Copertina di Manowar The Triumph Of Steel
Starblazer

• Voto:

Per fan del metal epico e vero true metal, appassionati di manowar, critici musicali, ascoltatori di heavy metal tecnico
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LA RECENSIONE

Premetto che sono un erorme fan dei Manowar, ma dopo aver ascoltato questo disco proprio non mi viene da dire HAIL TO THE KINGS.

"The Triumph Of Steel", complice la dipartita di Ross The Boss e Karl Logan a favore di David Shankle e Rhino risulta anzi il disco meno ispirato di tutta la gloriosa carriera di Joey, Eric & co. Si inizia con "Achilles, Agony And Ecstasy In Eight Parts": buon inizio, qualche sprazzo di classe qua e la, per il resto 28 minuti di noia e inutili tecnicismi (vedi "Armor Of The Gods" o, peggio ancora, "Desecration of Hector's Body"). Purtroppo le cose non migliorano con la seconda track ("Metal Warriors") che risente di un lavoro chitarristico decisamente sottotono. Il fatto che Eric Adams a metà del pezzo si metta a strillare come una casalinga disperata non migliora certo le cose. "Ride The Dragon" invece spacca abbastanza, anche se è doveroso sottolineare che tale pezzo è spudoratamente autoplagiato da "Black Wind, Fire And Steel". Finalmente si arriva a "Spirit Horse Of The Cherokee", dove i Nostri tirano fuori gli attributi per regalare al True Metal una canzone degna del loro nome: Eric Adams canta da Dio, supportato alla grande da un gruppo che sembra aver ritrovato i fasti di "Fighting The World" e "Kings Of Metal".

Ahime, terminata questa felice parentesi si sprofonda nel buio più totale con l'inqualificabile "Burning", dove viene davvero il sospetto che non sia Eric a cantare. Era dai tempi di "Black Arrows" che non si vedeva niente di così orripilante in un disco dei Manowar. Arriviamo dunque a "The Power Of Thy Sword" e "The Demon's Whip", che potrebbero essere degli autentici piece de resistance (la prima soprattutto) ma vengono penalizzati da un una durata eccessiva che ne annacqua la forza. Resta "Master Of The Wind", ballata più malinconica e mano barocca rispetto agli standard abituali dei nostri, che chiude in modo epico e sfumato un disco, figlio di un momento di crisi e di una formazione rimaneggiata che non rende giustizia a questi splendidi guerrieri del True Metal.

La crisi coinvolgerà in parte anche il successivo "Louder Than Hell", per poi dissolversi totalmente con" Warriors Of The World" e soprattutto con uno stupendo e wagneriano concept album "Gods Of War" (a breve la recensione). Capita anche ai migliori di sbagliare, per cui dico comunque HAIL TO THE KINGS

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Riassunto del Bot

The Triumph Of Steel è considerato da questo fan dei Manowar il disco meno ispirato della band, con momenti tediosi e tecnicismi eccessivi. Si salvano solo alcune tracce come "Spirit Horse Of The Cherokee" e la ballata di chiusura. Il cambio di formazione sembra aver influenzato negativamente la qualità complessiva, che comunque lascia aperta la speranza per i lavori successivi.

Tracce testi video

01   Achilles, Agony and Ecstasy in Eight Parts (28:38)

02   Metal Warriors (03:54)

04   Spirit Horse of the Cherokee (06:02)

06   The Power of Thy Sword (07:50)

07   The Demon's Whip (07:50)

Leggi il testo

08   Master of the Wind (05:27)

Manowar

Manowar è una band heavy metal statunitense formata nel 1980 ad Auburn (NY) da Joey DeMaio e Ross the Boss, con Eric Adams alla voce. Nota per liriche epiche/mitologiche, immaginario guerriero e inni da stadio, è considerata tra i nomi chiave dell’epic/power metal.
47 Recensioni

Altre recensioni

Di  James1

 Immaginatevi di trovarvi in una piana medievale... armato con una lunga spada d’oro forgiata dagli dei e da un’armatura invincibile... questo è Triumph Of Steel.

 Dovete Averlo se siete amanti del Genere per ascoltare almeno una volta The Power Of Thy Sword o Master Of The Wind... il voto è ovvio... 5.


Di  mayhem

 "Come dimenticare i 28 minuti e 30 secondi della meravigliosa suite 'Achilles agony and ecstasy in 8 Parts'?"

 "'Master Of The Wind': ogni sogno è lecito, crediamoci, ed andiamo avanti ad ogni costo."