Silenzio!
Mi sono reso conto che la mia presunta passione per la musica era solo l’effetto di una coazione a ripetere.
Musiche adatte a soddisfare qualche impulso scaturito da un disagio.
Già diversi anni fa mi ero reso conto che una canzoncina, che mi accompagnava dall’infanzia, era “la canzone della tristezza”: quando avevo una mestizia, sbucava fuori.
Negli anni si è aggiunto un paio di altri pezzi “per causa specifica”, ma la ripetizione continua avveniva per ogni cosa: i motivetti pubblicitari, i pezzi che preferivo di moderna o classica.
Anni dopo avere abbandonato ogni pratica musicale, compresi di non avere mai avuto talento.
Col talento, non mi sarei limitato a ripetere ad nauseam (altrui) gli stessi pur numerosi pezzi imparati a memoria; avrei spontaneamente interpretato, arrangiato, adattato, abbellito; soprattutto inventato.
L’ascolto andava conformemente.
Ascolto continuo di tutto il purchessia negli anni accumulato.
Ma le reazioni a un problema, se non lo curano, diventano parte del quadro e lo confermano.
Così non c’era rimedio alle mie paturnie dalle musiche adottate come reazione, anzi.
Allora, da qualche mese ho smesso di ascoltare musica.
Volevo disintossicarmi, e se sfogo dovevo cercare, che fosse almeno curativo.
Fino a oggi tutto è andato bene; nessuna voglia di ascolto, e anche le canzoncine nella testa insistevano meno.
Stamattina rivedo un collegamento a un pezzo rock decisamente gradevole e mi viene voglia di ascoltarlo.
Eseguo e me lo gusto come una volta.
Considero con favore l’idea di ascoltare un paio dei miei dischi.
Che dici? Mi dichiaro guarito dalla dipendenza e indulgo, come un ex alcolista che si conceda un dito di vino?