Copertina di Marco Bellocchio Sbatti il mostro in prima pagina
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Per appassionati di cinema politico, studenti di storia e comunicazione, cultori della cultura italiana degli anni '70, spettatori interessati a tematiche socio-politiche
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LA RECENSIONE

Ignazio La Russa dal palco in un comizio a Milano di "Maggioranza Silenziosa", un comitato anticomunista al quale aderivano un'accozzaglia di genti: democristiani, liberali, addirittura monarchici; così, con riprese di un comizio dal vero, inizia il film di Marco Bellocchio che poi prosegue con immagini di guerriglia urbana mentre scorrono i titoli di testa, ed ancora si sofferma sul funerale di Feltrinelli...

Bizanti (Volontè) è il direttore de "Il Giornale", testata giornalistica padronale che utilizza le notizie a fini politici in un contesto socio-economico come quello di quell'Italia (siamo nel 1972, il vero quotidiano "Il Giornale" sarà fondato da Indro Montanelli nel 1974) dove anche i vari opposti estremismi di matrice politica avevano un peso fondamentale nelle scelte della politica parlamentare e costuituivano ambigui "aghi della bilancia" per il potere economico-borghese.

Il soggetto del film è di Sergio Donati che doveva anche dirigerlo, in secondo luogo subentrò Bellocchio che si fece aiutare nella sceneggiatura da Goffredo Fofi; in linea di massima il film forse soffre il fatto di non essere un soggetto originale di Bellocchio come invece era stato per i suoi primi film: "I pugni in tasca" e "La Cina è vicina", sicuramente più brillanti ed originali dal punto di vista estetico e autoriale.

A spostare tutto su un piano diverso è l'interpretazione di Volontè, che riesce a dare un tono al film, è il collante che tiene uniti i diversi livelli: il giornalismo di parte e politico, la politica in genere, il sociale etc. in un contesto ben definito.

Distanziandomi dalle riflessioni più comuni e comunque valide e corrette fatte da altri sul film in questione, vorrei soffermarmi su un particolare secondario, ma che riveste a mio modo di vedere una fondamentale importanza per capire l'Italia di allora e quella di oggi.  

Riprendo in mano gli scritti di Pasolini del periodo e mi riguardo le prime immagini del film, dove La Russa sbraita al comizio; i suoi capelli sono lunghi così come la sua barba, a vederlo in un centro sociale con alcuni compagni si sarebbe potuto scambiarlo per uno di sinistra nel contesto di allora; sono in queste immagini (per me allucinanti guardandole a posteriori) che finalmente vediamo sul nascere quello che Pasolini identificava come omologazione culturale e cambiamento antropologico (nei modi, ma perfino nei lineamenti del volto) degli italiani; mentre solo pochi anni prima si poteva riconoscere e distinguere un giovane fascista da un giovane comunista solo guardandoli, ora (nel 1972) non si può più, ed oggi (nel 2011) è totalmente assurdo; non esiste più nemmeno il concetto di destra e sinistra, il tutto è un unico monolite politico omologato democraticamente e solo formalmente opposto; in quelle prime immagini che sanno di rivelazione per me risiede in buona parte la grandezza di questo film.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza il film 'Sbatti il mostro in prima pagina' di Marco Bellocchio, sottolineandone l'importanza come ritratto del giornalismo politico e del contesto italiano degli anni '70. Pur riconoscendo alcune limitazioni nella sceneggiatura non originale, il critico valorizza la potente interpretazione di Gian Maria Volontè. Il film diventa uno strumento per riflettere sull'evoluzione culturale e politica dell'Italia, evidenziando un'omologazione che ha cancellato le distinzioni ideologiche di un tempo.

Marco Bellocchio

Marco Bellocchio (nato nel 1939 a Bobbio, Piacenza) è un regista e sceneggiatore italiano. Esordisce con I pugni in tasca (1965) imponendosi come voce centrale del cinema d’autore. Ha indagato famiglia, Chiesa, potere, terrorismo e mafia in opere come Sbatti il mostro in prima pagina, L’ora di religione, Buongiorno, notte, Il traditore, Esterno notte e Rapito.
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