Grazie

Il tempo più che misurare la nostra esistenza ci cammina a fianco ricordandoci che le cose passano. Tante sono le cose che passano nella vita, alcune ritornano mentre altre vanno via definitivamente. Il tempo di mio padre qualche settimana fa è passato per sempre consegnandomi un nuovo tempo fatto di dolore e rassegnazione. Questo triste evento mi ha portato a riflettere sul rapporto individuale, il mio nella fattispecie, con lo scorrere inesorabile di questo imprevedibile fattore. Crediamo che il tempo sia una componente governabile, rilegando o rimandando al giorno dopo, al prossimo mese, all'anno che verrà, impegni cui non vogliamo far fronte oggi, ma non conosciamo assolutamente il tempo concesso alla nostra vita, cosicchè anche domani, facendo tutti gli scongiuri con doverose toccate nelle parti basse, potrebbe essere troppo tardi per tutto. Per questo motivo oggi mi sono concesso un pò di questo preziosissimo tempo per citare e ringraziare tutto quel che ha reso sinora la mia esistenza piacevole, guai e problemi permettendo. Non c'è ordine cronologico o maggiore importanza in questo flusso di parole ma solamente pensieri e ricordi verso quel che ha portato alla mia bocca un piccolo o grande sorriso, alla mia vita una concreta fisionomia spirituale. Allora grazie al fruscio del vinile, caldo nettare per le mie orecchie, all'odore dei libri, alla penna di Gianni Rodari che ha segnato la mia infanzia e la mia vita, ai pisolini pomeridiani nelle fresche stanze d'estate e la contemplazione del firmamento nelle sue notti, alle lenzuola profumate stese ad asciugare, alle pietre miliari che correvano oltre il finestrino della 127 del mio papà, agli occhi pietosi del mio Smith davanti alla ciotola vuota, all'orgoglio nella timidezza, alla poesia di Morrissey e il coraggio della fragilità ("Vorrei uscire stasera ma non ho nulla da mettere"), all'odore delle piogge estive, alle forti braccia che mi hanno adagiato sul lettino, alla tormentosa pace nei mari d'inverno e l'affascinante demone nelle fiamme dei camini. Grazie ai colori dell'autunno che incendiano la mia anima, al fresco ristorante degli alberi nei giorni di calura, alle prime luci dell'alba quando la città dorme ancora, ai gesti di cortesia inaspettati da uno sconosciuto, a Travis Bickle per avermi rivelato che non sono il solo, a Sarah e Elizabeth Webber stagliate speranzose verso un quiete tramonto. Grazie alle radio che trasmettono nella notte, alle luci nell'oscurità e all'oscurità negli anfratti di un giorno assolato, al profumo dell'erba appena tagliata, ai mandorli in fiore, ai campi di camomilla. Grazie al sole del pomeriggio che disegna sulle pareti della stanza il profilo delle persiane, al rumore dell'acqua che scorre nei rivi, all'odore di Palmolive nel bagno a casa di mia nonna, alle piante di basilico rigogliose nei secchi che una volta contenevano ducotone, ai muri imbiancati di paese, ai muretti a secco, alla neve che ovatta i paesaggi e la nebbia che confonde i contorni, ai pioppi brulli lungo i fiumi, alle lucciole, al verso dei grilli nella notte, alle spiagge desolate e al suono in lontananza dei jukebox. Escludo volutamente tutti i miei affetti poichè ci sarebbe un capitolo enciclopedico a parte.
Sicuro di aver dimenticato mille altre cose e altrettanto sicuro che mi verranno in mente appena terminerò questa mia scrittura, ritorno alla perdita del mio caro papà. Il suo cappello è ancora appeso all'attaccapanni, raffigurando un presente che ormai non c'è più, un passato persistente che fa male. Ma si sa, il tempo è crudele, inesorabile, inarrestabile. A onor del vero, in alcune circostanze, anche un pò clemente poichè ha concesso a mio padre di esternare tutto quel che non gli era riuscito in una vita. Un tempo tutto sommato infinitamente grande anche per me, per consegnargli un semplice profondo e sentito "Grazie papà".


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