Cronaca di una morte annunciata

Dal 1° agosto scorso qui a Milano ha chiuso il cinema multisala Odeon, dopo tanti decenni di onorata carriera iniziata nel lontano 1929 in qualità di cinema ampio e spazioso con un grande schermo (e infissi e arredi in sontuoso stile liberty) per passare al rango di multisala nel 1986 (dietro cospicuo investimento del gruppo Mediaset). Pare che l' intero stabile, dopo opportuni lavori, riaprirà l'anno prossimo in veste di ampio centro commerciale. La notizia in realtà non giunge inaspettata, se ne parlava già da tempo e comunque è solo l' ultimo capitolo di un inesorabile mutamento nelle modalità di fruizione dell'arte cinematografica, inutile nasconderlo.

Intanto i numeri relativi alle sale cinematografiche presenti sul territorio urbano milanese sono impietosi. Se nel periodo aureo si era arrivati al numero di 168 cinema, oggi se ne contano solo una ventina e perlopiù multisala. Si sa bene che questa costante diminuzione è frutto di vari fattori , economici in primis, che hanno creato un contesto di variegate alternative alla visione di un film in una sala. Prima ci fu il boom del cosiddetto home video che, fossero Vhs e Dvd, ha reso più agevole per tutti noi guardare una pellicola,. E oggi si è arrivati a disporre di piattaforme come Netflix e tante altre da cui scaricare film visibili anche sul proprio smartphone.

Insomma, se così stanno le cose , non ci si sente invogliati ad uscire di casa, come fu spesso in passato, per vedere un film proiettato in una qualsiasi sala. E io stesso, cresciuto a pane e anche cinema, ammetto che continuare a mantenere certe buone vecchie abitudini decisamente vintage, in odore di ventesimo secolo, mi è sempre più difficile.

In compenso, di quei tempi vissuti restano tanti ricordi. Le sale erano gremite quando si proiettavano i western classici (il primo film che vidi fu " Mezzogiorno di fuoco" accompagnato da mio nonno paterno), cosi come fu poi con i western spaghetti di Sergio Leone e company, mentre eguale concorso di pubblico si registrava per le pellicole della saga di James Bond.

Per non tralasciare certe file chilometriche di persone in attesa di andare alla cassa cinematografica per vedere "Ultimo tango a Parigi", prima che qualche illuminato magistrato italiano disponesse il sequestro e la messa al rogo di suddetto film in quanto contrario al comune senso del pudore. E egualmente indimenticabile fu il successo riscosso da " Manhattan" di Woody Allen al punto che, alla proiezione del sabato sera, fui testimone di un alterco molto animato fra due persone per disputarsi l' ultimo biglietto per l' ultima poltrona disponibile in fondo sala.

Così come valeva la pena entrare nei cine d'essai ove, sotto una coltre di fumo di sigaretta, un pubblico colto e attento si sorbiva opere d'avanguardia, seguite poi da animati dibattiti su temi ponderosi quali " è più innovativo lo stile registico di Godard o Truffaut?" oppure " il regista Bergman crede realmente in Dio?" E" Bunuel si dimostra, nelle sue opere, propriamente ateo?".

Insomma, erano proprio altri tempi e i fatti sopra citati possono apparire, agli occhi di un attuale ventenne, eventi semplicemente lunari risalenti ai tempi delle guerre puniche. Semmai mi sento di pensare, senza lamentarmi su come va il mondo, che "il cinema è morto, lunga vita all'arte cinematografica!". E questo proprio per il semplice motivo che, se tutto passa, nulla ci impedisce di vedere un film nelle modalità più variegate possibili. E chissà, nel frattempo, ancora quanto resteranno funzionanti i cinema multisala a Milano e non solo...


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