Martin Brest
Beverly Hills Cop

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Quarant’anni di cinema, trentasette film all’attivo, cinque dischi pubblicati, dieci figli, una risata che è tutta un programma, un Golden Globe per Dreamgirls e uno alla Carriera fresco di assegnazione.Edward Regan Murphy, per gli amici “Eddie”, ha iniziato la sua carriera tramite una gavetta dorata, infiammando il palinsesto del “Saturday Night Live” appena congedatosi, fresco di diploma, dalla Roosvelt High School. E un esordio non da poco, dato che, ad oggi, il programma ha inserito Murphy nella Hall of Fame come miglior artista di sempre, a pari merito con Bill Murray.

È difficile stilare una classifica dei migliori film di Eddie Murphy, sicuramente i più divertenti e avvincenti si possono collocare nei due decenni di maggior successo dell’attore (anni Ottanta e Novanta), anche se gli ultimi vent’anni del nuovo millennio non hanno deluso affatto. Non a caso nel 2007 è arrivato il primo Golden Globe come attore non protagonista per l’interpretazione del suo James "Jimmy" Thunder Early in “Dreamgirls”.

“48 Ore”, “Ancora 48 Ore”, con un micidiale Nick Nolte, “Il bambino d’oro (The Golden Child)“, “Una poltrona per Due”(Trading Places) con Dan Aykroyd,“Il principe cerca moglie (Coming to America)”,“Il professore Matto (The Nutty Professor)” con Jada Pinkett Smith, sono solo alcuni dei titoli più iconici di una filmografia incredibile. E tra questi abbiamo nientemeno che la trilogia di “Beverly Hills Cop” – Un piedipiatti a Beverly Hills”

Ritengo che il primo dei tre film sia il più riuscito, infatti nel 1984 fu un successo enorme.Secondo soltanto al primo “Ghostbusters – Acchiappafantasmi” di Ivan Reitman, fece letteralmente arricchire Jerry Bruckheimer e Don Simpson, i produttori. Bruckheimer, peraltro, non avrebbe più visto un incasso simile per quasi vent’anni.

Tutto ciò che ha preceduto le riprese di Beverly Hills Cop è storia del cinema. Inizialmente, il ruolo di protagonista era previsto dovesse essere assegnato a Mickey Rourke, che mollò il progetto perché spazientito dai lunghi tempi di realizzazione. Accettò un altro film e arrivederci e grazie. Poi si pensò all’uomo del momento, Sylvester “Sly” Stallone, che accettò con entusiasmo ma con la pretesa di mettere le mani e il becco sullo script originale. In ciò che aveva letto aveva trovato poca azione (per i suoi gusti) e molta poca italianità (anche per il profilo da latin lover). Decise che il protagonista avrebbe dovuto avere una storia d’amore e un nome italiano: Cobretti (ricorda nulla?) I produttori non gradirono l’audacia di Stallone e rispedirono al mittente Cobretti e il nuovo script, che venne “riciclato” per la realizzazione del suo “Cobra”, che sarebbe uscito due anni dopo.

Eddie fu ingaggiato a due settimane dall’inizio delle riprese e il suo Axel Foley divenne il protagonista del film.

La storia la conosciamo tutti. L’intraprendente giovane detective di Detroit Axel Foley vuole fare luce sull’omicidio dell’amico d’infanzia Mike Tandino (non proprio un santo), che si porta dietro parecchie ombre e interrogativi. Da buon cane sciolto per natura, il vivace Axel fa di tutto per arrivare alla verità, fregandosene del protocollo e creando casini al suo capo e all’intero Distretto. Dopo aver rischiato il licenziamento, si prende una settimana libera, che tutto sarà meno che un periodo di riposo. Destinazione Los Angeles, Beverly Hills, nel dettaglio, seguendo una soffiata e il suo fiuto.

Da qui in poi il delirio. Azione e comicità allo stato puro, proiettili e risate in quantità. E dato che “tre è il numero perfetto”, Axel combatterà prima e si alleerà poi con due incravattati poliziotti dei quartieri alti: il Sergente John Taggart, prossimo alla pensione ma non per questo poco agguerrito e il detective William "Billy" Rosewood, suo vice spilungone e un po’ svampito. Il duo ne combinerà di tutti i colori per aiutare Foley nelle sue indagini, in barba alle regolee alle ammonizioni dei superiori. Copia e incolla.

Ci sono gag e consequenziali battute diventate memorabili. Con o senza doppiaggio. Quest’ultimo assolutamente privilegiato per il nostro paese, grazie alla voce dell’indimenticabile e mai dimenticato Tonino Accolla, che ha prestato l’ugola a tanti attori d’oltreoceano, tra i quali Tom Hanks, Jim Carrey, Billy Crystal, Wesley Snipes, per dirne alcuni. Nonché il mitico Homer Simpson, che ai giorni nostri non è più quello di una volta, purtroppo. Chi ha ascoltato la voce originale di Eddie Murphy, però, sarà rimasto in parte deluso. Non tanto per la qualità della recitazione, che non si discute, ma per un importante particolare, suo segno distintivo indiscusso: la risata.

Ogni qualvolta abbiamo sentito quella maledetta risata, attraverso la voce di Tonino, non ha fatto altro che provocarne una nostra. Un’emulazione involontaria a mo’ di contagio.E questo indipendentemente dalla battuta e dal contesto. A differenza della “nostra”, la risata originale sembra un raglio d’asino, una sorta di singhiozzo prima del soffocamento. Grazie al lavoro di Accolla, insieme a tante sue soluzioni molto vivaci, quel rantolo ha ottenuto una nuova identità, un suono dal carattere totalmente differente e indiscutibilmente esilarante. E non è poco, direi. Un merito o un affronto all’originale? Fate voi, credo la risposta sia una soltanto.

Il primo capitolo della saga ha avuto un successo enorme, tanto da aver detenuto il record di incassi per tutto l’anno d’uscita, il 1984. Axel Foley è stato inserito nella classifica dei cento personaggi cinematografici di tutti i tempi e ad oggi è una vera e propria icona. Come la Theme Song, composta da Harold Faltermeyer, che fa parte dei motivi musicali cinematografici più famosi e che nel 1985 ha scalato la classifica Billboard americana.

L’esilarante epilogo del film non riconduce direttamente al secondo capitolo, negandoci di fatto una sbirciata ai fatti che porterebbero al nuovo primo ciak. Il finale resta comunque aperto ma non si fa alcun riferimento agli eventi che faranno da filo conduttore in futuro. Beverly Hills Cop 2 ha avuto a sua volta grande successo, cosa non occorsa al terzo film, che ha in parte deluso.

Dopo un periodo di valutazione, nel 2019 la Paramount Picture ha confermato l’imminente inizio dei lavori per il quarto capitolo, che nell’aprile dell’anno scorso è stato affidato al regista Mark Molloy.

Beverly Hills Cop ha ispirato un famoso ed esilarante lungometraggio comico nostrano con Renato Pozzetto ed Enrico Montesano, “Piedipiatti”, che con il fratello maggiore americano condivide buona parte della trama e delle idee.

Aspettando il quarto film, che uscirà non si sa quando su Netflix, dovremo per forza andare a ripassare, per non farci trovare impreparati e disarmati. E per evitare una banana nel nostro tubo di scappamento.

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