Copertina di Marco Castelli Stato Brado
alfo

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Per appassionati di swing, jazz e musica italiana vintage; amanti delle storie musicali coinvolgenti e dei suoni tradizionali con un tocco moderno.
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LA RECENSIONE

Innanzitutto, fissiamo un codice: direi Swing, direi Boogie, un po' di funky e cose così.

Poi, indichiamo delle fonti; non che servano stampelle: le indichiamo per chiarezza, più che altro; e allora direi Conte e prima Buscaglione.

Abbiamo così già scritto il necessario per lasciar intuire quest'ultimo di Marco Castelli, che mi piace sin dal titolo: "Stato brado".

E' un disco, il suo terzo, che naviga alto, viaggia veloce, non si perde mai.

Lo vidi suonare una volta dal vivo, qui, dalle mie parti (lui è di Fino Mornasco). Mi convinse, ci parlai, lo intervistai. Poi basta, rimase in qualche antro, una di quelle belle serate di giugno: aria leggera, il verde prato, cielo azzurro sulla linea del tramonto, blu intenso nella volta. Musica che intreccia swing, blues, e vecchi ventagli jazz; robe da New Orleans, insomma.

Per un paio d'anni basta. Un ricordo nel database e niente più.

Da pochi giorni lo ritrovo, lo rincontro nei suoi luoghi, a Cantù, lo rincontro sotto forma rotonda di disco.

Metto su e ci sento dentro un sacco di cose, rimandi, atmosfere, e nessuno di questi. Sento Conte, con quel gusto del pronunciare, con quel suo dire un po' spartano e facile all'evocazione, e, ancora prima, sento Buscaglione, la sua verve, la farsa, le atmosfere gravide di conseguenze. Arbore, perché no. Ma inevitabilmente, ancor più a monte, si sentono Basie e Ellington, la vecchia scuola degli swinger italiani, i ritmi di danze popolari. E poi altro, tanto altro: tutto splendidamente ricondotto sotto uno stile unico: il suo.

E poi le storie di Castelli, vignette che rendono con poche parole il complesso vivere: ben delineate e un po' strampalate, un po' alla Benni, se vi pare.

Non può non far battere il piede, non può non muovere il cuore: il disco suona maturo, senza disagi: io ci sento grande intesa, il gusto di suonare di musicisti leggeri e preparati, storie che sono piccole letterature laterali.

Dalle umide e grigie terre canturine, metamorfosi musicali, fughe in esotismi di vario spessore, sembrano allargare all'ascoltatore tante porte, vie d'uscita, piacevoli strade che volano via.

Vale l'ascolto.

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Riassunto del Bot

Il terzo album di Marco Castelli, 'Stato Brado', è una raffinata miscela di swing, boogie e jazz con influenze da Buscaglione, Conte e Arbore. L'album trasporta l'ascoltatore in atmosfere dense di storia e sentimento, grazie a musicisti talentuosi e testi ricchi di piccole storie di vita. Il disco è maturo, coinvolgente e capace di far battere il piede e muovere il cuore, offrendo una fuga piacevole e suggestiva nelle melodie tradizionali italiane ed esotiche.

Marco Castelli

Musicista italiano originario di Fino Mornasco/Cantù; autore di Stato Brado (il suo terzo album, citato nella recensione su DeBaser). Stile influenzato da swing, boogie, jazz e blues.
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