Il collezionista di distrazioni

Il problema delle distrazioni è che non si lasciano catalogare facilmente.
Non stanno ferme.
Non accettano etichette.
E soprattutto non si fanno trovare quando le cerchi davvero.

Eppure Arturo — perché così si chiamava il collezionista — era convinto che esistesse una distrazione perfetta. La chiamava la magnifica distrazione. Quella capace di assorbire tutto il resto. Quella che avrebbe messo fine alla sua collezione.

Arturo aveva iniziato presto. Da bambino collezionava nuvole. Non nel senso romantico: le guardava finché non dimenticava cosa stava facendo. La maestra spiegava le divisioni, ma una nuvola con la forma di un cane lo trascinava via.

Prima distrazione catalogata: Nuvola n. 1 — Cane che corre verso ovest.

Poi arrivarono le altre.
Una macchia sul muro che sembrava cambiare forma ogni giorno.
Il rumore dei treni lontani di notte.
Le parole sconosciute trovate a metà di un libro.
Il suono di una moneta che cade e rotola.

Arturo prendeva nota di tutto.
Aveva quaderni interi.
Distrazione n. 43 — Una conversazione ascoltata a metà sull'autobus.
Distrazione n. 118 — Un pensiero improvviso sul fatto che forse i pesci non si annoiano mai.
Distrazione n. 302 — Guardare la pioggia e dimenticare perché si era usciti.

Con il tempo scoprì una cosa: non era l’unico. Esisteva una comunità invisibile di collezionisti. Non si incontravano spesso. Era difficile: ognuno si perdeva per strada dietro qualcosa. Ma ogni tanto succedeva. Una volta in una biblioteca. Un’altra volta su una panchina alla stazione. Una volta ancora durante una conferenza a cui nessuno dei presenti stava realmente prestando attenzione.

Parlavano sottovoce. Tutti cercavano la stessa cosa. La distrazione delle distrazioni. Una distrazione così potente da far dimenticare tutte le altre. La distrazione definitiva. La distrazione magnifica.
Alcuni sostenevano di esserci andati vicini.
Un uomo disse che forse era il mare guardato per troppo tempo. Una donna giurava che era iniziare a pensare a un ricordo e finire chissà dove. Un altro parlava del momento esatto prima di addormentarsi.
Ma nessuno l’aveva trovata davvero.
Arturo era convinto che esistesse. Per questo continuava a cercare. Passava le giornate a inseguire indizi. Un riflesso su una finestra. Una frase letta per caso. Un'idea che sembrava importante e poi sfuggiva. Aveva quasi smesso di lavorare. Quasi smesso di dormire.
La sua casa era piena di quaderni. Distrazioni catalogate, classificate, confrontate. Aveva perfino provato a creare categorie: distrazioni brevi, distrazioni profonde, distrazioni ricorrenti, distrazioni inutili ma irresistibili. Ma la magnifica distrazione ancora non compariva.

Un giorno Arturo ebbe un sospetto. Forse la distrazione perfetta non era una cosa esterna. Forse era uno stato. Forse era il momento in cui una distrazione ne chiamava un'altra e poi un'altra ancora, fino a perdere completamente il filo. Era un’ipotesi interessante. Decise di studiarla.
Si sedette alla scrivania, aprì un quaderno nuovo e scrisse: "Ipotesi: la distrazione definitiva è una catena infinita di distrazioni."
Poi si fermò. Perché la penna faceva un suono curioso sul foglio. Un suono quasi ritmico.
Arturo rimase ad ascoltarlo. Gli ricordò qualcosa. Forse il ticchettio di un orologio.O la pioggia sul davanzale. O il rumore delle ruote di un treno. Pensò che sarebbe stato interessante annotarlo. Ma prima avrebbe dovuto controllare una cosa. Il treno. I treni erano spesso ottime distrazioni. Forse proprio quel suono... Forse... Si alzò. Andò alla finestra. Poi si ricordò di una cosa che voleva verificare in un libro. Entrò nello studio. Vide un vecchio quaderno. Cominciò a sfogliarlo. C’era una nota interessante sulla distrazione n. 87. E da lì gli venne in mente un'altra cosa. Poi un'altra. Poi un'altra ancora. Da qualche parte, tra quelle pagine, Arturo arrivò vicinissimo alla magnifica distrazione. Talmente vicino che forse per un attimo la sfiorò. Ma non se ne accorse.
Perché, proprio in quel momento, sentì una vibrazione sul tavolo Guardò il telefono. Una notifica. Non importante, ma interessante


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