Copertina di Michael Jackson Blood On The Dancefloor
Totisque

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Per fan di michael jackson, appassionati di musica pop e dance, critici musicali, cultori degli anni '90, ascoltatori interessati a recensioni oneste e critiche
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LA RECENSIONE

Da piccolo, idealizzando la figura di Peter Pan, ho sempre avuto un debole per l'arte di Michael Jackson. Il vederlo ballare, scomparire tra le stelle cadenti dai suoi guanti luccicanti, il vederlo cantare con rabbia e con grinta, beh... Mi affascinavano. "Moonwalker" era un classico da ballare per romperci le gambe, io e la mia amica. Ma poi, crescendo, ho iniziato ad apprezzarlo sempre meno, sempre meno. Ma non per la sua vita privata e sessuale, no. Ma per quel suo conformizzarsi, musicalmente parlando, alla sua stessa musica, divendendo vittima di sè stesso. Poi, che volesse o meno dare adito alle voci sulle sue presunte "manie", beh, quello è un altro paio di maniche: rientra nel marketing.

Blood on the dancefloor fa parte della parabola discendente di un ragazzo multicolore e multiforme, senza un'identità sua o con forse un carattere troppo fragile. Un ragazzo che ha fatto del patetismo, ultimamente, la sua ragione di vita. Quest'album ha un unico aggettivo per essere definito: inutile. Volendo anche patetico. E perchè no, PACCHIANO.

Non una tracca, dico, UNA, si salva: la title track è davvero scialba, e i successivi 4 brani richiedono un grande sacrificio, da parte dell'ascoltatore, per essere digeriti: un mix di techno-pop-dance obbrobrioso. Forse il migliore (tra i peggiori) è "Is it scary". Poi il buio. Il nulla. La dimenticanza.
Il resto del cd, infatti, e dico sul serio, dalla traccia 6 in poi, è basato su vari remix di successi più o meno recenti del cantante di Gary. Naturalmente, i suddetti remix farebbero un figurone nelle discoteche tamarre delle peggiori borgate. Ce n'è per tutti i gusti: si va da "Scream" alla originariamente bella "Earth song" sino ad arrivare addirittura all'ultimo più grande successo, "You are not alone". Che perde tutta la sua melodia e la sua dolcezza per fare spazio a campionamenti elettronici di primordine. Eh si, un gran lavoro.

Mi piacerebbe dire "sbiadito", sarebbe un complimento. Invece è proprio buio, nero, come il colore naturale di Michael, come il colore che lui ha rinnegato ma che osa difendere in pubblico, come il colore di artisti immortali del calibro di Ray Charles e di James Brown. Come il colore di chi ha una voce potente come Aretha Franklin.
Michael, da piccolo, aveva una gran bella voce da "nero", che prometteva molto bene. A distanza di anni l'intonazione è rimasta, ma la voce no.
Insomma, il colore nero condiziona il presente e il recente passato di Jackson. Avesse avuto la pelle scura, a quest'ora avrebbe sicuramente brillato di più nel buio che lo circonda.

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Riassunto del Bot

La recensione critica evidenzia come Blood On The Dancefloor rappresenti una fase discendente nella carriera di Michael Jackson, definendo l'album inutilmente pacchiano e poco ispirato. Nessun brano si salva dalla critica, e i remix appaiono adatti solo a contesti tamarri. L'autore esprime un disincanto profondo verso un'artista che ha perso la sua voce e originalità.

Tracce testi

01   Blood On The DanceFloor (00:00)

06   Scream Louder "Flyte time remix" (00:00)

07   Money "Fire Island Radio Edit" (00:00)

08   2 Bad "Refugee Camp Mix" (00:00)

09   Stranger In Moscow "Tee's In House Club Mix" (00:00)

10   This Time Around "D.M. Radio Mix" (00:00)

11   Earth Song "Hani's Club Experience" (00:00)

12   You Are Not Alone "Classic Club Mix" (00:00)

13   History "Tony Moran's History Lesson" (00:00)

Michael Jackson

Michael Jackson (1958–2009) è stato un cantante, ballerino, autore, produttore e performer statunitense. Conosciuto come il King of Pop, ha rivoluzionato la musica pop, il videoclip, la danza e la cultura di massa. È considerato uno degli artisti più influenti di tutti i tempi e ‘Thriller’ resta l’album più venduto della storia.
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