Copertina di Marco Parente [neve] Ridens
coma90

• Voto:

Per amanti del cantautorato italiano, appassionati di musica alternativa e testi profondi ed evocativi
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LA RECENSIONE

Questa è veramente una nevicata: le parole ti si appoggiano sulla pelle e anche se sembrano sciogliersi subito lasciano bagnati e freddi... e non è poi così facile asciugarsi.

Sono parole crude, pungenti, ironiche, strazianti anche se sussurrate e come in tutte le nevicate i tuoni sono sempre dietro l'angolo e inaspettati come in "Amore Cattivo" e rari sono gli spiragli di luce.

Questa nevicata è fatta di tante cose: è fatta di testi criptici ("non so se è la neve che è fuori o il cotone che ho dentro"), è fatta di jazz ("ascensore inferno piano terra"), è fatta di tante chitarre acustiche, è fatta col ricordo dei cantautori italiani, di grida e di sussurri che si mescolano ("Amore Cattivo"), di silenzi quantomai pieni, di inadeguatezza e di amore, "amore ridens" in un certo senso.

Sì, "amore ridens", infatti in questa nevicata tutto sembra avere sul volto uno strano ghigno, un ghigno spietato, infido, questa è una nevicata che di certo non tranquillizza gli animi.

 

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Riassunto del Bot

La recensione descrive l'album [neve] Ridens di Marco Parente come una 'nevicata' di parole crude, ironiche e strazianti, con un'atmosfera fredda e inquietante. Il lavoro si caratterizza per testi enigmatici e un mix musicale che richiama il jazz e il cantautorato italiano, invitando a riflettere su emozioni complesse come inadeguatezza e amore.

Tracce

01   Neve Ridens (00:00)

Marco Parente

Cantautore italiano, in passato batterista con C.S.I. e Andrea Chimenti. Esordisce da solista nel 1997 con “Eppur non basta”, prosegue con “Testa, Dì Cuore”, “TrasParente” e “Neve Ridens”. Alterna concerti essenziali a progetti ibridi come “Il rumore dei libri”; ha duettato con Carmen Consoli e Cristina Donà.
09 Recensioni

Altre recensioni

Di  vonhesse

 Finalmente sento qualcosa di interessante, sonorità relativamente nuove per il panorama italiano.

 A gente come Marco io mi inchino e alzo tanto di cappello: quasi un capolavoro!