cronache per le partecipazioni ai vari "rock against..." in tempi non sospetti (e senza ombra di dubbio maggiormente remunerativi).
"Modus vivendi" non significa nulla, perdonami la confidenza.
Non é che perché ti chiami James Hatfield e ti pizzicano a fare spese in una boutique Armani, o perché ti chiami Grag Graffin e vivi in una reggia, allora smetti di credere per davvero a quello che fai. Sarò ingenuo, ma la "teenage angst", che nella fattispecie si traduce in una condotta etica in età adulta, non si può ricreare chimicamente in laboratorio. Esistono in tal senso artisti più meritevoli di altri all'interno del panorama rock a livello generale, é il senso di coesione, di appartenenza, di compattezza a latitare. Purtroppo ora sono fuori dal mood col quale ho scritto il pezzo e le mie argomentazioni sono sterili, me ne dispiaccio
CosmicJocker: Beh, "modus vivendi" significa eccome visto, e cito, che molti artisti punk rock contemporanei "si siano preoccupati maggiormente di vendere ticket per show privati in streaming piuttosto che scendere in strada". Tutto questo niente ha a che vedere con il prodotto artistico in sé, ma rientra, appunto, nel modo di vivere la propria arte e come l'artista la comunica e la promuove all'esterno.

Tu dici "per me è allarmante". Ma io ti ri-domando: cosa ti aspetti esattamente da questi artisti? Mi parli di "senso di coesione, di appartenenza, di compattezza" come se queste cose oggi (come ieri del resto) potessero davvero fare la differenza a livello macro-sociale.

Davvero ha senso sperare in che il punk faccia da vettore a tutte le rivendicazioni delle parti più disagiate della contemporaneità?

E queste cose le dico perché mi pare che tu voglia investire il punk di troppa responsabilità.



Kiodo: La differenza a livello macro sociale la fai se sei Ghandi (che col senno di poi, non é nemmeno scontato), però a livello micro sociale puoi comunicare tantissimo. Il movimento pop sud coreano ha compiuto azioni di boicottaggio nei confronti di Trump che hanno avuto risonanza a livello planetario, le superstar del rock sono sparite dopo l'appello a stare a casa. Non é questione delle responsabilità che gli dò io, piuttosto di quanto poche se ne prendano loro che sul vivere proiettati al contrario ci hanno edificato carriere trentennali ed in tal senso, ed é da questo che sono partito, il ritorno ad una "poetica" onesta ed impegnata può ispirare, comunicare, aiutare le soprattutto le menti più giovani a sviluppare un qualunque tipo di ragionamento, cosa che la musica, in quanto arte, dovrebbe saper fare ma ha smesso da diverso tempo, per quanto ne so. Vedila così, non é una critica al sistema, piuttosto un elogio a cinque sbarbatelli talmente sfigati da non aver timore di imbruttirsi dicendo la loro.
CosmicJocker: Chissà che l'urgenza di "sviluppare un qualunque tipo di ragionamento, cosa che la musica, in quanto arte, dovrebbe saper fare" non possa venire da proposte musicali che critichino il Sistema (di cui certe convenzioni musicali possono essere considerate la metafora) in maniera indiretta.

L'artista forse dovrebbe far passare l'idea che nuovi mondi sono possibili e dovrebbe far passare tutto ciò con una proposta musicale "altra", che si sganci da certi stilemi (per questo facevo l'esempio dei Faust, ma ce ne sarebbero molti altri seguendo questo ragionamento).

Forse non basta più una proposta "onesta e impegnata" e, ammesso che ci sia davvero qualcosa che basti, la mia voleva essere una considerazione sull'efficacia del punk duro e puro (genere che ha una quarantina d'anni).

Insomma, boicottare Trump o scendere in strada va benissimo, per carità.
Ma domani non sarà più Trump ma qualcun altro, e dopodomani un altro ancora.
Ecco, unirei la resistenza all'immaginazione. Far passare l'idea che ogni status quo è modificabile e transitorio.
CosmicJocker: E poi, eventuali propositi "impegnati" non devono in alcun modo giustificare la carenza qualitativa della proposta artistica. Non devono diventare un alibi.

Non sto ovviamente parlando della band che prendi in esame nell'editoriale (che non conosco). Parlo in senso generale..
Kiodo: Ma io sono assolutamente d'accordo con te, sia sui dubbi riguardo l'efficacia dell'attuale "del punk duro e puro", sia sul discorso della resa qualitativa.
Motoko
Vorresti che un genere musicale nato 40 e passa anni fa porti un cambiamento culturale oggi? Rinascita?!
Fisiologicamente (e forse fortunatamente) non può farlo.
Questo tuo editoriale mi ricorda il mio ma solo per opposizione, in quanto abbiamo aspettative - mi pare - completamente diverse.

Kiodo: Ti sbagli, le aspettative sono le medesime. (Lessi il tuo editoriale, colpevolmente lasciai indietro i commenti che sono il vero sale qui sul deB, perché favoriscono il confronto, ma giuro di rimediare quanto prima). Vorrei stupirmi anche io per qualcosa di nuovo. L'apatia era nuova, mi piacque. Ora però comincia a puzzare di stantio. Sai cosa sarebbe nuovo? La rinascita di un genere, appunto. E mica solo del punk, pure di un qualunque altro genere. E me ne frego della forma, dei look, delle provocazioni. Voglio il contenuto, lo esigo, non accetto di sentirmi preso in giro da questa musica pronto uso cui ci stanno abituando. Ad essere diverse, forse, sono le prospettive che abbiamo a proposito. Oppure io non capii nulla del tuo ragionamento, che può anche essere.
Motoko: Il mio non era un discorso legato tanto al contenuto quanto al prodotto musicale in se.
Se per prospettive intendi appunto la funzione sociale di denuncia, tu sei andato molto sullo specifico (non mi pare però che tutto il movimento punk sia legato a temi sociali) mentre io non ho avuto neanche la tentazione di farlo. Nel tuo caso, parlando di certo punk, il discorso sarebbe molto calzante. Il punk ha origine in un contesto storico particolare in cui non era la buona musica a mancare, ad esempio. Invece é di questo che parliamo continuamente noi, la mancanza di buona nuova musica.
Penso che qualunque rinascita, (quindi rivisitazione del - o di un - genere) non possa essere che una mossa di marketing studiata, già solo questo dovrebbe essere molto antipunk. Quel modo di fare musica é forse ormai solo vecchio e dovremmo saperlo accettare come dovremo imparare ad accettare il fatto che anche noi (io e te) ci dirigiamo verso uno status di obsolescenza inconsapevole.
In generale nella storia dell'arte le rivisitazioni degli stili, a mia memoria, non hanno mai (ap)portato nulla di buono: erano sintomatici di una condizione socio-culturale di profonda crisi.
Non so se ho centrato il tuo discorso... spero di sì.
Kiodo
Kiodo
IlConte
Il Rock è Morto
Il Punk sepolto

La passione viene repressa da sempre ma ora è proprio comprata a kg.
Se qualcuno riesce ad ottenere attenzione scagliandosi contro viene irrimediabilmente ed immediatamente ingoiato
È sempre accaduto ma ora è praticamente automatico
Tutto si è velocizzato all’ennesima potenza e non si ha più nemmeno il tempo di valutare, pensare, analizzare, decidere... perché ti danno già altro per (non) pensare.
Non è colpa di nessuno, è l’essere umano ad essere così.

Inutile sperare in qualcosa o qualcuno... prima o poi scoppierà il baraccone
#forse

La musica è solo una piccolissima e poco dannosa - rispetto al resto - fetta di questa torta fetida.

Stanlio
Di questi Spanish Love Songs non so nulla tranne quello che ho appena letto qui adesso.

"Quindi quando ti svegli e sai che non starai mai meglio: nasconditi sotto le lenzuola"

Tanto vale non svegliarsi e continuare a dormire ma è da vigliacchi...

(eppure anch'io lo feci in certi periodi poco edificanti)

e niente.

Kiodo: Eh, ma quello non é il disco dell'autocommiserazione. Dopo é arrivato quello della consapevolezza dei propri mezzi, dell'utilizzo della musica per fini più edificanti. Ci vedo qualcosa che forse non c'è, non voglio convincere nessuno di essere di fronte al fenomeno rock del decennio. Però la strada mi pare quella giusta.
Kiodo: *é il disco dell'autocommiserazione
JOHNDOE
oh beh ma leggendo i test che riporti di questa band si capisce benissimo che trattasi di merdoni senza ambizioni nè voglia di cambiare (le cose)

dici

il fatto che in tempi di lockdown (tanto per fare un esempio) si siano preoccupati maggiormente di vendere ticket per show privati in streaming piuttosto che scendere in strada, per me è allarmante.

ma che ti aspettavi da questi qua?

Kiodo: Generalmente sono il primo a mettere in discussione la chiarezza del concetto che ho provato ad esprimere e spesso mi ricredo a proposito della stessa. Non questa volta, non nel passaggio che hai citato tu. Non hai capito nulla di quello che ho scritto. Pazienza...
JOHNDOE: ma ho capito quello che hanno scritto questi

e ho capito che hai riposto fiducia (e davvero non si capisce perchè) in un gruppo musicale di nichilisti

spiegati allora ma cerca di essere logico perchè l'editoriale si poggia su una contraddizione (quello che scrivono rispetto a quello che auspicavi)
Kiodo: Non hai capito. Mai, in nessuna riga del testo, faccio riferimento all'aver riposto fiducia negli Spanish Love Songs. Tutt'altro, io da loro non mi auspicavo proprio nulla. Semplicemente, quello che scrivono, rapportato all'età che hanno, mi fa pensare al periodo giovanile dei colossi del punk, che nel frattempo non sono più gli irascibili merdoni come la band di cui parlo nello specifico. Da loro si, in un periodo come questo caratterizzato da discussioni su temi importanti, mi sarei aspettato qualcosa. "Abbiamo bisogno di più dischi come "Brave Faces Everyone" ma ancora non lo sappiamo" come a dire, per citare gli H2O:

"And at nights, it makes me mad that I should have to ask:
What happened to the passion? (pa
What happened to the reason for screaming?
What happened the music and the message that I love?
What happened to the hard work?"
Mojoman
Io capisco in pieno cio' che dici, solo che non parlerei solo di punk, ma di tutta la musica . " l' arte e' pensiero che esce dal corpo, ne piu' e ne meno come lo sterco"(cit). Come hai detto tu i nuovi punk, hanno un pensiero fisso chiamato denaro (anche i nuovi rappers , i nuovi metallari. Ecc.) mi infastidisce anche la parola " prodotto", sarebbe giusto tornare alla parola " opera". Il fatto e' che non ci sono piu' i bei movimenti di una volta. Quelli che avevano una ragione sociale .ora la ragione sociale e' vendere. Vendere un singolo che passera' in radio un mese e che poi cadra' nel dimenticatoio. Manca la qualita' ( non parlo di suono, ma di temi e di testi). Il punk forse e' stato l' ultimo movimento che ha avuto qualcosa da dire alle masse. Qualcosa per cui unirle. Dopo?? A livello di suono ecarrangiamenti ne abbiamo visto di tutti i colori , ma a livello di contenuti? Non credo che sentiremo piu' un testo che abbia lo stesso impatto di una " god save the queen", non credo sentiremo piu' dei testi che sapevano risvegliare le coscenze su temi sociali importanti , come quelli di un de andre' o di un guccini. il perche''?? Perche' il sistema non vuole. Il sistema vuole che le canzoni che passano in radio parlino di scopate in spiaggia , di macchine potenti , di arrivare piu' in alto e di avere soldi e potere. E se vuoi emergere come artista , devi stare al gioco. Devi vestirti in quel modo , devi suonare quello strumento , devi essere un " bel prodottino ". Un nuovo movimento significativo come il punk , nascera' da persone che faranno arte per comunicare e non per " sfondare" .gente che abbia un bisogno impellente di gridare " il mondo va a puttane "

Kiodo: Ne fai una questione di music business, mentre il mio discorso non é a così ampio spettro. Ovvio che la musica per il sottoscritto sia cultura, conseguentemente é ovvio che sentirmi catechizzato da Francesco Gabbani ogni estate sia gradevole quanto una pigna in culo. Però la cultura, parlandone in generale, ha la funzione sociale di arricchirci attraverso quella che risulta essere la rappresentazione della realtà da parte dell'artista. Poi ci sono quelli che tramite l'arte ci mettono la faccia e lanciano messaggi sociali, un esempio a caso Pablo Picasso. Per la musica il discorso é il medesimo, non tutta la musica può essere impegnata, anche il tormentone estivo ha la sua funzione, non possiamo essere tutti cultori di qualcosa, ne lasceremmo indietro qualcuno che dalla musica pretende solo un ritmo buono a saltare sul lettino in spiaggia con una birra in mano. Quello che io critico, invece, é l'assoluta dispersione di valore da parte di generi musicali che hanno sempre significato qualcosa e che oggi significano meno della metà, causa interpreti di spicco che invece di seminare e lasciare un testimone hanno preferito autocelebrarsi per decenni, per poi sparire nel momento nel quale gli "adepti" necessitavano maggiormente di un segnale, un cenno della loro presenza. Riguardo il punk delle band contemporanee, é ovvio che abbiano un mindset diverso, ci mettono tanto entusiasmo, hanno rimesso la chiesa al centro del villaggio, considerando la centralità dell'individuo aldilà delle divisioni che abbiamo costruito in nome del dover assumere una posizione su tutto. Paradossalmente, il loro é un compito più ingrato...
Mojoman: Io li vedo come un vecchio pugile che dopo un po' perde la " fame" e si accontenta dei risultati passati. Parodie di se stessi. I motivi sono variabili a seconda dei casi.
kyra1
trovo la tua recensione molto ben scritta, dubito che tu sia un semplice operaio, come bugia e dichiarazione d'intenti va bene anche se a nessuno importa quale sia il mestiere dello scrittore, in tutti i casi la tua rece è scritta benissimo , una delle migliori.non parlo della tua musica perchè non è il mio genere parlo della tua scrittura.

Kiodo: Direi che essendo nuova hai ancora molto da leggere prima di considerare questo mio pezzo uno dei migliori, comunque intanto benvenuta. E grazie
Motoko: Affermare che un buon scritto non possa essere prodotto da un operaio é una cosa che mi fa un po' senso.
kyra1: non svenire, in genere un operaio non fa il classico o letteraturatura, almeno nella realtà. ti dirò che mio padre era un operaio e ha fatto studiare le sue 3 figlie università compresa per cui il tuo commento è un pò snobbino, adesso "operaio" è una parola politicamente scorretta? cerca di non fare il furbetto che su queste cose non transigo. poi ci sono gli operai scrittori, tipo Bukowski o erri de luca, ma un operaio che sgobba tutto il giorno a sera non ha voglia di fare tanta letteratura. tutto qui.
Motoko: L'unico commento snobbino, per non dire presuntuoso e vagamente classista, é il tuo.
Kiodo: Operaio che più non si può, lo giuro. L'orale da perito il sabato 7 luglio 2007, il lunedì 9 timbravo il mio primo ingresso in officina. Non é che mi reputo offeso, anzi, ci sono passato sopra tranquillamente. Però "ma un operaio che sgobba tutto il giorno a sera non ha voglia di fare tanta letteratura" mi sembra un cliché bello e buono. Non ti punto contro il dito, né posso farlo contro @[Motoko] . Tutto quí.
Motoko: Kiodo, Quello che ha scritto questo personaggio é solo una prova di quanto si possa essere di vedute ristrette. Studiare non rende studiati e qualcuno ne é la prova. Tutto qui.
Kiodo: Da parte mia nessun accanimento. Mi sono solo grattato il capo un dieci secondi prima di realizzare, per quanto mi riguarda finisce a tarallucci e vino.
kyra1: bah!
kyra1: mi viene da ridere...comunque quel "presuntuoso e vagamente classista" mi fa sentire importante, il vagamente classista è il top. e si vede che gli operai che conosco io sono gli unici a fare lavori stancanti e spesso pericolosi.
Kiodo: Ricapitolando: nel tentativo di produrre un complimento, ti lasci andare ad una considerazione che io definirei "distratta", ti viene fatto notare (anche in maniera tranquilla), hai la possibilità di glissare ed invece che cosa fai? Infierisci? Adesso la colpa é mia perché tu che mi conosci sai che il mio non é un lavoro usurante. Quindi il cantautore che sfonda dopo una vita in fabbrica é un fortunello, i soldi dopo la pacchia. Sei di una ignoranza che non si misura e mi dispiace per te, indipendentemente dalla professione che fai.
kyra1: io non so che lavoro tu faccia.hai detto che fail'operaio. come faccio a sapere che non fai un lavoro usurante? e perchè avrei dovuto glissare per farmi insultare come "classista""snobbina" e via discorrendo? mi hai detto che sono ignorantissima e di questo me ne frego altamente e probabilmente hai ragione ma non puoi dirmi che sono classista e snobbina. e poi, sai che ti dico, operaio architetto geometra del comune o medico sei un grande rompiballe .(dalle mie parti si dice"prendere gli spilli per la punta, è quello che fai)
Kiodo: Fabrizio De André, Rino Gaetano, Luigi Tenco. Ne cito altri? Tutti maestri, musicalmente parlando, tutti italiani, per guardare a casa nostra, tutti di origine proletaria.

"un operaio che sgobba tutto il giorno a sera non ha voglia di fare tanta letteratura".

Dalla merda, quindi, dovrebbe nascere solo altra merda.
Hai detto una stronzata, punto.
La faccenda della "dichiarazione d'intenti" é la parte peggiore, se lo vuoi sapere. Come se ci si dovesse sempre e comunque vergognare di qualcosa, "nascondere" agi o privilegi.

E comunque sì, sono un rompiballe. Sei stata leggera sotto l'editoriale sbagliato
kyra1: ah, Fabrizio de andrè di origine proletaRia? se consideri proletario essere il figlio di uno dei maggiori azionististi degli zuccheri italiani...sai come si chiama il posto dove si fanno manifestazioni e concerti nella mia città? Pala De Andrè, il paparino prole di FDA. anche Grillo, Bennato, lauzi...tutti figlio di minatori o operai fiat. ma va là... e lascia stare "Dalla merda, quindi, dovrebbe nascere solo altra merda.". un fior? per me chiudo qui, mi hai stufato.bye
Kiodo: Ah ma sei di Ravenna! Io di Alfonsine. Non saremmo mai potuto andare d'accordo.
kyra1: dagl'alfunsan? o e mi signor...il mondo è piccolo. ci passo spesso per andare a vedere la valle e bermi un caffè nella ghost town di Anita
Motoko: Ti fa sentire "importante"?! Povero, povero convinto. Potevi salvarti ma la presuntuosità ha prevalso. Ritenta, sarai più fortunato ma anche no.
Saluti
kyra1: che qualcuno pensi a me come una laida capitalista snob non mi dispiace! :))
Kiodo
Da parte mia nessun accanimento. Mi sono solo grattato il capo un dieci secondi prima di realizzare, per quanto mi riguarda finisce a tarallucci e vino.

Motoko: Sei un signore. Respect
Kiodo

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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