Copertina di Mauro Bolognini Metello
MosMaiorum84

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Per appassionati di cinema italiano, amanti dei film storici e sociali, cultori di pratolini, chi apprezza morricone.
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LA RECENSIONE

"Metello", opera letteraria di Vasco Pratolini, non è certo associabile ai grandi capolavori di autori a lui coevi; Fenoglio, Calvino e così via: tutta gente che potenzialmente dà una spanna a Pratolini. Eppure, proprio - forse - perché Pratolini non parlò dell'esperienza partigiana e bellica bensì di quello che accadde nel periodo Sinistra storico/Governo Giolitti II, "Metello" rimane una delle facce più affascinanti della storia del nostro Paese. Le stesse armosfere che sopravvivono nelle mostre sui Macchiaioli o, per i più canuti, nel ricordo delle storie raccontate dai nonni.

Ma qua non si parla del libro: si parla del film. Partiamo dal presupposto che il cast è veramente buono e promettente: Ottavia Piccolo vinse numerosi premi per questa pellicola, così come fu grande il successo del suo "partner", niente meno che Massimo Ranieri. Forse un volto un po' troppo mainstream per rappresentare un personaggio come Metello, ma è da togliersi il cappello la professionalità con cui il cantante si dedica alla parlata toscana, indispensabile per ricreare l'atmosfera di questa storia ambientata a Firenze.

È infatti la storia di un giovane muratore che divide la sua vita tra lotte politiche e vita familiare (in senso lato..). La ricostruzione che il libro fa rispetto alle sfaccettature politiche nello spettro rosso di quegli anni è meticolosa e affascinante; sopravvive, purtroppo, solo in parte nel film. In generale, su questo e altri aspetti che vedremo tra poco, il film si rivela molto riduttivo e meno carico di pathos. Senza voler fare spoiler eccessivo, comunque, tratteggiamo brevemente la trama spiegando che Metello sposa Ersilia ma cade nella tentazione della bella vicina Ida, il tutto nei giorni di un importante sciopero generale. Così, tra tormenti amorosi, dichiarazioni di forza e indipendenza, vacillamenti, litigi e vita un po' di strada, lo sciopero non va avanti nel migliore nei modi e la vittoria finale ha un prezzo caro.

La trama è costruita in maniera fedele e a un'analisi attenta ricostruisce tutti - o quasi - i messaggi che volevano essere trasmessi con il libro. Quel sottile filo che univa anarchici e socialisti è reso bene, così come è ben raccontata la storia di un'epoca politica in cui Marx era semisconosciuto. Metello crede nell'ideale, ma giura alla moglie che non ci dedicherà mai più per non turbare la quiete familiare. Eppure, nell'animo di un operaio la cui ragione mette la famiglia prima della giustizia morale e sociale, si smuove qualcosa: nemmeno lui ci crede alla promessa.

Il fatto è che il film non rende il pathos del libro. La storia dello sciopero, per esempio, nel libro è qualcosa di magniloquente, dove gli animi di semplici operai sono trascinati in alto, verso una storia carica, che ti lascia col fiato sospeso circa come andrà a finire lo sciopero. Tutto ciò nel film c'è poco. Non vuol dire che sia un brutto film, anche se alcune scelte di fotografia potrebbero essere criticate (nonostante altreo, cone le vedute di Firenze, siani molto belle).

A impreziosire il film (che ripeto, cala rispetto al libro ma rimane un film bello e importante) è la colonna sonora di Ennio Morricone, che inserisce alcuni motivi veramente validi che accompagnano scene altrimenti piuttosto noiose.

Direi di consigliare questo film agli appassionati di questi temi, gli altri possono passare. Voto: 75/100.

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Riassunto del Bot

Il film Metello di Mauro Bolognini, tratto dal romanzo di Pratolini, offre ottime interpretazioni di Ranieri e Piccolo e una ricostruzione storica suggestiva. Tuttavia, perde molto del pathos e della profondità del libro, soprattutto nei momenti più drammatici. La colonna sonora di Morricone impreziosisce la pellicola, compensando alcune scelte visive discutibili. Consigliato agli appassionati di cinema storico-sociale.

Mauro Bolognini

Mauro Bolognini (1922–2001) è stato un regista e sceneggiatore italiano, noto per eleganti adattamenti letterari e ritratti del costume novecentesco. Tra i suoi film più celebri: Il bell’Antonio (1960) e Metello (1970).
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