Frequento corsi di salsa e bachata dal 2014 e circa una volta al mese mi reco in una sala da ballo a esercitare la mia passione e a condividerla con altre persone. Ma ogni volta devo fare i conti (come tanti altri) con un certo numero di dame che per un motivo o per l’altro non vogliono concederti di ballare. Fin da subito l’ho sempre trovato assurdo. È assurdo che delle persone vengano lì con lo stesso scopo, con la stessa passione, con la stessa voglia di mettere in pratica, e invece di unirsi scelgano di respingersi come se avessero invece interessi diversi. Trovo altresì assurdo che una debba fare scene per 4 minuti di ballo assieme, manco le stessi chiedendo di sdraiarsi su un letto di chiodi.
I motivi dei rifiuti possono essere diversi. Il più ovvio è la stanchezza, forse l’unico motivo in un certo senso legittimo, in quanto siamo “umani” e possiamo essere fisicamente provati. Ma la mia domanda è: ci si può sentire sfiancate anche solo dopo qualche bachata? Avete fatto davvero tutto questo sforzo fisico? Siete appena state in un cantiere? Già con la salsa il discorso è diverso, in quanto molto più movimentata e “fisica”, ma il mio insegnante ci ha raccontato più volte che un tempo gli eventi di salsa erano vere e proprie sessioni sportive, la gente veniva in abbigliamento comodo, ricambi e deodorante e si scatenava senza limiti, altro che scenate per un po’ di stanchezza. Ma se anche volessi riposarti un momento… perché una volta “rinvenuta” non vieni tu a dirmi <<dai, ora balliamo, come promesso>>? L’impressione è che la stanchezza venga spesso utilizzata come scusa, e che loro pensino che siamo tutti scemi. C’è chi dice di essere stanca ma è tutta la serata che la vedi lì ferma, o addirittura c’è chi lo dice già a inizio serata. Scusa, ma chi credi di pigliare per il culo?
Ogni tanto bazzicando per i social mi capita di imbattermi in post che trattano l’argomento e ho modo di leggere i commenti delle dame che praticano il rifiuto e ne ho sentite un po’ di tutti i colori. Ho sentito dire da qualcuna che “in pista ci sono diversi marpioni”… Ma veramente pensate che gli uomini vadano in pista senza un secondo fine? Veramente pensate che un uomo cominci a ballare perché gli piace muoversi ed eseguire figure e non per poter avere un contatto diretto e caloroso con tante belle ragazze? Se lo pensate siete davvero ingenue, in tutta sincerità! E se anche fosse, cosa ci sarebbe di male? Gli esseri umani sono fatti per venire a contatto, per condividere calore e ossitocina, sorrisi, sguardi, mani e abbracci, esattamente come gli animali. Quando vedi i cagnolini per strada o gli animali nei documentari li vedi toccarsi, accarezzarsi, perfino fiutarsi l’un l’altro, cercare il contatto, perché l’essere umano invece ha questa tendenza a restare a distanza, a scansarsi? Ci sono dame che quasi temono il contatto fisico dimenticandosi che il ballo di coppia è indubbiamente un’attività di contatto, in particolar modo se si sceglie un ballo ad alto contenuto sensuale. Onestamente, una ballerina che teme il contatto fisico è come un medico chirurgo che sviene vedendo il sangue, semplicemente ha sbagliato mestiere, in questo caso ha sbagliato attività ricreativa, se vuoi tenerti a distanza allora iscriviti al tiro con l’arco, lì la distanza è siderale.
C’è chi invece rifiuta un ballo con uomini che non sono bravi a guidare, che non brillano tecnicamente o al contrario che sono troppo bravi, ma immagino pure con quelli che non sono abbastanza fighi. Ma il ballo non è fatto per dividere, non è fatto per separare i più bravi dai meno bravi e i più fighi dai meno fighi, è un’attività sociale che invece ha lo scopo opposto, cioè di unire, di garantire l’incontro tra persone accomunate dalla stessa passione. Anzi, lo scopo di questi luoghi di aggregazione a tema è proprio quello di far convergere punti di vista e personalità diverse; così come nei forum ognuno porta la sua opinione anche in sala da ballo ognuno viene lì per condividere la propria esperienza, il proprio stile, la propria fantasia, anche le proprie insicurezze. Ognuno lì porta se stesso con la sua storia e ognuno dovrebbe essere curioso e disposto ad ascoltarla, a viverla. Nel momento in cui tu dici <<no, con quello non ci ballo manco morta>> ti dimostri una persona immatura e piena di sé, che non sa confrontarsi con gli altri.
Un’altra cosa agghiacciante è notare che a praticare il rifiuto a volte ci sono non solo semplici frequentatrici della pista da ballo ma anche ballerine che partecipano a esibizioni, dimostrazioni o gare, qualche volta addirittura animatrici e persino maestre (mi è capitato a volte di beccare il profilo Instagram di qualcuna che mi ha negato il ballo e scoprire che questa è addirittura insegnante). Ma sant’Iddio, tu con il tuo ruolo sei una vera e propria ambasciatrice del ballo, un modello di riferimento, una guida, una vera e propria influencer; dovresti dare il buon esempio, dovresti comunicare a chi ti segue che il ballo è condivisione, è inclusione, è confronto, è socializzazione; se insegni a mettere barriere dove cazzo ti pare sei semplicemente una cattiva maestra, un modello negativo, stai dando un messaggio diseducativo (e non è vero che a emulare sono solo i bambini, lo fanno anche gli adulti e fanno disastri), un sacco di dame seguendo il tuo pessimo esempio si sentiranno in diritto di trattare male gli uomini in pista perché “tanto lo fa anche la maestra”. Siccome voglio essere esagerato dico che ti dovrebbero revocare il titolo di insegnamento e i trofei vinti.
Facendo un quadro generale del comportamento in pista si nota che i rifiuti spesso possono essere numerosi (ma varia da serata a serata, da ambiente ad ambiente), sembra quindi che tale comportamento sia comunemente accettato, rivendicato, mai messo in discussione. Notiamo anche il formarsi di micro-caste interne fra conoscenti, compagni di corso, maestri e amici: la gente si reca solitamente nelle sale in cui il proprio insegnante fa animazione (e ciò spiega il motivo per cui quando vai in un locale spesso ti ritrovi sempre i soliti cristiani), si riunisce attorno ad un tavolo e spesso si limita a ballare con quelli del proprio corso o della propria scuola. Tuttavia si nota che anche chi accetta di ballare ha spesso un comportamento ostile: viene a ballare senza voglia, non ti guarda in faccia, evita il contatto esplicito, maneggia il cavaliere con sufficienza manco fosse un sacco dell’umido; sembra che lo faccia più per farti un favore che per il vero piacere di ballare. Tutta questa serie di comportamenti ampiamente normalizzati dimostra che gran parte delle dame non hanno colto lo spirito del ballo sociale, non sono state educate a vedere il ballo come un fenomeno di condivisione e inclusione sociale. Probabilmente si sono buttate lì solo perché trascinate dalle amiche o per moda. O forse ci vanno solo per il proprio bisogno di sfogarsi, dimenticandosi che a tal scopo esistono le discoteche. C’è chi poi ha raccontato di aver vissuto serate all’estero e di aver notato che si ballava con più convinzione e quasi senza barriere, mi verrebbe così da pensare che questo fenomeno di ghettizzazione e di sceneggiate sia (come al solito, manco a dirlo) tutto italiano.
Ma oltre a tutto questo ci sono diversi altri motivi per cui non bisognerebbe mai rifiutare un ballo.
La pista da ballo è il luogo dove il ballerino mette in pratica quello che ha studiato nel corso; il ballerino passa una o più ore settimanali a mettere tutto se stesso per imparare nuove figure e nuove tecniche, ad esse aggiunge l’esercizio a casa propria e magari quello a casa di amici e compagni di corso. Negargli un ballo vuol dire impedirgli di mettere in pratica quanto imparato, vanificare i suoi sforzi e i suoi piccoli sogni di gloria.
C’è chi trova nel ballo, in quei sorrisi, in quegli sguardi, in quel contatto, in quel calore, una valvola di sfogo, persino un riscatto personale o una via di fuga, dai problemi personali e familiari, dalla vita lavorativa frenetica; oppure cerca di ricostruire la propria vita dopo essere uscito da una relazione (il mio insegnante racconta che un sacco di gente si iscrive ai corsi o vi ritorna dopo essersi lasciata), o addirittura non ha molta fortuna con le donne e trova nel ballo l’unico modo possibile per avere con loro un “contatto”. Tu dama che rifiuti per semplice capriccio non sai cosa c’è dietro chi ti sta invitando, vi si può nascondere frustrazione, sofferenza, rabbia da scaricare, voglia di rivalsa; nel momento in cui tu gli dici “no” gli stai probabilmente impedendo di ritrovare la gioia di vivere e probabilmente stai ponendo una pietra tombale sul suo umore già instabile.
E poi c’è chi per ballare si fa letteralmente i chilometri (dato che solitamente i locali sono ubicati in luoghi sperduti di provincia), c’è chi si reca periodicamente anche a eventi fuori regione o addirittura in altre parti del paese, spendendo soldi di benzina, treno e perfino albergo, e lo fa perché crede in questo mondo, perché deluderlo e vanificare i suoi sbattimenti?
E non dimentichiamo un’altra cosa. Chi entra nel locale da ballo ha pagato un prezzo, seppur modesto. Entrare in un posto e pagare significa avere il diritto ad usufruire pienamente dell’offerta del locale. Nel nostro caso se io vado in un locale da ballo di coppia e pago l’ingresso è perché voglio ballare, mi deve essere garantito il diritto di ballare. Tu dama, con il tuo atteggiamento ostile, non solo stai infrangendo palesemente la destinazione del locale, ma mi stai soprattutto negando il diritto per cui ho pagato. Qualcuno dirà che il pagamento del prezzo serve a finanziare il servizio di animazione e ristorazione, i drink eccetera, ma se volevo bere e fare due chiacchiere andavo al bar, non in una sala da ballo.
Infine, tutte queste somme di rifiuti ogni serata, possono contribuire pian piano a far morire non solo un ballerino ma anche l’intero movimento. Un ballerino che dopo tutte le lezioni, i chilometri percorsi e i soldi spesi si ritrova in sala da ballo e passa gran parte del tempo in poltrona a causa dei continui rifiuti, la volta successiva potrebbe non essere più invogliato a tornarci né a continuare i corsi, e con lui chissà quanti altri che hanno avuto la stessa esperienza, col risultato che a lungo andare le sale si spopolerebbero e il movimento morirebbe.
E cosa si potrebbe fare per porre fine a questo fenomeno? Beh direi che un ruolo determinante potrebbero averlo gli insegnanti. Oltre a insegnare le figure e la tecnica dovrebbero insegnare anche l’educazione in pista, il comportamento, la galanteria, l’inclusione e l’empatia. Servirebbero poi norme più severe per l’utilizzo della sala da ballo, norme e addetti che garantiscano a chi ci entra di vivere serate positive e memorabili. Mi piacerebbe ad esempio che ci fossero dei commissari di pista o arbitri che garantiscano l’inclusione, pronti anche a espellere dalla sala chi mostra un atteggiamento ostile e non inclusivo. Sarei anche per la creazione di iniziative che coinvolgano attivamente tutti i partecipanti, ad esempio creando e mischiando delle coppie a sorte. Per chi invece desidera rifiatare un attimo si potrebbe creare un’apposita area break (così io cavaliere vedo che sei lì a riposo e non ti invito), ma quest’area andrebbe soggetta a restrizioni affinché la gente non se ne approfitti, ad esempio max 10 minuti ogni ora con accessi ben controllati.
Morale della favola: se vieni in una sala da ballo vieni e balli senza far scene, nel rispetto di chi ci crede, di chi vuole passare una bella serata, di chi vuole praticare e migliorarsi, di chi ci mette l’anima, SE NON VUOI BALLARE STAI A CASA!!!